PESCARA – “Bisogna portare avanti con gli studenti un processo di ‘sbullonamento’ del bullo e presentarlo per quello che è nella sua debolezza, precarietà e poca intelligenza”.
La dirigente scolastica degli istituti comprensivi 4 e 10 di Pescara Roberta Della Ragione, è da anni in prima linea insieme agli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado che dirige, in una campagna sensibilizzazione al bullismo che educa i ragazzi giorno dopo giorno “al senso di responsabilità e al rispetto di se stessi e degli altri”.
“Il bullismo e il cyber bullismo si prevengono a casa e a scuola – spiega la dirigente – Solo partendo dalle istituzioni si può arginare un fenomeno così dilagante. Fondamentale in questo processo è la non accondiscendenza dei genitori a certi comportamenti sbagliati dei figli”.
Lo scorso 18 marzo la giovane studentessa Carlotta Ludovica Saluzzi della scuola media ‘Giovanni Pascoli’ dell’istituto comprensivo 4 ha vinto il premio nazionale Rotary “Legalità e cultura dell’etica 2014 2015”, proprio con una sua poesia sul bullismo.
Tante le iniziative messe in campo dalla scuola, ma secondo la Della Ragione “c’è scarsa partecipazione dei genitori a queste cose quando li coinvolgono in prima persona. Abbiamo organizzato vari progetti di sensibilizzazione al bullismo ai quali hanno partecipato pochissimi genitori e questo è un grande neo: la scuola fa tanto, ma tra le famiglie spesso non troviamo riscontri”.
Quello del Rotary tuttavia non è l’unico premio ricevuto dall’Istituto: lo scorso anno, infatti, un’intera classe ha vinto il primo premio nazionale Falcone Borsellino sulla legalità.
“Per questo premio di eccellenza abbiamo avuto anche un riconoscimento dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – spiega – per l’impegno della scuola sulla cultura della legalità. Si tratta di un processo di riconoscimento per un’attività che svolgiamo ogni giorno, non solo in classe”.
Secondo la Della ragione “la cultura della legalità dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole all’interno della stessa offerta formativa”.
“Solo così si può costruire una coscienza vera nei ragazzi – prosegue – Il bullismo nelle nostre scuole viene punito molto severamente, anche se non abbiamo mai avuto casi seri, ma solo piccoli segnali ed episodi. Quello che facciamo per prevenire il fenomeno è sviluppare il senso di responsabilità nei ragazzi, dallo studio al comportamento”.
Non solo, i giovani vengono educati al rispetto dell’altro, “del ragazzino extracomunitario, ma anche del vicino di banco”.
Il bullo secondo la Della Ragione, “non nasce in classe, ma viene da lontano: l’origine va ricercata nella sua formazione familiare, nel contesto sociale in cui il bimbo è cresciuto e nelle maglie precarie della sua affettività sofferente e soffocata. Il bullo molto spesso è un ragazzino che è stato lasciato solo a vedere la tv e giocare con un pc, che ha giocato poco con i genitori. È un bimbo che non è stato rimproverato, ma difeso quando avrebbe dovuto essere ripreso”.
“Tutti noi docenti dobbiamo essere impegnati in prima linea ogni giorno per cercare di arginare questo problema – afferma la docente di Lettere Franca Berardi della scuola secondaria di primo grado ‘Pascoli’ – Purtroppo rispetto agli anni passati i bulli oggi hanno a disposizione degli strumenti di violenza nuovi che alimentano il fenomeno del cyber bullismo , cioè cellulari e tablet”.
“I ragazzi oggi sono bravi con i social network e questa è un’aggravante che complica una situazione già difficile – sottolinea – C’è un uso esagerato di questi dispositivi e noi consigliamo spesso ai genitori di regalare ai figli cellulari che possano solo chiamare, soprattutto in giovane età, e che non abbiano un collegamento a internet”.
“Nelle mie lezioni, quando si parla di dipendenze sono solita paragonare la dipendenza dal telefonino a quella dalla droga – precisa – Il principio se ci si sofferma un attimo a pensare, è esattamente lo stesso”.
“Un suggerimento che vorrei dare da insegnante e da mamma è quello di limitare il più possibile l’uso di internet ai ragazzi o di consentirlo solo in casa, quando possono essere monitorati e seguiti da un adulto”, conclude.






