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PER L'ABRUZZO STATISTICHE INDICANO L'11 APRILE; OTTIMISMO PER NUMERI MA DI PROBABILITA' DI RIAPRIRE PAESE SE NE PARLERA' DOPO PASQUA; LOCATELLI, ''NON FACILE FARE PREVISIONI SUL PICCO MA CRESCITA RALLENTA''

VIRUS: BOOM GUARITI IN 24 ORE, EIEF, ''TRA 5 E 16 MAGGIO POSSIBILE AZZERAMENTO CASI''

Pubblicazione: 30 marzo 2020 alle ore 20:54

ROMA - Si sta livellando di giorno in giorno la curva dei contagi, al punto da suscitare finalmente un po' di ottimismo perché a giorni, impossibile dire quanti, potremmo cominciare a vedere la discesa. 

Lo indica il numero dei nuovi casi registrati oggi dalla Protezione civile, che si è decisamente abbassato rispetto a ultimi due giorni: i 75.528 malati di Covid-19 sono aumentati di 1.648 in 24 ore, contro l'aumento di 3.815 registrato domenica. Boom di guariti, il maggiore dall'inizio della crisi con 1.590 persone che hanno sconfitto il coronavirus.

Di riaprire il Paese, almeno in parte, se ne riparlerà dopo Pasqua. 

Un primo sguardo verso l'azzeramento dei casi lo lanciano le stime elaborate dall'Istituto Einaudi per l'Economia e la Finanzia (Eief), basate sui dati forniti ogni giorno dalla Protezione civile: indicano che il periodo compreso fra il 5 e il 16 maggio potrebbe vedere il possibile azzeramento dei casi di coronavirus in Italia. 

Basate sui dati del 29 marzo, le elaborazioni statistiche indicano che il 6 aprile il Trentino Alto Adige dovrebbe essere la prime regioni a vedere l'azzeramento dei casi, seguita il 7 aprile da Liguria, Umbria e Basilicata, e poi da Valle d'Aosta (8), Puglia (9 aprile), Friuli Venezia Giulia (10 aprile), Abruzzo (11), Veneto e Sicilia (14 aprile), Piemonte (15) Lazio (16), Calabria (17), Campania (20), Lombardia (22), Emilia Romagna (28), Toscana (5 maggio). 

"Finalmente possiamo cominciare a essere ottimisti", dicono i fisici che analizzano le statistiche dell'epidemia nella pagina Facebook "Coronavirus-Dati e analisi scientifiche".

Il rallentamento dei nuovi casi si nota ormai anche nelle province più colpite, come Bergamo, Brescia e Milano e un altro elemento di ottimismo riguarda regioni del Centro Italia, che sono "fuori dalla crescita esponenziale", rilevano gli esperti. Si nota infatti un incremento lineare dei nuovi casi positivi, che ogni giorno aumentano di un numero costante. 

"Siamo in attesa di veder calare questi numeri e per questo - aggiungono - dovremo aspettare l'effetto delle misure di contenimento". 

Un altro dato positivo riguarda il numero dei guariti, che con 1.590 è il più alto registrato dall'inizio dell'epidemia in Italia. Non vanno invece in questa direzione i dati sui decessi in quanto questi fotografano la situazione di circa 20 giorni fa, quando è avvenuto il contagio.

Complessivamente sembra ormai certo che la curva dell'epidemia stia andando verso una sorta di plateau e che la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni. 

"Il punto è la velocità con cui la curva scenderà: questo dipenderà dall'efficacia delle misure di contenimento", osservano gli esperti. 

Bisognerà comunque attendere ancora una settimana per vedere gli effetti delle misure di contenimento.

"La curva dei contagi cresce, ma si mostra più lineare, regolare. Questo vuol dire che, con i numeri a disposizione e le elaborazioni di virologi ed epidemiologi, possiamo aspettarci il raggiungimento del picco nel giro di 7-10 giorni e, ragionevolmente, la diminuzione del contagio", ha rilevato oggi il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri. 

È ottimista anche il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, che rileva che "i dati vanno nella stessa direzione di quelli accumulati negli ultimi giorni".

Osserva comunque che "fare previsioni sul picco non è facile" e che "non si può prevedere se saranno 5, 7 o 10 giorni: ci sono varie ipotesi. Personalmente preferisco sottolineare il rallentamento della crescita". 

Si comincia comunque al guardare al futuro e potrebbero dare un contributo in questa direzione i test diagnostici più rapidi per identificare il materiale genetico del coronavirus, per i quali si lavora alla validazione, e i test sierologici per identificare gli anticorpi, in via di validazione nelle regioni. 

A 40 giorni dall'inizio dell'emergenza l'Italia supera i centomila contagiati e si appresta dunque ad affrontare almeno altri 20 giorni con le "misure di contenimento" e i divieti negli spostamenti confermati e pienamente operativi. 

Tocca al capo della protezione civile Angelo Borrelli e al presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli confermare quello che ormai è chiaro da giorni a tutti e che il Consiglio dei Ministri ufficializzerà mercoledì o al massimo giovedì. Come ha confermato anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. 

D'altronde la scelta è obbligata: i numeri che ogni giorno vengono forniti dalle Regioni alla Protezione civile dicono infatti che è proprio grazie a quei provvedimenti che il calo del contagio si sta consolidando. E dunque sarebbe impensabile cambiare ora. 

"Stiamo andando nella direzione giusta e non dobbiamo minimamente cambiare strategia" sintetizza Locatelli. 

I NUMERI

I numeri, dunque: se il dato sulle vittime continua ad essere impressionante - dopo le 756 di domenica, nelle ultime 24 ore sono morte altre 812 persone - quelli sull'incremento dei malati e sui ricoveri in terapia intensiva fanno ben sperare. 

I nuovi positivi sono "solo" 1.648, meno della metà rispetto a domenica, mentre i nuovi ingressi nei reparti intensivi sono 75 (domenica erano 50), dei quali appena 2 in Lombardia. Ed è proprio dalla regione più colpita che arriva un altro numero considerato "buono" dagli esperti. 

Per la prima volta da quando a Codogno è stato scoperto il "paziente uno", cala la crescita dei malati: domenica erano 25.392 tra ricoverati in ospedale, in terapia intensiva e in isolamento domiciliare, oggi sono 25.006, dunque 386 in meno. 

Non solo: anche il Friuli Venezia Giulia e l'Umbria fanno registrare rispettivamente 32 e 63 malati in meno. Insomma, la curva del contagio non corre più come prima. 

"Dal 20 marzo - conferma Borrelli - siamo passati da un incremento giornaliero dell'11%" dei malati "ad uno del 2%". Negli ultimi 4 giorni, dice Locatelli, il numero dei ricoverati, "è sceso dal 5% all'1% e quello dei positivi dal 7 all'1%". Ma per consolidare questo trend, agli italiani si chiedono ancora sacrifici. Tanti e per lungo tempo. Anche per prevenire che esplodano focolai nelle regioni del sud. 

"Siamo categorici - dice Borrelli - Se vogliamo vincere il virus dobbiamo stare a casa, evitare occasioni di contatto e rispettare le misure del governo. Solo così torneremo ad uscire il prima possibile". 

Quando sia questo "prima possibile", né Borrelli né Locatelli né il governo lo indicano. Ma non è certo per le vacanze pasquali. 

"Riaprire il paese anche scaglionato? Parliamone dopo Pasqua" risponde senza fronzoli il presidente del Consiglio superiore di sanità ricordando che in ogni caso è una decisione che spetta alla politica. E non potrebbe essere altrimenti vista la necessità di contemperare due diverse esigenze, la tutela della salute e la tenuta del sistema economico. Un dato certo però c'è. 
Quello per tornare alla normalità non sarà un "processo dal niente al tutto" ma "sarà graduale" sottolinea Locatelli rispondendo anche agli appelli arrivati da più parti affinché almeno ai bambini sia consentita la possibilità di avere un'ora d'aria. 

"Sappiamo che si fa fatica a trattenerli in casa, hanno molta voglia di socialità e di gioco. Lo abbiamo ben presente e non c'è dubbio che appena sarà possibile riconsidereremo queste misure. Ma per il momento abbiamo la priorità di mettere un freno a questa situazione". 

Aspettare ancora, dunque. Stare in casa. E dopo, comunque, convivremo per mesi con comportamenti che fino al 20 febbraio ci sembravano impensabili: il distanziamento sociale, l'impossibilità di abbracciare e baciare le persone care, l'andare in un supermercato indossando la mascherina". 



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