L’AQUILA – La Procura della Repubblica di Pescara ha chiuso le indagini inviando l’avviso di conclusione con l’ipotesi di reato di falso ideologico alle persone coinvolte nell’inchiesta sulle modalità di approvazione da parte della Giunta regionale della delibera numero 367 del 3 giugno 2016, finalizzata al progetto di riqualificazione del parco comunale Villa delle Rose di Lanciano (Chieti).
Tra gli indagati il presidente della Giunta Regionale, Luciano D’Alfonso, eletto senatore tra le fila del Partito democratico alle elezioni politiche del 4 marzo scorso ed ancora in sella alla Regione, i quattro assessori Marinella Sclocco, Silvio Paolucci, Donato Di Matteo e Dino Pepe, il segretario di Giunta in quella seduta, Fabrizio Bernardini, dirigente dello staff di D’Alfonso e l’ex capo della segreteria della Presidenza, Claudio Ruffini.
Secondo l’accusa, la famosa riunione dell’esecutivo non sarebbe stata regolare perché sarebbe stata assente la figura di uno dei due vertici titolati a presiedere e cioè il presidente e il vice presidente, Giovanni Lolli: la circostanza sarebbe emersa in una serie di intercettazione telefonica nelle quali D’Alfonso avrebbe annunciato il suo arrivo mentre la delibera sarebbe stata approvata in sua assenza con i documenti che però avrebbero attestato invece la presenza, con tanto di firma apposta successivamente.
Gli altri indagati tra cui i quattro assessori si troverebbero nei guai perché, sempre secondo l’accusa, avrebbero attestato falsamente la presenza del Governatore.
L’appalto sul parco di Lanciano non ancora realizzato ha un valore di 1,5 milioni di euro, 1,2 assicurati dalla Regione Abruzzo e 300 mila stanziati dall’amministrazione comunale.
“Assoluta correttezza e liceità delle attività svolte anche in questo caso dal sottoscritto, dai componenti della Giunta e dai collaboratori interessati dal procedimento”, quanto afferma in una nota a sua firma il presidente D’Alfonso, che interviene in merito all’inchiesta sul parco Villa delle Rose, rendendo noto che “in queste ore ho avuto contezza di un procedimento da parte della Procura della Repubblica di Pescara”.
Procedimento riguardante, riferisce ancora lo stesso D’Alfonso “un atto della Giunta regionale, la delibera 367 del 3 giugno 2016, con il quale si dava indirizzo alla struttura tecnica della Regione di esplorare le possibilità di individuare risorse da destinare alla riqualificazione di un bene pubblico di grande valore culturale e ambientale quale quello di Villa delle Rose a Lanciano”.
Questo filone fa parte della maxi inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila su alcuni appalti gestiti dalla Regione Abruzzo e che ha visto titolare il pubblico ministero Antonietta Picardi, dal settembre scorso trasferita alla procura generale della Cassazione, e il procuratore della Repubblica, Michele Renzo e che ha visto le indagini condotte dai carabinieri del Noe.
Il fascicolo è stato trasferito per competenza territoriale alla fine dello scorso anno alla procura di Pescara, che ha svolto ulteriori approfondimenti chiudendo poi le indagini.
“L’assunzione di quell’atto – spiega ancora il governatore nella nota – è avvenuta, come si dimostrerà per tabulas, in una giornata di intenso lavoro coincidente con la responsabilità istituzionale che mi vedeva impegnato nel corso della mattinata a Roma, a Palazzo Chigi e presso l’ambasciata americana, nel primissimo pomeriggio in un impegno elettorale a Collecorvino e, a seguire, lo svolgimento istituzionale della Giunta regionale per l’approvazione della delibera citata, per poi riprendere un percorso politico-istituzionale incontrando amministratori e cittadini a Francavilla, Lanciano e Manoppello”.
Secondo D’Alfonso “la rilettura dell’azione politica e degli atti della Pubblica amministrazione da parte di un giudice terzo è un dato di fatto positivo che certifica alla fine del suo percorso la correttezza e la compiutezza dell’impegno istituzionale a cui chi ha responsabilità guarda senza timore”.
“L’ipotesi di lavoro della Procura pescarese pertanto – aggiunge il neo senatore – mi vedrà impegnato a favorire e far acquisire ogni utile informazione e documentazione che permetta alla magistratura di pervenire alla verità incontrastata certificante”. Nella delibera voluta dal governatore ancora in sella nonostante la elezione al Senato, si sono poste le basi di un parco comunale in un’area di 60 mila metri quadrati già usata per fiere e feste popolari, dotata perfino di un ippodromo, di cui il Comune frentano ha proposto una riqualificazione che prevede la demolizione e ricostruzione delle tribune, la realizzazione di un campo di calcio e di piste pedonali e ciclabili. (a.c.p-b.s.)
“A volte ho la sensazione che ci sia una condotta, tipo quella che nel dialetto del mio paese si chiama ‘condotta da fungardi’, quasi una precipitosità nel meravigliare. Aiutato dal mio legale, cerco di trovare anche i lati positivi, come quello che tutto l’Abruzzo saprà che la Regione ha finanziato il Central Park di Lanciano”.
Lo ha detto il presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso, questa mattina in conferenza stampa a Pescara, in merito all’avviso di conclusione delle indagini sull’approvazione del progetto di riqualificazione del Parco delle Rose di Lanciano, che lo vede indagato per falso ideologico.
Al centro dell’inchiesta, che dalla procura dell’Aquila è finita a Pescara, la delibera della Giunta regionale del 3 giugno del 2016.
Insieme a D’Alfonso, che non era presente nella seduta di giunta, sono indagati gli assessori regionali Silvio Paolucci, Marinella Sclocco, Dino Pepe e Donato Di Matteo, il segretario di giunta Fabrizio Bernardini e l’ex segretario particolare del presidente Claudio Ruffini.
“Sono convinto che questa attività di accertamento consentirà l’emersione della verità – ha aggiunto D’Alfonso, a margine di una conferenza stampa convocata proprio per illustrare la sottoscrizione della concessione finanziaria riguardante il Parco delle Rose -. Non coltivo risentimento perché so che se c’è una denuncia va fatta l’attività di accertamento”.
Il presidente della giunta regionale ha sottolineato, inoltre, di “non coltivare pentimento per la determinazione che porto avanti nel raggiungere risultati di interesse collettivo. Questa attività di accertamento è figlia di un’attività di accertamento che mi diede più di un fastidio, perché riguarda un periodo della vita regionale durante la quale stavamo tratteggiando la grandezza del cratere sismico e le misure di supporto – ha aggiunto il governatore, riferendosi all’inchiesta madre avviata dalla procura dell’Aquila -. Quella inchiesta ha prodotto una richiesta di archiviazione e quando terminerà tutto renderò nota l’attività che c’è stata e non parlo di superficialità”.
D’Alfonso ha poi affermato di essere dispiaciuto per “il livello di turbamento che altri con me patiscono. So, per esempio, che alcuni miei colleghi assessori sono particolarmente dispiaciuti e mi dispiace se questo dovesse determinare un rallentamento nell’azione realizzativa – ha rimarcato il presidente della giunta regionale -. Per il resto, il più piccolo dei miei figli, che ha 12 anni, non è riuscito a comprendere l’oggetto della contestazione”.






