AMATRICE – Sono passati otto anni da quel terremoto di magnitudo 6 che il 24 agosto 2016 provocò la morte di quasi 300 persone nella zona dell’Appennino centrale, tra i comuni di Norcia e Amatrice.
Il sisma – scrive RaiNews24 – ha prodotto anche tremila sfollati e il crollo di gran parte degli edifici della zona.
Percepita nitidamente da Bologna a Foggia, la scossa distrusse quasi completamente i quattro centri abitati situati in prossimità dell’epicentro: oltre ad Accumoli vennero demolite Amatrice, sempre nel Lazio, Arquata del Tronto e la sua frazione di Pescara del Tronto, nelle Marche.
Ma i danneggiamenti interessarono molti Comuni delle province di Rieti, L’Aquila, Ascoli Piceno e Perugia.
Le immagini aeree realizzate con un drone raccontano la situazione di Amatrice nel 2024, con la torre civica, simbolo della città del comune Reatino, rimasta incredibilmente in piedi dopo le forti scosse che rasero al suolo gli edifici intorno.
Alle 3:36 di quella tragica notte iniziava una sequenza sismica tra le più disastrose che abbia mai colpito il Centro Italia.
Le vittime “dirette” del terremoto furono 299, 239 delle quali concentrate nel solo territorio di Amatrice, stracolmo di persone sia per il periodo estivo, che come ogni anno richiamava nella zona del reatino molti turisti e proprietari di “seconde case”, persone originarie del luogo ma trasferitesi altrove – per lo più a Roma – per motivi di lavoro o familiari, sia per la prossimità con la tradizionale sagra degli spaghetti all’amatriciana, evento tra i più popolari in tutto il nord del Lazio, che in quell’anno era programmato il 27 agosto, tre giorni dopo la tragedia.
Fu il primo di quattro terremoti che colpirono in poco più di cinque mesi dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017: la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso, come è stata rubricata dall’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).
Un evento catastrofico che ha determinato la creazione di un cratere di otto mila chilometri quadrati: una vasta area compresa in quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria) che include 138 comuni.
“Dopo otto anni, credo che il primo dovere delle Istituzioni sia di fare memoria delle vittime e delle famiglie che hanno perso i loro cari e i loro beni. E chiedere scusa per i ritardi accumulati in troppe false partenze” ha detto Guido Castelli, Commissario straordinario alla ricostruzione e alla riparazione. “Un dovere che spetta a chi oggi rappresenta le Istituzioni a prescindere da un cambio di passo che in quest’ultimo anno e mezzo è stato registrato e documentato”.





