L’AQUILA – Dopo il dossier dei veleni che ha portato al licenziamento del direttore Carlo Imperatore, spunta fuori un documento inedito che chiarisce molti passaggi oscuri e che è destinato a rinfocolare altre roventi polemiche, sulla delicata questione della fusione tra Confindustria L’Aquila e i cugini di Teramo, la cui approvazione è saltata nella famosa riunione del 7 febbraio scorso proprio perché la scena è stata rubata dal caso Imperatore.
Si tratta della bozza di accordo della fusione tenuto per mesi segreto e, secondo quanto si è appreso da fonti interne al consiglio direttivo di Confindustria L’Aquila, emerso nelle settimane precedenti alla seduta del 7 febbraio scorso scatenando la reazione della parte della dirigenza esclusa dalla trattativa che poi ha trovato il modo di bloccarla.
Un documento che ha spaccato gettando nella bufera ogni rimodulazione di Confindustria in Abruzzo, ma che rimette in seria discussione la fusione, data per certa per mesi: oltre a portare con sé retroscena che coinvolgono l’unione, anche questa al palo e fonte di veleni e spaccature, tra le Camere di Commercio delle province dell’Aquila e di Teramo, e anche Confindustria regionale.
Nella bozza, oltre alla scansione di tempi e modalità, inusualmente si inseriscono anche i nomi dei vertici del nuovo soggetto: per i prossimi quattro nel ruolo di presidente, Marco Fracassi, in scadenza a fine anno alla guida di Confindustria L’Aquila, in quello di direttore generale, Imperatore, ormai ex direttore dell’associazione aquilana. Come vice presidente, Cesare Zippilli, attuale presidente di Confindustria Teramo, e come vice direttore generale, il componente del collegio sindacale della Confindustria teramana Luciano De Remigis.
Un assetto spostato nettamente a favore dell’Aquila che ha scatenato l’ira ma anche la curiosità dei critici del duo Fracassi-Imperatore, una volta amici inseparabili e molto affiatati nella gestione associativa ora nemici.
Ed ecco che viene fuori una ulteriore intesa sommersa che tira in ballo il presidente regionale, il noto imprenditore dei trasporti Agostino Ballone, e sua figlia Antonella.
Nel documento sottoscritto nell’ottobre scorso con la scadenza dell’operatività fissata al gennaio del prossimo anno, firmato da Fracassi, Zippilli, e Ballone, – si tuona dentro un consiglio direttivo oramai spaccato – si consuma un vero e proprio “do ut des”: Fracassi e lo stesso Imperatore vengono infatti già indicati presidente e direttore generale anche della futura Confindustria Teramo-L’Aquila, in cambio dell’appoggio politico incondizionato a Ballone, precedentemente osteggiato nel versante aquilano.
Il documento è stato tenuto a lungo riservato, è poi diventato di dominio pubblico dopo l’incontro del 7 febbraio, che doveva entrare finalmente nel merito della fusione, andata poi ramengo dopo che è spuntato fuori il dossier anonimo che accusava Imperatore di mala gestione economica.
Nel primo dei passaggi controversi si legge innanzitutto che “il direttore generale della nuova associazione sarà Carlo Imperatore, il vice direttore vicario sarà Luciano De Remigis”, attualmente componente del collegio sindacale della Confindustria teramana.
Ora l’ipotesi Imperatore è tramontata, in quanto l’ex direttore, in attesa di ricevere la lettera di licenziamento, proprio da Fracassi, è pronto ad andare per vie legali e a chiedere risarcimenti superiori ai 100 mila euro, contro quello che lui definisce una “macchina del fango”, orchestrata da anonimi che mirano a “gettare nel caos” l’associazione degli industriali aquilani, per frenare proprio la fusione. Ma questo accordo, va ribadito, era stato firmato molto prima.
Poche righe dopo, si scrive a chiare lettere, che “si stabilisce fin d’ora che il primo presidente sarà Marco Fracassi, il vice sarà l’attuale presidente di Teramo”, ovvero Zippilli.
La sede legale si stabilisce ancora, sarà a L’Aquila, la direzione generale a Teramo, ci sarà poi un ufficio periferico ad Avezzano, a altre sedi distaccate.
E ancora: in uno dei punti dell’accordo si stabilisce che “alla scadenza del mandato di presidente regionale, ad ottobre 2019, il futuro presidente sarà espressione del territorio aquilano, per Confindustria L’Aquila-Teramo, secondo il principio di alternanza con Confindustria Chieti-Pescara, venendo meno la nomina di un soggetto terzo a presidente regionale”.
L’Aquila insomma con questo accordo fa l’en plein, blindando ai vertici della nuova associazione Fracassi e Imperatore, e assicurandosi la sede.
Ci si chiede allora in Confindustria perché il presidente teramano Zippilli e soprattutto il presidente regionale Ballone, imprenditore dei trasporti anche lui teramano, abbiano potuto sottoscrivere un accordo così palesemente sbilanciato sul versante aquilano.
Ed una risposta viene maliziosamente trovata nella lettera a firma di Fracassi, rivolta a Ballone, allegata all’ipotesi di accordo.
In essa Fracassi, esordisce rivolgendosi al “Caro Agostino” ribadendo che “ti confermo che la mancata fiducia di qualche tempo fa è stata dovuta non già alle qualità della persona, ma dalla carenza all’interno del programma di presidenza di un abbattimento dei costi della federazione”, ma subito dopo si aggiunge, a sottolineare un cambio deciso dei rapporti, che “alla luce dei recenti incontri ti invito a riformulare la candidatura, garantendoti una rinnovata fiducia per la carica a presidente regionale”. Consapevole che il tuo programma di mandato “avrà tra gli altri punti una drastica riduzione dei contributi che le nostre territoriali dovranno versare alla federazione regionale”.
Tanto basta, per le voci critiche, per avere la conferma del “do ut des”.
C’è anche ci vocifera, perché i veleni non sono mai troppi, che nel “pacchetto” ci sarebbe anche l’appoggio alla candidatura della figlia di Ballone, Antonella, alla presidenza della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia, che dovrebbe nascere entro l’anno, dalla fusione anche qui tra gli attuali enti aquilani e teramani. Antonella Ballone è presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Teramo, ed entrata a far parte del Consiglio generale di Confindustria, massimo organo di governo degli industriali italiani.
Nell’ipotesi di accordo sottoscritta a ottobre 2017, si premette che “la costituzione di una nuova associazione confederata è indispensabile per migliorare il livello di qualità ed efficienza dei servizi erogati alle imprese, e per rafforzare il ambito locale regionale e nazionale la rappresentanza delle imprese produttrici”.
Gli effetti dell’aggregazione, si stabilisce, avranno decorrenza dal 1 gennaio 2019, e dunque a dicembre 2018 si dovranno dunque completate le operazioni di scioglimento delle Confindustria dell’Aquila e di quella di Teramo, stabilendo che il rapporto associativo proseguirà senza soluzione di continuità nella nuova aggregazione, mentre le pendenze economiche, tributarie e legali rimarranno in capo alle due associazioni.
Il nuovo presidente avrà una durata in carica di quattro anni, e non sarà rieleggibile. Il suo successore dovrà essere espressione dell’altro territorio in base ad un principio di alternanza.
Per quanto riguarda poi il personale: il loro costo dovrà essere bilanciato tra le due sedi dell’Aquila e di Teramo. Il costo non dovrà superare il 60 per cento dei contributi incassati.
Presto per dire se questo limite comporterà la necessità di tagliare l’organico, e i compensi.
Si stabilisce infatti che dal 1 gennaio doveva essere avviata una attività di verifica affidata a due professionisti esterni, proprio sulla compatibilità di bilancio e di contributi incassati, ai costi del personale e di struttura in modo tale da garantire la sostenibilità economico finanziaria di Confindustria L’Aquila- Teramo”.
In caso di problematiche inerenti ai costi le due associazioni provvederanno a confluire esclusivamente il personale il cui costo complessivo non ecceda la soglia del 60 per cento dei contributi”.
Al di là del merito dell’accordo, anche dei punti del tutto condivisibili, c’è poi chi fa notare che un passaggio così epocale come la fusione, non può essere in ogni caso gestito da Fracassi, il cui mandato scade a fine anno, tanto che si entrerà nel semestre bianco, con l’avvio delle procedure per il rinnovo delle cariche.
Sullo sfondo anche una profonda divergenza di vedute anche sulla fusione in se. Sia a L’Aquila che Teramo vorrebbe infatti non questa fusione a freddo, quanto piuttosto l’unione con la Confindustria di Pescara-Chieti, nata dalla fusione del 2015, e che non vede di buon occhio la nascita di un’altra associazione interprovinciale con dimensioni e anche peso politico maggiore. Berardino Santilli e Filippo Tronca





