L’AQUILA – Il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, ha incontrato nel pomeriggio, insieme al presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, per consegnarle la documentazione e i pareri raccolti in merito alla definizione della data delle elezioni anticipate in Abruzzo.
Lo fa sapere il governatore reggente con una nota dell’ufficio stampa della Giunta regionale.
“La presidente – ha commentato Lolli – si è riservata di approfondire tutti gli aspetti. Abbiamo stabilito di rivederci nei prossimi giorni per concordare, nel più breve tempo possibile, la data delle elezioni regionali, tenendo conto di quanto prevedono la normativa e la legislazione vigenti”.
Sono queste tre istituzioni che dovranno decidere la data del voto che sarà ufficializzata cion un decreto che sarà firmato da Lolli.
A proposito di Lolli, aveva già sentito telefonicamente più volte Francabandera e Di Pangrazio.
Le elezioni anticipate si sono rese necessarie dopo le dimissioni il 10 agosto scorso di Luciano D’Alfonso, eletto senatore del Pd il 4 marzo scorso, in seguito alla convalida della carica da parte della Giunta per le elezioni del Senato.
Il Consiglio regionale è stato sciolto lo scorso 22 agosto.
Sulla data delle elezioni sono in corso polemiche politiche tra i tre schieramenti, la maggioranza di centrosinistra e le opposizioni di centrodestra e del movimento cinque stelle. Queste ultime due forze politiche chiedono di andare al voto in autunno.
Lo scontro potrebbe anche sfociare in contenziosi.
Secondo quanto si è appreso, l’ufficio legislativo del Consiglio regionale a fine agosto ha consegnato un parere al Movimento cinque stelle che lo aveva richiesto nelle settimane precedenti, nel quale si certifica che per assicurare ogni diritto non si può votare prima del 19 dicembre prossimo.
Secondo il centrodestra, in particolare il capogruppo di Fi, Lorenzo Sospiri, si deve votare entro la fine del prossimo mese di novembre. Al centro della discussioni la candidabilità di sindaci e dirigenti pubblici che secondo la norma dovrebbero dimettersi dalla carica 45 giorni dopo lo scioglimento del Consiglio regionale.




