L’AQUILA – Tutto è pronto per l’inaugurazione, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, della restaurata chiesa-teatro di San Filippo Neri, nel cuore del centro storico, tra i tanti tesori devastati dal sisma 2009, che risorge dalle sue macerie nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. Con uno sguardo proiettato al futuro, grazie ad un palco a scomparsa motorizzato, uno dei primissimi esempi in Italia inserito all’interno di un bene culturale vincolato.

Non va però dimenticato il lungo e complesso iter e le alte competenze ingegneristiche e costruttive che hanno portato a raggiungere il traguardo, dopo ben 17 anni, della restituzione al capoluogo del suo gioiello barocco, eretto nei primi decenni del XVII secolo dalla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, durante la dominazione dei vicerè spagnoli.

Ex oratorio, soprattutto, divenuto dal 1986 sede del Teatro Stabile di innovazione L’Uovo grazie all’intuizione e al lavoro di Maria Cristina Giambruno, Antonio Massena e Antonio Centofanti, che, insieme ai loro collaboratori hanno trasformato una semplice chiesa in un luogo di produzione artistica all’avanguardia riconosciuta a livello nazionale e internazionale, dopo una ristrutturazione resa possibile da una convenzione siglata con il Comune dell’Aquila, e investendo risorse proprie e provenienti da un fondo nazionale.

La progettazione per la ricostruzione è stata avviata nel 2011 dall’allora commissario post sisma per i Beni Culturali, l’architetto Luciano Marchetti.

La regia istituzionale dell’operazione del restauro e il ruolo di soggetto attuatore è stata dunque affidata nel 2012 alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, allora guidata dall’architetto Fabrizio Magani, con Antonio Massena che già dall’immediatezza del post sisma, ha svolto le funzioni di supporto tecnico per il ripristino degli apparati teatrali e non solo.

E così i lavori per circa 3,5 milioni di euro sono stati appaltati a marzo 2013 alla Dipe Costruzioni S.r.l.  dell’Aquila, degli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, ai tempi del ministro della Cultura Massimo Bray, nel governo di Enrico Letta

I fondi necessari all’opera sono arrivati dal Cipe, per circa 2,5 milioni di euro, e per 1 milione di euro dai proventi della canzone “Domani”, su iniziativa della casa discografica Sugar Music, il cui presidente la cantante Caterina Caselli, che sarà domani presente all’inaugurazione, al fianco del citato ministro Giuli, del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e di Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negramaro. Previsto un collegamento con Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.

A luglio 2013 è finalmente partito il cantiere, nel quale, la Dipe, forte della sua esperienza nel restauro di beni architettonici, ha impiegato direttamente maestranze specializzate per i lavori di rinforzo strutturale e miglioramento sismico. Per il recupero dell’apparato decorativo barocco all’opera un team, sempre interno, di restauratori e restauratrici.

I danni inferti dal sisma erano del resto molto seri, con un quadro fessurativo esteso nelle murature portanti, il crollo parziale di porzioni di volte in mattoni posti in coltello, la disconnessione tra i paramenti della cupola e danni diffusi agli apparati decorativi, stucchi, affreschi, dorature, elementi lapidei, con distacchi, lacune e perdita di adesione generalizzata.

Il consolidamento strutturale ha previsto, tra l’altro, l’inserimento di tiranti in acciaio nascosti
per legare la struttura con “effetto scatolare”, la ricostruzione delle volte collassate e il successivo rinforzo con reti in fibra di basalto impregnate con calce idraulica naturale, una tecnologia all’avanguardia nel restauro architettonico. La copertura della cupola è stata integralmente rifatta con un sistema di semi-capriate lignee ancorate al tiburio e convergenti su un anello in acciaio sospeso.

Altrettanto delicato è stato il restauro delle superfici decorate: i beni artistici del teatro, stucchi,
affreschi, materiali lapidei e apparati lignei dorati, sono stati classificati in categorie omogenee,
ciascuna analizzata dal punto di vista delle tecniche di esecuzione e dello stato di conservazione, poi si è potuto procedere con i lavori veri e propri di restauro e conservazione, in linea con il rigore metodologico tipico del restauro conservativo: nessuna alterazione dell’immagine, materiali reversibili, ogni parte ricostruita riconoscibile e documentata.

Tra le novità più significative dell’intervento, proposta dalla Dipe, il palco a scomparsa motorizzato, dotato di un sistema di motorizzazioni e catene di derivazione navale che consente di far elevare la struttura fino a nove metri e abbassarla a soli 1,05 metri quando a riposo, lasciando così piena visibilità dell’altare maggiore, della cupola e del transetto.

Il nuovo palco mobile è stato studiato da professor Massena e dagli architetti Marco Nicoletti, della Dipe costruzioni e Carlo Lufrano.

Il vecchio palco fisso, che per decenni aveva nascosto parte delle bellezze barocche dell’edificio, è stato completamente smantellato, sostituto da uno dei primissimi esempi in Italia di palco mobile inserito all’interno di un bene culturale vincolato, una soluzione che risolve la storica tensione tra la fruizione teatrale e la visibilità del patrimonio architettonico.

Il primo stralcio dei lavori di consolidamento e del restauro degli apparati decorativi sono stati ultimati e consegnati nel 2020. Si è arrivati però al 2026 per lungaggini burocratiche legate ai collaudi e anche per i lavori di realizzazione dei sottoservizi che hanno rallentato di molto le attività.

A completare l’opera e a chiudere finalmente il cerchio il Comune, tornato in possesso del bene dopo il collaudo, che ha appaltato alla impresa Gavioli la commessa degli arredi, per 140mila euro, il particolare per 180 poltrone e per i tendaggi,  a cominciare da quelli del sipario.