L’AQUILA – “Nella nostra città il terremoto ha arricchito, in generale, gli imprenditori, i commercianti ed i professionisti di ogni Ordine”.
Lo dicono Antonio Congeduti e Alina Carabus, candidati nella lista Progetto Trifuoggi a sostegno del candidato sindaco dell’Aquila Nicola Trifuoggi.
“Il rapporto Istat del 2016 evidenzia che in Abruzzo 140 mila persone, senza alcun reddito o con reddito insufficiente, rientrano nella soglia di povertà – spiegano – A L’Aquila nel 2016 i nuovi poveri erano 5.000, dato che drammaticamente è destinato a salire se si considera quella che è la povertà relativa, cioè essere sotto la soglia massima di una spesa mensile di 1000 euro, e la povertà assoluta, senza alcun introito: diminuisce la prima e tende ad aumentare la seconda. Le maggiori cause sono perdita del posto di lavoro e non occupazione prolungata nel tempo. Un altro dato è importante mettere in evidenza: in Abruzzo i dati sui redditi vedono Pescara al primo posto e L’Aquila al secondo posto, ciò nonostante un aumento notevole della ricchezza nella nostra città”.
“Tra i dati relativi al debito della sanità della Asl 1 un buco da 20 milioni di euro ed emerge un mancato introito da tiket di oltre 600 mila euro. Cosa significa ciò: che le persone non si curano più perché non hanno risorse da investire nella salute e nella prevenzione”.
“La povertà e l’esclusione determinano il danno alla salute stessa ed è del tutto evidente come sia necessario che le politiche di governo di una città, politiche economiche, del lavoro, dell’ambiente e della stessa alimentazione, devono tendere ad assicurare il diritto della salute, diritto sociale garantito dalla nostra costituzione. È certo che il sindaco debba sentirsi investito di questa problematica in quanto suo principale compito è tutelare la salute dei cittadini garantendo a tutti l’eccellenza dell’ offerta sanitaria”.
“Se manca una visione strategica di città, se gli interventi, dal campo della ricostruzione a quello sociale, vengono fatti a macchia di leopardo, se anche le proposte che dovrebbero produrre aggregazione identitaria vanno ognuna per la sua strada, se in una parola non c’è programmazione e salute in tutte le politiche, continueranno a crescere le disuguaglianze sociali e, quindi, i danni alla salute dei cittadini”, aggiungono.
“Il nuovo governo della città è chiamato a questa grande sfida: non interventi di tipo assistenzialista, non richieste di accantonamento di fondi per interventi su misura per la povertà, ma un progetto globale che dovrà riguardare ogni scelta dell’amministrazione. Occorre un Piano di ricostruzione sociale, che la stessa Legge 77 ritiene propedeutico e lo ribadisce con i decreti attuativi che si susseguono dal 2010 in poi”, concludono Congeduti e Carabus.






