L’AQUILA – Il Consiglio di Stato, con ordinanza 02449/2023, pubblicata ieri, ha rigettato la richiesta di sospensiva del Comune dell’Aquila condividendo, ad un primo esame, i rilievi del Tar e confermando le gravi irregolarità delle nomine: in attesa del giudizio di merito, gli atti impugnati relativi alla nomina del comandante della Polizia Locale rimangono affetti da vizio di legittimità e pertanto annullati.
A renderlo noto la Fp Cgil, rappresentata dall’avvocato Carlo de Marchis, che si è costituita ad opponendum alla ricezione del ricorso e a sostegno del ricorrente e della Regione Abruzzo.
In particolare, il Tar con sentenza 192/2023, aveva decretato l’illegittimità della nomina, effettuata dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, del dirigente dell’avvocatura comunale, Domenico de Nardis a dirigente ad interim della Polizia Municipale.
Il Tar nelle sue argomentazioni ribadiva che il ruolo del Comandante della Polizia Locale può essere attribuito solo a personale inquadrato nei ruoli della polizia locale e che gli addetti al corpo, o al servizio di polizia locale, non possono essere destinati a compiti o mansioni diversi da quelli propri indicati dalla normativa vigente di cui alla l. 65/86 e alla l.r. 42/2013.
A quel punto il Comune dell’Aquila fece ricorso in appello al Consiglio di Stato contro, non solo il ricorrente, ma anche la Regione Abruzzo in persona del governatore “una sorta di Biondi Vs Marsilio, per l’annullamento previa sospensione della sentenza Tar Abruzzo”, sottolinea la Fp Cgil che coglie l’occasione “per ringraziare l’avvocato Carlo de Marchis e l’Ufficio Vertenze della Cgil dell’Aquila per il prezioso lavoro svolto nel breve tempo concesso”.
Sul tema sono intervenuti anche i consiglieri di opposizione al Comune dell’Aquila: “Una brutta giornata per il sindaco Biondi che ha incassato due ‘ceffoni istituzionali’. Il primo dal Garante della Privacy sulla questione dell’attacco hacker alla Asl aquilana, il secondo dal Consiglio di Stato sulla questione del comandante della polizia locale”, sottolineano in una nota Gianni Padovani (99 L’Aquila), Paolo Romano (L’Aquila Nuova), Enrico Verini (Azione), Simona Giannangeli (L’Aquila Coraggiosa), Lorenzo Rotellini (L’Aquila Coraggiosa), Stefania Pezzopane (PD), Stefano Albano (PD), Stefano Palumbo (PD), Emanuela Iorio (Passo Possibile), Elia Serpetti (Passo Possibile), Alessandro Tomassoni (Passo Possibile), Massimo Scimia (Passo Possibile).
“Salute e sicurezza, due capisaldi della comunità che il primo cittadino ha annientato per questioni di bandiera. Sulla questione della Polizia locale le nostre perplessità iniziano dal 2020! Già da tre anni – ricordano -, in ogni luogo deputato alla discussione, abbiamo sollevato il dubbio che il ruolo di comandante della polizia municipale non potesse essere affidato ad altri dirigenti del Comune, come ben specificato dalla Legge regionale. Il segretario generale, garante della macchina amministrativa dell’Ente, è arrivato a dichiarare che fosse sbagliata l’interpretazione che davamo della legge!”.
“Le strade per risolvere la questione ci sono, sono individuate dalla stessa normativa regionale e sarebbe possibile pure costituire un ‘Corpo di Polizia Locale del Comprensorio Aquilano’ in forma associata. La legge lo permette, molti comuni in tutta Italia lo fanno con evidenti vantaggi di economie di scala; questa soluzione permetterebbe di superare vincoli organici, perché un solo dirigente sarebbe al servizio di una pluralità di Comuni. Una convenzione di tale natura avrebbe un enorme significato politico per L’Aquila, città guida di un vasto comprensorio, rafforzando la sicurezza e migliorando i servizi forniti dal Capoluogo all’intero territorio. Insomma, le soluzioni ci sono, manca la volontà politica. Ad oggi, il risultato della scomposta azione politica dell’Amministrazione e dei suoi ‘tecnici’ è che il Consiglio di Stato bacchetta il Comune e che la Polizia municipale, già fortemente carente di organico, non ha neanche la figura del comandante”.
Sull’attacco hacker: “Avevamo invitato il sindaco alla cautela, evitando dichiarazioni politiche a sostegno dell’indifendibile dirigenza della Asl e del presidente della Regione Marsilio. Ma ha preferito come sempre la difesa della bandiera di partito al ruolo istituzionale, e si è lasciato andare a colorite difese d’ufficio, assai poco prudenti, quando a proposito dell’incredibile e protratto silenzio di Regione e Asl sui dati rubati, ha parlato di ‘giustificato riserbo’. Ora i fatti ci danno ragione”.
“Il Garante nazionale della Privacy ha bacchettato la Asl e la Regione: il ‘giustificato riserbo’ di Biondi non esiste nella normativa e la Regione era tenuta, tramite la Asl, a comunicare con tutti i cittadini coinvolti, indicando i modi per tutelare il loro diritto alla privacy e le modalità di erogazione delle prestazioni richieste. Come avevamo ricordato al Sindaco, ricevendo in cambio solo reprimende, la legge è chiara: tutte le persone coinvolte avevano diritto a una spiegazione e a comunicazioni ufficiali del ripristino delle tutele. Povero sindaco, purtroppo per noi aquilani non ne azzecca una…”, concludono i consiglieri di centrosinistra.






