L’AQUILA – C’è poco da festeggiare, quando arriva il 1° Maggio, la festa dei lavoratori. Festeggiano altri, brindano altri, da trent’anni e più. Con lo champagne buttato in faccia all’onore perduto del lavoro. Il sistema del libero mercato, lungi dal creare benessere generale e una convivenza appagante e libera da coercizioni autoritarie, il mercato scatenato al suo più alto grado di sviluppo, sta distruggendo gli ultimi resti di socialità umana.
Così i capitali possono scorrazzare da un capo all’altro del mondo, mentre i migranti devono elemosinare un brandello di diritto e di esistenza. E d’altro canto anche alle nostre latitudini, un tantino più sopra della disgraziata posizione dei lavoratori che arrivano dall’altra parte del Mediterraneo, ci tocca subire i manifesti del Partito democratico, quel partito che, dopo aver destrutturato il mondo del lavoro, fa anche una bella pernacchia alle vittime delle sue riforme.
Così come è avvilente e nello stesso tempo chiama alla mobilitazione ciò che stanno producendo gli ultimi provvedimenti, vedi Next Generation Eu. Mentre la propaganda a reti unificata ne magnifica ogni sorte progressiva, nella realtà si prospettano ancora anni di austerità e di tagli allo stato sociale e di ulteriore massacro ai diritti dei lavoratori. Tutto in nome di una competizione globale contro Cina e Stati Uniti.
E tuttavia, oltre a continuare questa guerra contro il lavoro e i lavoratori, si perderà anche la cosiddetta competizione globale. Si sta continuando su quella vecchia strada dello sfruttamento per estrarre plusvalore assoluto invece del plusvalore relativo, come la stessa America con gli ultimi provvedimenti lascia intendere, cioè, forse, investimenti sul sociale, parziali ma che rompono con gli ultimi anni di liberismo sfrenato. Qui l’onore perduto del lavoro è il primo obiettivo da perseguire. In questo contesto, il premier, Mario Draghi, è un perfetto banchiere come il suo omonimo francese, Emmanuel Macron. Dunque un perfetto ‘tutore’ del liberismo sfrenato.
*esponente aquilano del Movimento EuroStop






