L’AQUILA – “Abruzzo terra di nessuno sulla tutela ambientale, ora anche con l’avallo della Corte di Assise”, in riferimento al giudizio assolutorio di primo grado sulla mega discarica di Bussi sul Tirino (Pescara).
È uno dei passaggi dell’arringa dell’avvocato dello Stato Cristina Gerardis nel processo in Corte d’Assise d’Appello in corso all’Aquila relativo alla cosiddetta mega discarica dei veleni della Montedison.
L’udienza di oggi, dedicata alle parti civili, si è aperta proprio con la discussione della Gerardis, attualmente direttore generale della Regione Abruzzo, che nel suo lungo intervento, durato oltre tre ore, ha molto spesso accusato i giudici di primo grado.
“La Corte d’Assise, con la sentenza di primo grado ha mostrato una peculiare indifferenza per le tematiche ambientali e legate alla salute”, ha continuato l’avvocato dello Stato, che ha puntato il dito anche contro Montedison: “La scelta era tra occultare oppure occuparsi dell’inquinamento, è stato deciso di far viaggiare da una società all’altra la proprietà del sito, sempre sotto il cappello di Montedison prima ed Edison dopo”.
L’udienza è cominciata in ritardo per via delle difficili condizioni meteo, non tanto all’Aquila quanto per chi ha dovuto raggiungere il capoluogo dal resto d’Abruzzo.
Dopo la Gerardis, l’intervento dell’altro avvocato dello Stato, Generoso Di Leo.
Nell’udienza di martedì scorso, al termine di due lunghe requisitorie, i due sostituti procuratori generali, Domenico Castellani e Romolo Como, hanno chiesto per 18 dei 19 imputati le stesse condanne formulate dal pubblico ministero nel processo di primo grado.
Richiesta di pena con l’accusa di disastro ambientale e avvelenamento dell’acqua che variano da un massimo di 12 anni e 8 mesi a un minimo di 4 anni.
A questa fase del procedimento all’Aquila si è arrivati dopo il pronunciamento dello scorso marzo dalla Cassazione che ha convertito in appello tutti i ricorsi che erano stati presentati alla Suprema Corte “per saltum”.
In Corte d’Appello a Chieti il 19 dicembre 2014, 19 imputati erano stati assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere mentre il reato di disastro ambientale fu derubricato in colposo e quindi prescritto.





