PESCARA – “Con la presentazione di tre emendamenti alla legge di stabilità 2016 il Governo fa un’importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri”.
Così il cartello ambientalista abruzzese all’indomani del dietrofront del Governo sulle norme pro-trivelle in mare Adriatico. Secondo il coordinamento No Triv, invece, sarebbe solo una mossa per scongiurare il referendum.
La mobilitazione delle associazioni ambientaliste Fai, Greenpeace, Legambiente; Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf, e del movimento No Triv, che hanno sollecitato e appoggiato le iniziative delle sette Regioni che hanno impugnato di fronte alla Corte costituzionale l’articolo 38 dello Sblocca Italia, ottiene un primo importantissimo riconoscimento, salutato con favore da tutti gli schieramenti politici.
Gli emendamenti governativi tuttavia, a parere degli ambientalisti, non accolgono pienamente quanto chiesto dalle Regioni.
“Abrogando interamente il comma 1-bis dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia – spiegano – prevedono la cancellazione del Piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi non consentendo di fatto lo svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica sul disegno complessivo di Governo e petrolieri ma rimandando all’esame caso per caso, e mantengono il periodo di 6 anni per le attività di ricerca derivanti dal titolo concessorio unico”.
“Come da noi sostenuto da sempre e ora ammesso dal Governo – aggiungono – già nel 2012 era stata compiuta dal Governo Monti una intollerabile forzatura (con l’articolo 35 del decreto legge 83/2012) con la sanatoria delle procedure autorizzative in corso anche per attività offshore di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa istituita per legge”.
“Ora questo errore è stato corretto tardivamente dal Governo Renzi facendo salvi suolo i titoli concessori già rilasciati. Inoltre, con i suoi emendamenti il Governo ammette che queste attività non potevano essere considerate ‘strategiche’ e quindi godere di procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini e intese forti con le Regioni, come era stato imposto dal Governo Renzi con il decreto Sblocca Italia e che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo”.
“Questo dimostra – dicono ancora gli ambientalisti – quanto improvvisate e strumentali fossero le norme pro-petrolieri, che hanno messo a rischio l’ambiente marino e le economie del mare (turismo e pesca), pur di andare a sfruttare giacimenti che non risolvono i nostri problemi energetici (le riserve petrolifere individuate nei nostri fondali coprirebbero il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane)”.
“Ora, dopo gli impegni assunti a Parigi, ci auguriamo che il Governo abbandoni la ricerca selvaggia e improduttiva agli idrocarburi e butti nel cestino la Strategia Energetica Nazionale (Sen), pro-fossili, prendendo finalmente la strada maestra di un Piano per il clima e l’energia che punti alla de carbonizzazione dell’economia”.
“Le scelte energetiche, per i loro importantissimi effetti che hanno sul clima, non possono essere gestite con norme spot contraddittorie, ma meritano di essere inserite in un disegno più organico”, dicono gli ambientalisti.
“Si apra da subito la discussione politica sul futuro energetico del nostro Paese – fa eco il coordinamento No Triv – Occorre che si giunga presto ad una disciplina organica e sistematica del settore e che si favorisca velocemente la transizione energetica”.
“Se Ombrina mare si bloccherà – dichiara Enzo Di Salvatore, costituzionalista e padre dei quesiti referendari che hanno avuto il via libera dalla in Cassazione – lo sarà grazie alle modifiche proposte con il referendum che il governo vuole scongiurare. Ovviamente è tutto da verificare: dipende da quando arriverà la concessione su Ombrina rispetto all’entrata in vigore di tali norme contenute nella legge di stabilità. In ogni caso, con l’approvazione dell’emendamento che fa proprio il quesito referendario sul decreto sviluppo si chiuderebbero tanti altri procedimenti, tra i quali ‘Vega B’ nel canale di Sicilia e, almeno in parte, quelli per le ricerche di gas e petrolio nell’Adriatico in favore della Spectrum Geo, che interesserebbero 30mila kmq di mare Adriatico”.





