TERAMO – L’Aquila tira dritto nel percorso di fusione della Camera di Commercio con Teramo. I “cugini” oltre Gran Sasso, però, continuano a ribadire la loro volontà di “ridiscutere” il percorso. Ora scende in campo anche Confcommercio, con una nota firmata dal presidente Giammarco Giovannelli.
“In merito alle recenti vicende collegate alla Camera di Commercio di Teramo, è nota a tutti la posizione di Confcommercio Teramo – dice Giovannelli -. Tale posizione, più volte è stata espressa con fermezza anche dal presidente Giandomenico Di Sante e trova oltretutto conferma negli attuali scenari nazionali e ci obbligano a ribadire in maniera netta e trasparente i nostri orientamenti”.
“Pur non avendo alcun pregiudizio nella valutazione di eventuali, future, opportunità di accorpamento (peraltro auspicate dagli indirizzi normativi dello Stato Italiano), non possiamo ignorare il quadro che si è delineato. Abbiamo il dovere e l’obbligo di tutelare e difendere gli indiscutibili diritti di produttività e rappresentatività delle economie teramane recentemente emersi da dati certi e condivisi”.
“Questi temi – conclude Giovannelli – necessitano di una responsabile e saggia riflessione sui nostri doveri di rappresentanti del territorio, indipendentemente dalla futura pronunziazione della Corte Costituzionale (sull’eventuale illegittimità della riforma Renzi). I matrimoni camerali rappresentano una reale opportunità solo interpretando la verità dei numeri ed utilizzando il buon senso degli uomini”.
La Camera aquilana aveva disatteso l’invito rivolto dal presidente di quella teramana, Gloriano Lanciotti, di sospendere l’iter, nell’ultimo consiglio dell’11 giugno scorso.
L’accorpamento nella Camera “Gran Sasso d’Italia”, su base volontaria, è nei fatti già sancito da un decreto ministeriale.
Pende, sulla riforma Renzi che intendeva ridurre il numero delle Camere da 105 a 60, un giudizio in capo alla Corte Costituzionale, chiamata in causa dal Tar dopo alcuni ricorsi.






