L’AQUILA – Potrebbe arrivare oggi, in tempo per evitare la prescrizione dei reati, la sentenza di primo grado relativa al processo penale in corso da molti anni al tribunale dell’Aquila sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che era dell’azienda Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.
Comincia, infatti, la discussione, con l’arringa dei difensori, la requisitoria del pubblico ministero David Mancini, eventuali repliche e la camera di Consiglio che emetterà il verdetto nei confronti dei tre imputati di abuso d’ufficio aggravato: l’ex rettore aquilano, Ferdinando Di Orio, l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, e l’imprenditore Marcello Gallucci.
Nella scorsa udienza il processo era ripreso con la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per mutamento dei tre magistrati che costituivano il Collegio giudicante, ora tutto nuovo.
I difensori avevano acconsentito alla lettura delle dichiarazioni delle deposizioni svolte in precedenza ai testimoni, presenti in aula, che hanno tutti confermato quanto detto ai giudici precedenti.
Poi c’erano stati nuovi esami e, tra questi, secondo quanto appreso da fonti legali, significativa era risultata la deposizione dell’imprenditore Raffaele Gallucci, fratello dell’imputato Marcello, che in sostanza si è assunto la responsabilità dell’attività che ha portato alla stipula del contratto di affitto.
La vicenda resta ancora aperta a livello di magistratura contabile, con la procura della Corte dei conti che chiede 538 mila a Di Orio e a Del Vecchio per i costi sostenuti per l’affitto.
Di Orio ha sempre respinto ogni accusa del pubblico ministero David Mancini, affermando di aver firmato atti per far rimanere l’università all’Aquila dopo il terremoto e salvarla “contro la carità pelosa che ci veniva offerta”, ovvero l’ipotesi di uno spostamento in altre sedi dopo la distruzione del sisma.
Al tempo stesso, l’ex rettore ha respinto la responsabilità amministrativa degli atti, in particolare del contratto d’affitto che pure ha firmato, accusando piuttosto l’ex direttore amministrativo, ovvero l’altro imputato Del Vecchio. Quest’ultimo, nel corso degli interrogatori, sbottò contro Di Orio: “Se sei rettore, firmi cose e non sai di che parli, devi andare a fare il panettiere!”.
L’accordo sanciva l’affitto dalla società Gallucci Srl del capannone, in passato sede della Optimes, fabbrica di compact disc fallita prima del sisma, dove ancora oggi si trovano alcuni insegnamenti del dipartimento (ex facoltà) di Ingegneria che, solo dal 9 ottobre 2013 è tornata via via alla storica sede del polo della frazione di Roio.
L’allora rettore, comunque, a dispetto delle sue dichiarate volontà di tenere l’istituzione in città anche con le sedi distrutte, avallò il trasferimento ad Antrodoco (Rieti), poi mai avvenuto, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione universitaria, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi, vicenda oggetto di un altro procedimento giudiziario.
Oltre all’ex direttore Del Vecchio, Di Orio ha riscontrato responsabilità a suo dire anche sulla “Commissione iniziative strategiche”, presieduta dall’ex prorettore Roberto Volpe, che ha seguito l’intera operazione affitti e le principali scelte nell’immediato post-sisma.
Di questo organismo, non previsto dallo Statuto, faceva parte anche la stessa rettrice attuale, Paola Inverardi, chiamata nei mesi scorsi da Del Vecchio come testimone a suo favore, circostanza che ha generato qualche imbarazzo.
Secondo le accuse, nell’agosto 2009 l’Università ha sottoscritto un contratto di locazione della durata di 6 anni per un importo di 1.242.528 euro all’anno, di gran lunga maggiore rispetto ai 715 mila euro stimati successivamente dai periti dell’Agenzia del territorio, e senza aver cercato alternative più vantaggiose.
Tra le altre contestazioni agli imputati, il fatto che l’Ateneo si sia impegnato a versare alla Gallucci un sovrapprezzo di 699 mila euro l’anno per 4 anni, che fanno oltre 2,5 milioni di euro, per rimborsare il suo intervento di adeguamento della struttura per renderlo funzionale a ospitare le facoltà universitarie, senza regolare bando di gara necessario per quegli importi.
E tutto questo corrispondendo anche, a titolo di cauzione, la somma di 1 milione di euro, superiore alla quota massima di 310 mila euro, pari a 3 mensilità, e procurando dunque alla Gallucci un ingiusto vantaggio patrimoniale e all’Università un danno di oltre 5 milioni di euro.
Di Orio è stato condannato a Roma in primo grado per induzione indebita (concussione riformata dalla cosiddetta “legge Severino”) a 3 anni di reclusione. È tuttora sotto processo a Rieti per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco.
Spettatore interessato del processo, che non ha parti civili ammesse per la bocciatura di un’associazione di docenti e il passo indietro dell’Ateneo stesso, il professore universitario aquilano Sergio Tiberti che, insieme ad altri colleghi, è tra i maggiori critici di Di Orio, contro il quale ha in corso numerosi contenziosi giudiziari.




