L’AQUILA – Sono arrivati l’altro ieri a tarda sera a Pizzoli, comune a pochi chilometri dall’Aquila, 12 migranti che vanno ad aggiungersi ai 70 già presenti nelle strutture gestite dalle associazioni che hanno fatto richiesta.
I migranti, tutti uomini, facevano parte di un gruppo di 29 persone composto in maggioranza da donne e bambini, dirottati su Bologna in strutture in grado di accoglierli.
In tutto, per il comune di Pizzoli la ‘capienza’ totale era per 106 richiedenti asilo, da dividere per tre distinte associazioni, suddivisi in gruppi da 16, 40 e 50 per ciascuna associazione.
“La situazione è assolutamente sotto controllo – spiega ad AbruzzoWeb il sindaco di Pizzoli, Gianni Anastasio – la nostra amministrazione sta predisponendo la convenzione con l’ultima delle tre associazioni sul campo”.
La convenzione con la Prefettura è a tempo determinato e scadrà il 31 dicembre di quest’anno, ma non è escluso il rischio di proroghe.
“Ci fermeremo a 106 – precisa Anastasio – per poi muoverci con il progetto Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) per ospitare 15-16 migranti. Il progetto è stato presentato al ministero dell’Interno, abbiamo individuato un’associazione privata con determinate caratteristiche attraverso un bando, c’è solo da aspettare l’approvazione da parte del ministero. Una volta approvato, il progetto, che è di secondo livello e che prevede l’accoglienza di 8-16 migranti, sarà incompatibile con l’attuale modello di accoglienza, in pratica i due saranno incompatibili, quindi i migranti già presenti saranno destinati altrove e non saranno sostituiti. Resteranno soltanto gli 8 o i 16 dello Sprar”.
D’altra parte, spiega il viceprefetto dell’Aquila, Giuseppe Guetta, “Dove c’è lo Sprar, di cui si occupa il ministero dell’Interno, si punta a strutture più articolate e all’inserimento del migrante nella comunità italiana, dunque evitando le strutture temporanee che oggi in Italia sono la maggioranza per far fronte all’arrivo a frotte dei migranti”.
I centri Sprar già attivi si trovano all’Aquila, con 23 migranti, “ma – fa presente Guetta – il ministero vuole che nelle città più grandi si tengano anche le strutture temporanee”, e a Castel del Monte con 15.
Inizialmente, comunque, a Pizzoli c’è stato più di qualche problema.
“Ma ci siamo mossi in modo preciso e coerente – afferma il sindaco Anastasio – visto che i migranti accolti fino ad oggi stanno partecipando alla vita della comunità, svolgendo, insieme agli operai del Comune, dei lavori di manutenzione e di pulizia dell’ambiente. E, ovviamente, vanno a lezione di italiano e vengono aiutati a comprendere le nostre regole. Il nostro Comune, minoranza compresa, è riuscito ad evitare il bivacco e a creare situazioni di tensione con la comunità. Il nostro è un modello che si è rivelato vincente”.
Anche se, ricorda il primo cittadino, “mi sono lamentato pubblicamente con il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, col quale poi mi sono chiarito, perché c’era un problema di sproporzione. In tutta la provincia dell’Aquila, i migranti arrivati sono 700, ma la provincia dell’Aquila ha 108 Comuni. Ad Avezzano e a Sulmona, per esempio, i migranti assegnati sono 29 e 25, all’Aquila 156. Credo che i numeri siano evidenti e facciano capire lo sforzo di un piccolo comune come Pizzoli”.
“Capisco che da parte dei cittadini ci può essere qualche timore per questa situazione che nella provincia dell’Aquila ha portato 500 migranti, quasi tutti da Paesi africani, negli ultimi due anni – prosegue il viceprefetto – ma parliamo di esseri umani. Le stesse comunità si organizzano per sostenerli, anche se all’inizio c’è diffidenza, non si conoscono le persone. Ma l’Italia, a differenza di altri Paesi, sta affrontando questa emergenza per quello che è in realtà, cioè un’emergenza umanitaria epocale. Ovviamente, devono essere persone in regola, va riconosciuto lo status di profugo”.
Per il viceprefetto Guerra, però, “al di là delle preoccupazioni dei cittadini italiani, dobbiamo capire che parliamo di esseri umani. Le stesse comunità, dopo averli conosciuti, si organizzano per sostenerli, anche se all’inizio c’è diffidenza. L’Italia, a differenza di altri Paesi, sta affrontando questa emergenza per quello che è in realtà, cioè un’emergenza umanitaria epocale. Ovviamente, devono essere persone in regola, va riconosciuto lo status di profugo”.





