L’AQUILA – “Non sono al corrente di riunioni di coalizione, da quanto mi ha detto Bellachioma non sono previsti incontri”.
Gianfranco Giuliante smentisce clamorosamente gli annunci di un vertice del centrodestra che pure era stato annunciato per questa settimana, alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, che comunque non ha risparmiato colpi di scena in vista delle elezioni regionali.
E il responsabile regionale dei dipartimenti della Lega, politico di lungo corso che di campagne elettorali ne ha viste a decine, è convinto del fatto che “il suggello finale inevitabilmente viene fuori da un tavolo nazionale, ma è altrettanto vero che ciò che si produce sul territorio contribuisce a farlo diventare routine o caso politico, credo ci siano le condizioni perché da Roma ci sia una ratifica”.
Ma se da un lato Giuliante ad AbruzzoWeb lancia un messaggio di pacificazione, convinto del fatto che “l’alleanza storica del centrodestra, nella fattispecie abruzzese con l’ausilio delle civiche, sia l’unica prospettiva che porti alla vittoria”, dall’altro torna a lanciare un avvertimento agli alleati: “È anche necessario che Forza Italia la smetta con la sindrome del primo della classe – dice – cercando di ripescare una posizione che non c’è più, si comportano come quando gli equilibri erano invertiti, con loro al 23 e la Lega al 2 per cento”.
Secondo Giuliante, che sta tessendo la tela dell’alleanza coi civici di Gianluca Zelli e con l’ex parlamentare Fabrizio Di Stefano, proveniente da An come lui e tra i papali candidati presidente, “oggi siamo in un rapporto oggettivamente diverso. Quando la Lega afferma che vuole esprimere un candidato è l’esigenza di affermare i valori in campo, che ci danno come forza predominante”.
“Basti pensare che la querelle è iniziata quando ci siamo ritrovati sui giornali una serie di nomi e una serie di veti, da parte di un partito che non ha numeri per avere la leadership”, fa osservare ancora Giuliante, “riteniamo che il centrodestra nella sua interezza con l’apporto delle civiche diventa in questa fase imprendibile”.
Tornando al confronto tra i partiti della coalizione, Giuliante ritiene che “lo snodo sarà quello dell’indicazione della data del voto, che fungerà o da moltiplicatore di occasioni o darà un’accelerata”.
Nessuna incertezza neppure sulla necessità di andare al voto entro il 208: “Ritengo che nella situazione attuale dell’Abruzzo la regione non può rimanere senza governo di fatto per un anno – afferma – perché nella sostanza questo significa, anche se alcune cose sono state fatte, alcune in maniera maldestra, come quella di fare nomine che scavalcano la legislatura attuale”.
“Per quel che riguarda la data c’è una previsione di legge che mi sembra chiarissima – aggiunge – Poi c’è la posizione ufficiale di coloro i quali vogliono andare al voto subito e sono quelli che vengono premiati dai sondaggi, dei soggetti che vi si oppongono con tutte le forze che sono quelli che sono in caduta libera e sperano con il tempo di riorganizzarsi e poi un’altra posizione che c’è ma che non c’è, che è quella di coloro che dicono che vogliono andare al voto ma sperano di non andarci!”.
E anche Giuliante, come i punti di riferimento delle reti civiche di centrodestra, alza un muro contro l’ipotesi di allargare l’alleanza ai civici del consigliere regionale Andrea Gerosolimo: “L’onorevole D’Eramo ha detto più volte che nel perimetro del centrodestra non potrà esserci spazio per chi ha governato, il resto è conseguente”.
E Giuliante si candiderà? “No, una volta tanto credetemi – dice – Sto sviluppando tutta quella che è la costruzione della Lega in provincia di Pescara e pensiamo che chi si trova in una posizione di gestione non possa poi essere in lista”.
Ad AbruzzoWeb, l’ex assessore regionale Pdl parla anche della sua “eredità” politica e, alla domanda su quale effetto gli faccia vedere Luigi D’Eramo, prima suo delfino giovanissimo assessore comunale dell’Aquila nel 1998 e poi avversario in un congresso di An che sancì la rottura tra i due, arrivato in Parlamento, risponde: “Credo di aver convinto Luigi D’Eramo a candidarsi in tutte le occasioni, anche nell’ultima, questo premia una nidiata che in un modo o nell’altro per il solo fatto di essere stato presidente di An da quando è nata a quando è stata sciolta, ha messo in campo una classe dirigente a tutti i livelli”.
Anche l’attuale amministrazione aquilana “fa riferimento a questo”, aggiunge, “forse più della metà degli eletti della maggioranza è ex An”.
A poco più di un anno dall’insediamento del sindaco Pierluigi Biondi ci si poteva aspettare di più? “È un’amministrazione giovane – dice Giuliante, che tra i tanti incarichi alle spalle ha quello di vice presidente della Provincia dell’Aquila e presidente del Parco nazionale della Majella – ha bisogno di tempi tecnici di maturazione e rispetto a molte altre amministrazione non sta sfigurando”.





