L’AQUILA – La conferma è arrivata anche dalla Corte d’Appello dopo 15 anni dal caso che aveva fatto scalpore: la morte di Ivan Luzi, 30 anni, della frazione aquilana di Coppito, non è stata conseguenza dell’intervento chirurgico al naso, effettuato nella clinica Villa Letizia di Preturo (L’Aquila), ma dall’assunzione “ravvicinata” di cocaina.

I giudici hanno respinto il ricorso dei familiari che chiedevano di riformare la sentenza civile di primo grado, a loro sfavorevole. In particolare i genitori avevano chiesto risarcimenti per circa 850 mila euro.

Nel mirino erano finiti il dottor Maurizio Ortu, noto otorino, attuale presidente dell’Ordine dei Medici, colui che materialmente ha eseguito l’operazione al naso; l’anestesista Colombo De Angelis; il medico di guardia Fausto Appia; l’infermiera Marta De Paolis; la proprietà della casa di cura Villa Letizia rappresentata dall’amministratore unico Enrico Vittorini.

Va premesso che già l’inchiesta penale si era chiusa con l’archiviazione da parte dell’allora Gip, Giansaverio Cappa, sulla base del fatto che due perizie hanno messo in relazione il decesso del giovane con l’assunzione di sostanze stupefacenti che “sarebbe avvenuta in un momento ravvicinato dall’intervento”, escludendo, dunque, qualsiasi condotta omissiva o errata da parte dei medici, del personale sanitario e della clinica.

La vicenda ha inizio il 15 dicembre del 2005. Luzi, a causa di un danno subito a seguito di un incidente stradale – che si è verificato il 5 novembre 2005 – è stato ricoverato a Villa Letizia per essere sottoposto a intervento chirurgico al naso, da parte di Ortu, con l’anestesia locale somministrata da De Angelis. L’intervento è cominciato alle 12.05 ed è terminato regolarmente alle 12.40. Il giovane ha poi cessato di vivere tra le 16.50 e le 17.

Secondo i familiari per una errata e superficiale somministrazione di farmaci usati per l’anestesia. Gli stessi parenti hanno lamentato la mancata assistenza post operatoria, la presunta imprudenza del chirurgo nell’affontare un intervento delicato stanti le condizioni di rischio del paziente (affetto da etilismo cronico). E ancora presunte negligenze nella fase che ha condotto Luzi al decesso.

Tutte cose che già nell’indagine penale e nel primo grado civile erano state ampiamente smontate dalle perizie, escludendo colpe di natura medica.

Fatti confermati anche dai giudici dell’Appello civile che hanno rigettato l’appello principale e condannato in solido gli appellanti al pagamento delle spese processuali.

Quanto a Villa Letizia, l’appello incidentale è stato accolto e, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato i familiari del giovane al pagamento delle spese anche in favore di Allianz Spa, come assicuratrice della clinica.