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VIOLENZA DOMESTICA E LOCKDOWN: ALLARMANTI DATI DURANTE PANDEMIA

Pubblicazione: 05 luglio 2020 alle ore 09:00

L'AQUILA - Le denunce in tema di violenza domestica e di genere durante il lockdown sono calate mediamente del 50%, seppur con differenze geografiche (in alcune zone si è arrivati al 70) e questo, secondo i magistrati e i centri Antiviolenza, è dovuto a "una tendenza a non denunciare". 

Col passare del tempo, però, sono progressivamente risalite le querele per maltrattamenti e si sono abbassate, invece, quelle per stalking. E il Csm non ha dubbi che questa sia la naturale conseguenza delle restrizioni di mobilità legate al Covid. A gravare, secondo il Consiglio, sulla situazione anche la "difficoltà ad avere punti di riferimento agili per depositare le denunce e le querele urgenti".

E' stato pubblicato un primo significativo bilancio della Commissione d'inchiesta sul Femminicidio sulla violenza di genere durante il periodo di emergenza Covid-19, in particolare durante il lockdown. 

Durante i giorni di quarantena, il numero di denunce da parte delle donne era incredibilmente diminuito e questo ha allarmato tutte le operatrici che nei vari ambiti combattono questa orribile piaga. 

"Il Dipartimento Pari Opportunità di Ali ha assunto un ruolo trainante nella lotta alla violenza durante la Pandemia", spiega Andrea Catizone, direttrice del Dipartimento Pari Opportunità di Ali- Autonomie Locali Italiane.

"Ci siamo fatti promotori, anche con altre associazioni, della campagna di divulgazione del numero verde 1522 assunta dal Governo e dal Ministero per le Pari Opportunità che ha consentito alle donne vittime di violenza di poter richiedere ed ottenere il supporto necessario per poter denunciare e poi ricevere protezione contro la violenza domestica". 

"Inoltre - prosegue Catizone - abbiamo avviato la campagna, già realizzata in Spagna prima ed in Francia dopo, che abbiamo chiamato mascherina 1522 e che si è tradotta in un Protocollo tra la Ministra per le Pari Opportunità e la Fofi, la Federfarma e l'Assofarm, per cui anche dentro le Farmacie si può trovare materiale informativo sia sul numero 1522 che su tutti i servizi del territorio contro la violenza. Un lavoro che ha prodotto grandi risultati e che ha consentito di invertire il dato sulle denunce come la Relazione presentata dalla Commissione d'inchiesta sul femminicidio fa emergere con chiarezza anche analizzando i dati Istat in materia". 

"L'impegno del Dipartimento Pari Opportunità di Ali per il contrasto alla violenza di genere - conclude Catizone - prosegue anche nel campo della formazione destinata alle amministratrici e agli amministratori locali. I corsi di formazione in via di attivazione coinvolgeranno migliaia di amministratori e prevedono un focus specifico sulla violenza di genere e la rete dei servizi territoriali per la prevenzione e la tutela".

In linea con gli esiti dell’indagine ViVa sono i dati diffusi dall'associazione Differenza donna, che gestisce alcuni centri antiviolenza, sportelli codice rosa e case rifugio.

La associazione, nel rilevare - nel periodo 6 marzo/10 maggio 2020 - i dati relativi al numero di nuove donne che hanno chiesto aiuto, delle telefonate sostenute e dei colloqui svolti tramite le diverse modalità attivate (skype, zoom, whatsapp) ha evidenziato come, rispetto ai precedenti anni 2018 e 2019, non si sia registrato il solito incremento annuale, da attribuirsi all'oggettiva difficoltà per le donne di chiedere aiuto e sostegno, conseguente alle misure di contenimento adottate.

Va segnalato che - in parziale controtendenza - un complessivo aumento del numero delle telefonate, nei primi quattro mesi di quest'anno, è stato rilevato invece dalla associazione BeFree. 

Secondo i dati dell'associazione, che si riferiscono a 4 case rifugio (2 a Roma e 2 in provincia de l’Aquila e Campobasso) e a 8 centri antiviolenza (5 a Roma e 3 centri in Molise), da gennaio al 20 aprile 2020 sono pervenute 2.022 telefonate da parte di donne, contro le 874 telefonate ricevute nello stesso periodo del 2019. 

La maggior parte delle telefonate sono state effettuate da donne che per la prima volta contattavano l'associazione, e la maggior parte di esse erano volte alla possibilità di potersi allontanare dalla casa e dal partner maltrattante convivente.

I Centri antiviolenza e le Case rifugio costituiscono il fulcro della rete territoriale della presa in carico delle donne vittime di violenza. Si tratta di servizi specializzati che lavorano sulla base di una metodologia dell’accoglienza basata su un approccio di genere e sui principi della Convenzione di Istanbul.

Nell’ottobre 2019 è stata pubblicata una indagine sui centri antiviolenza, compiuta dall’Istat in collaborazione con il Cnr, dalla quale è risultato che: sono complessivamente 335 i centri e i servizi specializzati nel sostegno alle donne vittime di violenza, ai quali si sono rivolte -almeno una volta in un anno- 49.021 donne; di queste 21.618 sono quelle che hanno iniziato, per la prima volta, un percorso di uscita dalla violenza. 

In Italia, dunque, esistono 1,3 centri/servizi per ogni 100mila donne con 14 anni e più. Il dato medio è uniforme tra Nord e Centro, ed è più elevato nel Mezzogiorno dove i centri/servizi antiviolenza risultano 1,8 per 100.000 donne residenti.

In Abruzzo ci sono 13 Centri antiviolenza dislocati sul territorio regionale http://www.abruzzosociale.it/site/main/post/186



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