L’AQUILA – Presidio del Movimento femminista proletario rivoluzionario (Mfpr) annunciato per il prossimo 22 gennaio davanti al tribunale dell’Aquila, in occasione dell’inizio del processo a carico di tre attiviste che devono rispondere di diffamazione ai danni dell’avvocato Antonio Valentini.

La vicenda ruota attorno alla mobilitazione del Mfpr che, nel novembre 2015, esortò la Casa internazionale delle donne di Roma a non ospitare il legale, che era stato invitato a un convegno sul processo alla commissione Grandi rischi, in quanto difensore di Francesco Tuccia, militare campano condannato per lo stupro di una studentessa, avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2012 fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).

“Ci aspettiamo che, con le stesse modalità e con la stessa risonanza con cui vennero formulate le accuse, vengano anche formulate le scuse – spiega ad AbruzzoWeb l’avvocato Marzia Lombardo, che assisterà Valentini – Diversamente andremo avanti con la causa e ci si vedrà il 22″.

“Il 22 gennaio 2018 alle ore 9, davanti al tribunale di L’Aquila saremo in presidio e numerose, perché ci riguarda tutte la violenza di un uomo, che in virtù della sua toga, continua ad invadere e a condizionare la vita e la libertà delle donne”, si legge in una nota del Movimento.

“Nel novembre 2015, l’associazione Ilaria Rambaldi Onlus invita a partecipare l’avvocato Valentini ad un convegno su Commissione Grandi rischi, organizzato presso la Casa internazionale delle donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne. Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato”, continua la nota. “Ma l’avvocato non ci sta e querela 3 donne, colpevoli di aver diffuso la lettera di una compagna del Movimento femminista proletario rivoluzionario dell’Aquila”.

Il Movimento ricorda anche come “pochi giorni dopo la sentenza di primo grado, Simona Giannangeli, legale del Centro Antiviolenza dell’Aquila, trovò sul parabrezza della sua auto un biglietto di minacce: ‘Ti passerà la voglia di difendere le donne…. Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te’. Il senso del messaggio era chiaro: colpire la solidarietà femminista!”.