L’AQUILA – Nominato dalla maggioranza, pagato dalla Regione, chiamato però a vigilare sull’operato contabile della stessa. Di fatto un posto in più pesante come un assessorato.

Fa ancora discutere l’accantonamento di 190 mila euro all’anno, attingendo da avanzi di amministrazione del Consiglio regionale, propedeutica alla nomina di un componente designato dalla Regione alla Corte dei conti, avvenuta nella maratona durata due giorni del Consiglio regionale conclusosi alle 5 del mattino di ieri.

Dopo un duro braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, visto che lo stanziamento, nelle iniziali intenzioni della maggioranza, doveva essere di 360 mila euro per due componenti.

Figura prevista, quella del componente delegato, ma non obbligatoria, dallo statuto regionale e dalla normativa nazionale.

Presente nella legislatura di Ottaviano del Turco, nella persona di Antonio Marrazzo, capo gabinetto di Del Turco. Figura eliminata poi dal successore Gianni Chiodi, per destinare le risorse alla Conferenza dei presidenti delle Assemblee regionali europee (Calre), di cui era presidente l’allora presidente del consiglio regionale Nazario Pagano.

E che Luciano D’Alfonso ha voluto reintrodurre.

“È solo una poltrona in più per accontentare chi non è stato possibile sistemare altrimenti”, “introduce un latente conflitto di interesse, è un controllore nominati dal controllato”, “uno spreco di denaro”, hanno tuonato i consiglieri del Movimento 5 stelle e più timidamente quelli dell’opposizione di centro destra.

“Una figura che hanno quasi tutte le regioni in Italia e che sono qui fanno scandalo”, “un opportuno potenziamento della sezione regionale di controllo, nell’interesse del cittadino e del buon governo contabile”, hanno replicato a muso duro i consiglieri di maggioranza. Che qualche problema, seppure anche per colpa delle passate amministrazioni ne ha avuti parecchi.

Vista la deliberazione del 3 dicembre della sezione di controllo per l’Abruzzo, che ha censurato la Regione Abruzzo, rea di non aver inviato entro i termini stabiliti le leggi di bilancio, e per le mancate rendicontazioni degli anni precedenti.

E ancor prima con la sentenza del 17 luglio che aveva segnalato la Regione Abruzzo inadempiente sempre per le mancate rendicontazioni, paventando come ipotesi anche lo scioglimento del Consiglio.

Ora che i soldi sono stati accantonati La scelta dovrà cadere sui 15 candidati che hanno risposto al bando scaduto a fine novembre. I curriculum inviati sono in questi giorni al vaglio Servizio affari Istituzionali ed Europei del Consiglio regionale, che deve solo verificarne la completezza formale.

E che a differenza di quanto erroneamente sostenuto da disinformati consiglieri regionali di opposizione durante le trafelate ore della disputa in commissione, non saranno nominati dalla Giunta, ma dal consiglio regionale come dice chiaramente l’articolo 48 dello statuto.

Il prescelto dovrà ottenere la metà più uno dei voti. Oppure la designazione la potrò fare direttamente il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, in accordo però con il Governo.

Si tratta però di una designazione, non di una nomina che viene sancita da un decreto del presidente della Repubblica, che può anche respingere la designazione e imporre al Consiglio regionale di indicare un altro nome.

Gli aspiranti canditati prevede il bando devono avere un diploma di laurea in economia e commerci, scienze statistiche, giurisprudenza, altro titolo di studio ad esse equipollente, o aver svolto attività di insegnamento o di ricerca a livello universitario , o anche potendo esibire a curriculum “significative  esperienze  professionali  di  prevalente contenuto  economico, aziendalistico, finanziario e contabile acquisite preferibilmente presso lo Stato, le Regioni, gli Enti locali o le Aziende pubbliche”. Insomma la platea di pretendenti può essere molto ampia.

Se pure tutto è previsto dalle leggi dello Stato, che lo statuto recepisce, resta il dubbio, più volte che alla fine sarà di fatto una nomina d maggioranza. E vien citato, dall’operato che non ha dato adito a nessuna ombra, ma pur sempre

Si ribatte che la terzietà è garantita dalla nomina del Presidente della Repubblica, e che lo status dei componenti è equiparato, si legge nella legge La Loggia, “a tutti gli effetti, per la durata dell’incarico, a quello dei consiglieri della Corte dei conti, con oneri finanziari a carico della Regione”.

La Regione insomma pagherà solo il loro compenso, ma non potrà certo influire sul loro operato, visto che nella Repubblica Italiana vige la divisione dei poteri.