L’AQUILA – “Marcozzi, i suoi interventini non li fanno più nemmeno al Comune di Manoppello!”. “D’Alfonso, sei accecato!”.
Sono volate parole grosse, ieri, in Consiglio regionale, che per il resto è filato via liscio e senza sussulti, tra i consiglieri pentastellati Sara Marcozzi e Domenico Pettinari da una parte e il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, dall’altra.
Il nuovo scontro rusticano ha avuto come miccia, questa volta, un emendamento del consigliere di Centro democratico Maurizio Di Nicola, poi ritirato, che proponeva di utilizzare 600 mila euro di “tesoretto” risultante dai risparmi sul funzionamento del Consiglio per attribuire maggiori risorse alla Protezione civile regionale. Questo rivedendo l’iniziale destinazione, proposta dall’ufficio di presidenza, per iniziative legislative per le fasce deboli della popolazione e per le attività produttive del cratere sismico 2016.
Un’ipotesi, quella di Di Nicola, peraltro bocciata dall’assessore Donato Di Matteo e dal consigliere Pd Luciano Monticelli, con una guerra intestina alla stessa maggioranza.
Ad aprire le danze dialettiche è stata la Marcozzi, che nel suo intervento ha parlato di “nervosismo dei consiglieri di maggioranza che vogliono avventarsi su questi soldi”.
La Marcozzi, secondo quanto ricostruito, avrebbe indicato con il braccio, nel dire ciò, l’assessore Di Matteo, seduto poco distante. Sentendosi implicitamente tirato in causa, quest’ultimo ha risposto in modo veemente: “Io non mi avvento quando ci sono i soldi. Lei Marcozzi è arrivata qui senza stipendio! Forse è a lei che i soldi hanno dato alla testa! Lei deve avere rispetto!”.
A seguire è intervenuto D’Alfonso, che ha preso le difese del suo assessore, con cui pure ha avuto, nel corso della legislatura, più di un dissapore.
“Condivido il sentimento di offesa di Di Matteo – ha detto il presidente – la Marcozzi ha due articolazioni fuori controllo. Una non la dico, l’altra è il braccio: l’indicazione c’è stata, quasi a qualificare il chi avrebbe l’atteggiamento del predatore delle risorse”.
Ha poi ironizzato sull'”interventino” della Marcozzi, che, ha assicurato il governatore, “non viene fatto più nemmeno nel Consiglio comunale di Manoppello”, che per la cronaca è il paese di origine proprio di D’Alfonso.
“Lei doveva trattenersi, non doveva scendere sul personale. Lei è accecata!”, ha concluso, rivolto ancora alla Marcozzi.
Una rampogna che, com’era prevedibile, il consigliere del Movimento 5 stelle Pettinari non ha lasciato cadere nel vuoto. Tenuto conto anche che con D’Alfonso ha il dente avvelenato, a causa del processo in corso per presunta diffamazione da parte del pentastellato.
“Diciamocela tutta, presidente – ha urlato Pettinari – è lei ad essere accecato, perché ha paura di una forza politica che ha eletto sei consiglieri. La Marcozzi non ha fato nessun riferimento a Di Matteo, la violenza e l’offesa c’è stata, invece, nell’intervento dell’assessore, e non è la prima volta che Sara Marcozzi riceve offese in aula. La verità è che la prossima volta vinceremo e governeremo noi: questo vi manda fuori di testa, non vi fa dormire la notte”.
E ancora, “lei, presidente, vuole andare a fare il deputato o il senatore, non vuole più fare presidente di una piccola Regione!”.
Questa volta D’Alfonso non ha replicato, anzi, in alcuni passaggi ha dato le spalle a Pettinari e si è messo parlare con i suoi colleghi di Giunta seduti accanto.
Ha chiuso lo scontro il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, che nelle fasi più concitate dell’alterco aveva cercato di riportare la calma, invano.
“Voglio precisare che le due indicazioni per l’utilizzo di parte dell’avanzo di amministrazione sono state votate in prima commissione, che ha deliberato di utilizzare 300 mila euro per un’iniziativa legislativa a favore delle categorie sociali più deboli, e 300 mila per il sostegno attività economiche del cratere. Di Nicola ha posto un’altra questione, che merita la massima attenzione. Qui nessuno sta spartendo nessuna torta”.





