L’AQUILA – “Tra questi muri ho trascorso 25 anni della mia vita, non posso oggi nel provare gioia nel rivedere questo luogo splendidamente restaurato, ma provo anche amarezza per una piccola targa negata, di sole 10 righe, per motivi che ignoro, per ricordare a fare di della ex chiesa San Filippo è diventata un luogo di cultura e innovazione grazie al teatro L’Uovo.
C’era anche Antonio Massena, 72enne scenografo, giornalista, critico cinematografico, all’inaugurazione del teatro San Filippo dell’Aquila, restaurato e consolidato dopo i pesanti danni patiti con il sisma del 2009, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del sindaco della Aquila, Pierluigi Biondi, dei cantanti Caterina Caselli e Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negramaro, e in collegamento con Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.
Tra gli stucchi, affreschi e e putti barocchi della ex chiesa, Massena se ne è stato in disparte, e non è salito sul rivoluzionario palco mobile a scomparsa, dove mattatori sono stati i politici e vip citati.
Eppure Massena assieme a Maria Cristina Giambruno, che invece ha tenuto un breve intervento, e ad Antonio Centofanti, è stato nel 1987 il fondatore del Teatro Stabile d’Innovazione L’Uovo, in quella che era un ex oratorio malmesso, con 259 posti a sedere e 6 camerini. Fino al 2009 una delle avventure culturali e artistiche tra le più riuscite e prestigiose dell’Aquila, assurto alla notorietà internazionale, dove decine di giovani attori si sono formati, e che per la produzione artistica e le attività svolte ha ricevuto riconoscimenti di prestigio quali il Premio Antifavola nel 1986, il Prix du Jeune public nel 1986, il Biglietto d’oro Agis-Minerva nel 1994, per poi fondersi nel 2015 con il Teatro Stabile d’Abruzzo.
Eppure da qui l’amarezza di Massena, l’amministrazione comunale che gestisce ora lo spazio, di proprietà del Fondo edifici di Culto del Ministero dell’Interno, non ha dato l’ok ad apporre una piccola ma significativa targa a ricordare tutto ciò, tanto che è partita anche una petizione e una raccolta firme on line con interventi a sostegno e di condanna, da parte di più di un esponente politico di opposizione.
Dal canto suo, il Comune ha chiarito che una targa verrà sì realizzata, ma dedicata a tutti i protagonisti che, nella seconda metà del Novecento, hanno contribuito alla trasformazione dell’ex chiesa in un luogo culturale.
“Da mesi avevamo fatto una richiesta in tal senso – spiega a questa testata Massena -, e la Soprintendenza ci ha risposto immediatamente in maniera positiva. Parliamo di una piccola targa all’ingresso che ricordasse in dieci righe esatte, senza, sia chiaro, fare altri nomi, a cominciare dal mio, chi aveva dato vita a questo teatro, ovvero la compagnia dell’Uovo, in segno di memoria e di auspicio a che questo luogo mantenga il suo spirito di innovazione e sperimentazione, dove sempre nuovi artisti, attori, musicisti possano trovare spazio di espressione e crescita”.
Brutto segnale, per Massena, anche per l’impostazione e la piega che rischia di prendere L’Aquila capitale italiana della cultura 2026, che osserva oramai da lontano, impegnato il Trento Film Festival, la commissione nazionale cultura del Club alpino italiano e in Svizzera con il Musec, il museo delle culture di Lugano, oltre che in altre collaborazioni.
“L’Aquila capitale della cultura può diventare una grande opportunità, ma solo se si investe sui giovani talenti del territorio, e qui ci sono due scuole di ottimo livello come l’Accademia delle belle arti e il Conservatorio in cui c’è già un buon percorso di formazione”.
Quello che invece L’Aquila capitale della cultura non deve diventare, con il suo faraonico budget di oltre 16 milioni di euro, “è cedere alla commercializzazione, giocare facile puntando su grandi nomi, che hanno una notorietà che passa per la televisione. Queste sono cose che possono funzionare nell’immediato, ma poi non lasciano tracce. Rappresenterebbe una occasione persa quella di limitarsi ad essere un semplicemente un luogo di ricezione di produzioni provenienti dall’esterno. Tutto invece dovrebbe essere finalizzato a dare una mano ad emergere alle nuove generazioni di artisti nelle varie discipline, in una città capace di produrre cultura”, conclude Massena, “”. f.t.






