L’AQUILA – Grazie all’istituto dell’acquisto equivalente, il Comune dell’Aquila, ad oggi, risulta essere proprietario di circa 600 appartamenti, ricostruiti ex novo.
È quanto si legge in una nota del Partito comunista – sezione Impastato, dell’Aquila, che alla luce di ciò e in nome della legge sulla trasparenza, chiede che venga pubblicato l’elenco della ubicazione di tali alloggi.
Solo così, per i militanti del Pci, “verrebbe garantito e affermato il diritto di partecipazione dei cittadini alle scelte da intraprendere in merito a un bene collettivo costituito con i contributi dello Stato sanciti dalla Costituzione repubblicana, che dunque deve essere fruibile, vista anche la sua utilità per risolvere le criticità abitative determinatesi a seguito del sisma”.
“Chiediamo anche – proseguono – di voler conoscere le quantità volumetriche ed il numero degli alloggi che, pur essendo oggetto di acquisto equivalente, è stato deciso di non ricostruire, in particolare in quelle zone dove insistono piani di riqualificazione, e che comunque valgono come volume edilizio che il Comune può trasferire in qualsiasi ambito del territorio comunale. Ciò, anche alla luce del redigendo nuovo Piano regolatore”.
“Inoltre, sempre riguardo l’acquisto equivalente, chiediamo che venga fatta chiarezza sulla questione della permuta, contenuta in un atto di indirizzo della precedente Giunta con il quale verrebbe data la possibilità ai proprietari – spiegano dalla sezione Impastato del capoluogo – di seconde e terze case, ubicate in zone interessate da piani di riqualificazione che promuovono la diminuzione dell’abitato, come per esempio Porta Barete, di poter scambiare la casa che non verrà ricostruita con gli immobili in possesso del Comune”.
A proposito della istanza di bando pubblico, viene sottolineato che “si tratta di un patrimonio, tra l’altro interamente finanziato con le risorse della ricostruzione, e qualsiasi utilizzo riteniamo debba essere fatto attraverso una sana evidenza pubblica e comunque deve essere giustificato da un nesso di causalità con il sisma”.
“Solo così – conclude la nota – questo ingente patrimonio diviene un baluardo contro ogni speculazione edilizia e favorisce la ripopolazione della Città Storica coerentemente al sano principio di territorialità e alla ricostituzione delle relazioni sociali pre-esistenti al terremoto. Permane l’obiettivo di liberare le famiglie ancora costrette a vivere nei quartieri dormitorio del progetto C.a.s.e.(Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili)”.






