Mentre per le vie del centro storico di Teramo si dispiegava la grande e partecipata manifestazione degli agricoltori che denunciavano la drammatica situazione derivante dall’abnorme presenza dei cinghiali sui territori delle aree interne con pesante perdita di reddito per gli agricoltori, profonda insicurezza a causa dei cinghiali ormai alle porte delle loro abitazioni, pericoli di natura sanitaria per gli allevamenti zootecnici, inadeguatezza del sistema risarcitorio per i danni alle colture causate dai cinghiali, in Prefettura, convocata dal Prefetto di Teramo, si svolgeva una conferenza di servizio a cui partecipavano Provincia, Parco del Gran Sasso e della Laga, Sindaci delle aree interessate e Organizzazioni Professionali Agricole.

CIA, Coldiretti, Copagri e Confagricoltura hanno ripercorso il travagliato fenomeno dei cinghiali nelle zone di montagna e delle aree interne denunciando come in tutti questi anni non vi sia stata una efficacia azione delle Istituzioni preposte a controllare il fenomeno e come lo stesso, ormai, abbia assunto connotazioni drammatiche sia per gli agricoltori che per le popolazioni in genere. Si parla di una popolazione di cinghiali di oltre diecimila esemplari che se non ridotto rapidamente e ricondotto ad un giusto e ottimale rapporto con il territorio e la sopportabilità di area, causerà danni e fenomeni incontrollabili nei prossimi anni. Partendo da questi dati e tenendo presente la grande prolificità di queste razze non autoctone, che possono produrre anche dieci figli ad ogni parto che avviene 2 o 3 volte l’anno, si comprende che se non rapidamente ridimensionati nel numero, potremmo ritrovarci, il prossimo anno, con una popolazione di cinghiali di oltre 25000 capi. La situazione, già oggi insostenibile, diventerebbe di assoluta drammaticità e costringerebbe le aziende agricole a chiudere e ad andare via da quelle zone insieme agli altri cittadini residenti.

Fonte e intero articolo: Agricoltura Oggi.