L’AQUILA – Scontro in aula tra consulenti delle parti nella penultima udienza  in tribunale del processo per la morte del  piccolo Tommaso D’Agostino travolto e ucciso da una macchina il 18 maggio 2022 mentre stava giocando davanti all’ingresso della scuola dell’infanzia I maggio in via Salaria Antica est nella frazione di Pile all’Aquila.

Una tragedia che rappresenta una ferita inguaribile per la città e ovviamente per parenti e amici della famiglia della  giovane vittima.

Davanti al tribunale, il consulente della Procura della Repubblica, Cristiano Ruggeri, ha ribadito le sue posizioni sostenendo inizialmente la responsabilità diretta della donna che era al volante della macchina ribadendo una serie di negligenze e omissioni ben note tra cui aver parcheggiato l’auto, una Passat, senza mettere il freno a mano e, scesa dal veicolo per riprendere da scuola i due figli gemelli, ha lasciato solo a bordo il terzo figlio di 11 anni (non imputabile); costui  avrebbe manovrato la leva del cambio facendo muovere in discesa la macchina che poi ha ucciso il bimbo di 4 anni e ha ferito altri 5 piccoli che erano a giocare con lui. Secondo la perizia la macchina stava marciando a 27  chilometri orari.

La donna, Zhorova Radostina, ha comunque patteggiato nelle precedenti udienze 2 anni di reclusione con i benefici di legge per omicidio stradale,

Poi l’esperto, a vario titolo, pur a fronte di responsabilità certamente  indirette, ha evidenziato il fatto che la recinzione intorno all’asilo non fosse comunque adeguata alle esigenze di protezione della struttura con ovvie responsabilità del Comune e chiamando in causa i tre imputati.

Insomma a suo dire la tragedia era evitabile.

Inoltre ha ribadito le sue critiche parlando di  valutazioni non corrette e di negligenza in riferimento ai capi di imputazione contestati agli accusati. Di segno del tutto opposto le valutazioni dei consulenti della difesa che hanno comunque ricordato, per esempio, che  il tipo di incarico che aveva il tecnico comunale andava oltre le sue mansioni.

Sotto processo, per omicidio stradale, contestazione tutta da provare, ci sono Monia Lai, aquilana di 48 anni, dirigente scolastica della struttura per l’Infanzia; Bruno Martini, aquilano di 60 anni, responsabile del servizio prevenzione dell’istituto comprensivo Mazzini di cui fa parte la scuola dell’infanzia di Pile, e Antonello Giampaolini, anche lui aquilano di 60 anni, responsabile del settore edilizia scolastica del Comune dell’Aquila e direttore dei lavori nell’appalto del complesso scolastico.

La prossima udienza, forse l’ultima, ci sarà il 16 settembre e si inizierà con le richieste della procura ma gli avvocati degli accusati sono convinti che non ci sono responsabilità per i loro assistiti. Si tratta dei legali Mauro Ceci, Massimo Carosi, Antonella Pellegrini,Lucio Leopardi.

I familiari della giovane vittima hanno chiesto due milioni di danni, un aspetto che riguarda il filone civile della drammatica vicenda. Nel mirino Comune e Ministero dell’Istruzione.