L’AQUILA – “Il Masterplan per il sud è solo fumo negli occhi, solo vecchi fondi europei, non utilizzati, ridotti e ora ripresentati come fossero nuovi”.
Parola del pugnace consigliere di opposizione del Comune dell’Aquila Giorgio De Matteis, L’Aquila città aperta, ex vicepresidente del consiglio regionale, che interviene a tre giorni dalla firma a L’Aquila da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi in calce all’elenco delle 77 opere pubbliche in tutto l’Abruzzo che saranno finanziate con 1,5 miliardi di euro nei prossimi anni.
“Tutta o quasi aria fritta”, spiega però De Matteis, sventolando un’inchiesta del quotidiano la Stampa a firma del giornalista Giuseppe Salvaggiulo, secondo il quale i 38 miliardi che vanno oggi a finanziare il Masterplan per il Sud in realtà sono ciò che resta il Fondo europeo di Sviluppo e Coesione, che ai tempi ammontava a 58 miliardi, che andavano utilizzati già ne 2014. I 17 miliardi mancanti, spiega Salvaggiulo, “sono stati prelevati dal governo Renzi come un bancomat per le più diverse esigenze dalla banda larga al piano per la ricerca ai beni culturali, per i quali il criterio di distribuzione geografica è stato capovolto: al Sud solo il 27 per cento”, invece dell’80 per cento previsto dai criteri di utilizzo del Fondo dio sviluppo e coesione.
“E non è tutto – aggiunge De Matteis – Andrea Del Monaco, consulente del governo di Romano Prodi, ha confermato che per una quota prevalente, tra il 71 per cento e il 75 per cento, si tratta di soldi già stanziati dai governi precedenti, non nuovi. Ed anche buona parte dei progetti e infrastrutture finanziate non sono certo una novità, per l’Abruzzo basti citare la superstrada L’Aquila-Amatrice, dove sono stati realizzati grazie al centrodestra in Regine già due lotti, o la Teramo mare, di cui manca solo l’ultimo lotto”.
“La verità è che – conclude De Matteis – è che il Masterplan è solo una patetica operazione di propaganda, una bufala non a caso lanciata a ridosso delle elezioni amministrative. E per quanto riguarda l’Abruzzo scorrendo l’elenco buona parte delle opere non è nemmeno alla fase progettuale, dunque non mi stupirebbe che il governo Renzi darà la colpa a Comuni e Regioni per i ritardi che il Masterplan accumulerà nella sua fase esecutiva, trovando al scusa per riprendersi soldi con un gioco delle tre carte”.





