L’AQUILA – Parlare di una candidatura del vice presidente del Csm Giovanni Legnini è oggi “improprio”, Luciano D’Alfonso lascia all’Abruzzo risorse che non erano affatto scontate e i risultati di quattro anni di governo “si valuteranno nel tempo”, l’avvio del governo giallo-verde è “istituzionalmente corretto”.

Giovanni Lolli è da due giorni presidente reggente della Regione Abruzzo, dopo che il governatore è stato costretto a lasciare l’incarico per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Partito democratico.

Esponente di spicco del Pd, 68enne dell’Aquila, già deputato e sottosegretario nel governo Prodi II, dialogando con AbruzzoWeb Lolli non sveste i panni istituzionali, fa capire che non si candiderà alle regionali e, dopo il voto, si immagina “in montagna”, sua passione di sempre, “a arrampicà (lo dice in aquilano, ndr), la cosa vera della mia vita e a fare scialpinismo”.

Tanto rispettoso dei ruoli, che alla domanda su una ipotetica candidatura di Legnini, corteggiato dal centrosinistra abruzzese per riaprire una partita che ad oggi sembrano giocarsi centrodestra e Movimento cinque stelle, risponde quasi piccato che “parlarne oggi è improprio e francamente poco serio sul piano istituzionale, non può essere messo in discussione”.

“Se ho parlato con lui? Certo – dice Lolli – ci parlo spesso, ma su questa cosa non vuole essere in nessun modo coinvolto e ha ragione”.

“Se si vota a fine anno o a primavera? È il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio più di me sta seguendo l’iter che è piuttosto complesso – aggiunge il presidente reggente – è lui che deve fare gli adempimenti di carattere formale (a partire dallo scioglimento dell’assemblea, ndr), io avendo ricevuto una lettera di D’Alfonso in cui dice ‘me ne vado’, mi sto comportando di fatto come il presidente della Giunta, sia ben chiaro, coi limiti del subentrante e con le possibilità che mi dà la lagge, cioè quelle di seguire solo le questioni ordinarie”.

“La data delle elezioni”, chiarisce Lolli, “la stabilirà una riunione collegiale a cui, insieme a me, parteciperanno il presidente del Consiglio e il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, non posso anticiparne gli esiti anche perché sarebbe scorretto, ma la decisione sarà assunta interprentando la legge”.

Il presidente reggente, tuttavia, lascia intendere che l’orientamento è quello di tornare alle urne entro il 2018: “La decisione di accorpare il voto all’election day di primavera la può assumere solo il Consiglio dei ministri”, spiega.

“Sono una persona seria, ho fatto il vice presidente non eletto perché D’Alfonso mi ha scelto e dato questa possibilità e per questo gli sono grato e riconoscente”, dice, rispondendo alla richiesta di dare un giudizio sui quattro anni di Giunta regionale di centrosinistra.

IL GIUDIZIO SULLA GIUNTA

“Ritengo che D’Alfonso sia stato un presidente che ha portato una quantità di risorse che verranno in gran parte utilizzate in futuro ed è veramente consistente, quello che ha fatto si valuterà nel tempo. Vorrei si valutasse cosa la Giunta ha fatto in termini strategici, rientrare ad esempio nelle reti Ten-T non era affatto scontato così come nel Masterplan”.

“Se mi candiderò alle regionali? Lo dico nel modo più chiaro possibile, faccio il presidente e anche con una funzione di garanzia, non per la mia parte politica ma per le istituzioni – dice Lolli – quindi non intendo dedicarmi all’agone politico. Non è che vivo sulla luna, quando ci saranno le elezioni darò il mio voto al centrosinistra, ma in questo momento mi sento di non avere un ruolo diretto”.

LE DIMISSIONI CHE NON AVREBBE DATO

Ma Lolli, deputato dal 2001 al 2006, sottosegretario allo Sport nella legislatura successiva, avrebbe mai lasciato la Regione per una poltrona in Parlamento? “È un ragionamnento che attiene a scelte non solo personali, in quel momento è prevalsa l’idea che D’Alfonso fosse essenziale, in un momento di difficoltà, a mettere in campo la sua forza elettorale, poi le cose sono andate diversamnete e il candidato non ha contato nulla. Io ho avuto un percorso inverso, mi sono dimesso da parlamentare, ma questo non vuol dire che io sono stato fregno e lui fesso”.

L’AGENDA

Lolli, indica poi l’agenda degli ultimi mesi alla guida della Regione: “Ci sono dei limiti alla possibilità della mia azione, tuttavia intendo da una parte tenere in ordine tutti i conti della Regione e le attività proprie, compreso l’avanzamento della spesa dei fondi comunitari, per lasciare alla Giunta che verrà una situazione il più ordinata possibile; dall’altro si devono e possono fare alcune cose, anche un pochino mettendoci quel tanto della mia attitudine che mi porta ad intervenire nei luoghi del massimo bisogno, tra i primi atti che ho compiuto quando sono subentrato, recarmi a Campotosto, che ritengo il posto di maggior difficoltà attualmente in Abruzzo e incontrare la Giunta di Teramo, e contemporaneamente, da assessore, incontrare le Rsu della Honeywell”.

“I problemi più urgenti ritengo siano il lavoro e il sisma, vecchio e nuovo – aggiunge il presidente reggente – poi ci sono molte altre questioni aperte sulle quali, senza uscire dai limiti che la legge pone, si possono fare interventi utili, per prima cosa sui fondi comunitari, perché dobbiamo evitare che ci sia qualsiasi rischio di disimpegno”.

IL GOVERNO CONTE

Lolli parla anche del rapporto con il nuovo Governo, racconta di aver già avuto incontri con il vice premier Luigi Di Maio, leader dei Cinque stelle, e coi ministri del Turismo, Gian Marco Centinaio, e del Mezzogiorno, Barbara Lezzi.

“L’interlocuzione è istituzionalmente corretta”, ammette il presidente, “sui Centri per l’impiego Di Maio ha fatto una proposta molto ragionevole su cui le Regioni sono pronte a collaborare, sul turismo ho visto grande voglia di lavorare, anche in continuità con il governo precedente, la Lezzi è stata molto seria perché ha voluto ascoltare”.

Sul turismo, sul quale proprio ieri uno studio di Confartigianato ha collocato l’Abruzzo al 19esimo posto in Italia, Lolli fa poi osservare: “Conosco bene i modi con cui sono registrati i dati e so quanto siano approssimativi, c’è tutto un pezzo del turismo che sfugge perché è sommerso e in Abruzzo è vastissimo. È un grande tema che abbiamo posto anche al Governo, l’unico che ha dati veri è il Ministero degli Interni, che però ce l’ha per altri motivi e non vuole fornirli, stiamo insistendo per averli, con il vecchio Governo non ci siamo riusciti”.