AVEZZANO – Secondo il verbale del blitz ispettivo, i bancali di acqua minerale sotto sequestro presenti nel magazzino dello stabilimento Santa Croce di Canistro (L’Aquila) “per quantità e integrità risultano utilizzabili”, anche se l’ispezione deve essere completata e presto ci sarà una seconda puntata. “Nessun danno è stato causato durante l’ispezione allo stabilimento”, si assicura.

Questo ha fatto mettere nel documento redatto presso la stazione dei Carabinieri di Civitella Roveto (L’Aquila) la dirigente regionale Iris Flacco, al termine della visita ispettiva di giovedì scorso per controllare i circa 8 milioni di bottiglie sequestrate dallo stesso ente e custodite nello stabilimento di Canistro (L’Aquila) dove, fino allo scorso anno, veniva imbottigliata l’acqua della sorgente Sant’Antonio Sponga.

Un blitz che ha causato una nuova ondata di polemiche.

Secondo i dirigenti del settore, le bottiglie sarebbero state riempite con acqua minerale captata dalla sorgente dopo il termine della concessione, per questo c’è stato il sequestro: successivamente, la Regione ha confiscato l’ingente quantitativo che, stando alla dirigente del settore Flacco, ora dopo l’ispezione dovrebbe sfociare in un bando per la vendita del bene.

L’ispezione è stata fatta con la forza, vista l’assenza del patron della Santa Croce, Camillo Colella, custode giudiziario del bene, con funzionari regionali guidati dalla Flacco che hanno rotto con le cesoie la recinzione e forzato gli ingressi.

Decisione che Colella, in lite su più fronti con la Regione e in forte polemica con i vertici del Comune di Canistro, ha definito l’ennesimo abuso subìto, visto che “alla Flacco avevamo rappresentato l’impossibilità di aprire lo stabilimento per un’ispezione a causa di impegni già presi ma lei, alla presenza delle forze dell’ordine, senza alcun mandato, ha forzato tagliando la recinzione e la porta di accesso alla sede, una proprietà privata, ed è entrata con l’ausilio di alcune persone del Comune, munite di cesoie”.

E la conferma la si ritrova nel verbale, dove viene ricostruita passo passo la dinamica dell’ispezione, e in cui la Flacco ha ancora di negare ogni danno e abusi.

“A seguito della nota del 23 maggio, con la quale veniva comunicata alla società Santa Croce e all’ingegner Colella, custode giudiziario del bene sequestrato, la necessità di effettuare un sopralluogo al fine di verificare lo stato e la consistenza dei beni sottoposti a sequestro l’11 novembre 2016, e successivamente confiscati con l’ordinanza del 8 maggio, l’ingegner Colella dichiarava di non aver delegato nessuno, di non aver intenzione di essere presente, e rappresentava che nessun delegato avrebbe aperto i cancelli dello stabilimento. Al contrario intimava alla stessa di non entrare senza autorizzazione trattandosi di area privata”, si legge.

Ma come si sa, la Flacco ha inteso procedere lo stesso all’ispezione. “In accordo con la forza pubblica – fa mettere a verbale – ho richiesto l’intervento di personale specializzato del Comune di Canistro per aprire i fili di ferro che collegavano la rete di recinzione metallica a un paletto di ferro della recinzione posta all’ingresso, visto che il passaggio pedonale d’ingresso era chiuso con un lucchetto e ostruito da un pesante prefabbricato di cemento”.

“Il taglio dei fili di ferro – tiene a precisare la Flacco – è stato effettuato sotto la supervisione della polizia e dei carabinieri, senza arrecare alcun danno alla rete”, come nessun danno è stato arrecato, dentro lo stabilimento per aprire una porta di sicurezza, “chiusa all’interno con solo filo di ferro arrotolato”.

Giunti finalmente nella area dello stabilimento dove sono custodite le bottiglie d’acqua, la Flacco mette a verbale che “in corrispondenza dei quattro blocchi, il nastro biancorosso di sigillo risultava allentato e in un caso si è verificato che risultava anche tagliato”. Precisa, però, che “il bene sequestrato risulta utilizzabile per quantità e qualità”.

Ricostruzione che sembra confermare quanto evidenziato da Collela, nella dura nota successiva all’ispezione: “I controlli non porteranno altro che alla conferma che le bottiglie sono nel mio stabilimento perché nessuno le ha toccate, in quanto le forze dell’ordine hanno puntualmente verificato e controllato tutti gli accessi nel corso delle ultime settimane”.

Infine la Flacco ha reso noto che “i presenti non riuscivano ad accedere all’area di imbottigliamento in quanto i portelloni di comunicazione risultavano chiusi, e ostruiti con cataste di bancali d’acqua”.

Da qui la conferma che ci sarà presto un’altra ispezione.