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ANCORA SCONTRI DOPO ANNULLAMENTO GARA RIMOZIONE VELENI SITI 2A E 2B; MORASSUT NEGA SCIPPO, CAPOGRUPPO FDI LO SMENTISCE, BORDATE SINDACO LAGATTA CONTRO MARCOZZI CHE REPLICA 'CHIEDA SCUSA'; PD, DA MARSILIO PROPAGANDA''

BUSSI: MINISTERO, ''50 MLN PER BONIFICHE''
TESTA, ''NON RISULTA DALLE VOSTRE CARTE ''

Pubblicazione: 21 maggio 2020 alle ore 18:56

PESCARA - Altra giornata campale sulla megadiscarica dei veleni di Bussi, a seguito dell'annullamento della gara per la bonifica dei siti 2a e 2b, attesa da un decennio. Il sottosegretario al ministero dell’Ambiente Roberto Morassut., annuncia che l’Abruzzo non perderà i 50 milioni destinati al Sin di Bussi sul Tirino". e dà garanzie per una bonifica con tutti crismi da parte di Edison, dichiarata responsabile dell'inquinamento.

Gli replica a stretto giro il capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione, Guerino Testa, che invece fa notare che "sulla lettera inviata dal Ministero si legge che lo stesso, così testualmente, 'ha provveduto a chiudere la contabilità speciale di cui sopra, con riassegnazione delle relative somme a favore del Ministero dell' Economia', senza indicare una specifica destinazione”. e chiede sarcasticamente "quali garanzie si hanno che la società Edison rimuova tutti i rifiuti e ripristini quelle aree, come sarebbe dovuto avvenire oggi con il progetto che è stato annullato". 

La decisione di annulare la gara ha provocato la levata di scudi del presidente della Regione Marco Marsilio, e del sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, che si appresta a denunciare per omessa bonifica il Ministero e ha oggi inviato un comunicato stampa di fuoco contro il capogruppo M5s in Regione Abruzzo Sara Marcozzi, che ha difeso la decisione del ministro, di area M5s Sergio Costa. Esulta alle parole del sottosegretario anche il Partito democratico, con il segretario regionale Michele Fina

L’effetto dell’infausta decisione di annullare la gara sarà, sostiene invece Lagatta come pure Marsilio, e con loro il fronte ambientalista, l’azzeramento di un iter durato anni, e che era arrivato a definire il progetto, a trovare la compertura nei fondi del post-sisma 2009, per ben 50 milioni, a fare la gara per l’opera integrale di bonifica e di reindustriailizzazione.

Il Consiglio di Stato, ha definitivamente sancito che la società Edison, che ha operato a Bussi fino al 2012, è la responsabile dell'inquinamento, e su di essa gravano ora i costi dell’intervento.

Con l’annullamento della gara e dunque del progetto di bonifica, i tempi per redarre un nuovo progetto potranno durare anni, e si teme che la Edison farà anzi un intervento al risparmio: non la rimozione ma un semplice ‘capping’ dei veleni”.  Quando invece il Ministero avrebbe potuto già avviare i lavori di bonifica e di reindustralizzazione, firmando il contratto alle imprese aggiudicatarie, usando i 50 milioni già in cassa, per poi farsi risarcire da Edison.

I 50 milioni però sembrano essere salvi. E Marcozzi in una nota esulta per la notizia e chiede a Marsilio e Lagatta di chiedere scusa. 

"Edison è stata riconosciuta responsabile della contaminazione di un’area specifica - spiega Morassut -, di circa 5 ettari che è parte di un SIN ben più vasto, di oltre 230 ettari. Per quella parte Edison dovrà ottemperare, come prevede la legge e dando seguito alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato, alla bonifica e sta già implementando le misure di prevenzione sul sito per iniziare le successive attività di caratterizzazione".

"Le risorse pubbliche già destinate alla bonifica per 50 milioni e attribuite alla “contabilità speciale” - spiega ancora -, e che dovevano servire a finanziare l’intervento a spese dello Stato, torneranno a breve nella disponibilità del Ministero dell’Ambiente e potranno essere utilizzate, d’intesa con la Regione Abruzzo, per altri interventi di bonifica all’interno dello stesso SIN".   

"Per quanto attiene gli esiti della gara pubblica in corso, va ricordato che, comunque, l’onere dell’intervento non avrebbe più potuto essere accollato allo Stato stante la accertata responsabilità di Edison. Come dovrebbe essere evidente ad ogni buon amministratore pubblico l’avvio del procedimento per l’annullamento della gara oggetto dell’intervento è stato un atto dovuto per la trasparenza e a salvaguardia di importanti risorse pubbliche, in presenza di un progetto, quello posto a base di gara, giudicato inadeguato da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il maggiore organo tecnico consultivo dello Stato. Il Ministero ha agito quindi in piena coerenza e correttezza a tutela del territorio e dei cittadini abruzzesi. E continuerà a farlo”. 

Non ne è convinto Testa.

"Nella 'storia senza fine' della bonifica di Bussi si sta purtroppo scrivendo il capitolo più triste: mentre eravamo prossimi all’avvio dei lavori di bonifica delle discariche 2a e 2b, con un colpo di spugna - afferma in una nota -, il Ministero dell’Ambiente ha annullato tutti gli atti finora compiuti e addirittura restituito 50 milioni di euro al Ministero dell’Economia, un vero e proprio scippo ai danni della Regione di fondi necessari per realizzare e comunque garantire questo importante risultato che tutti attendiamo da decenni. Oggi la Consigliera Marcozzi attesta, invece, che i suddetti fondi resterebbero all'Abruzzo, mentre sulla lettera inviata dal Ministero si legge che lo stesso, così testualmente, 'ha provveduto a chiudere la contabilità speciale di cui sopra, con riassegnazione delle relative somme a favore del Ministero dell' Economia', senza indicare una specifica destinazione”. 

“Stupiscono le affermazioni del capogruppo M5s Sara Marcozzi in difesa dell’operato del Ministro Seegio Costa - prosegue Testa - , al suo fianco un anno e mezzo fa, in piena campagna elettorale regionale, quando annunciò l’avvio in una settimana dei lavori di bonifica che non sono mai partiti. Non solo, ora la procedura deve ricominciare da capo. La consigliera Cinque stelle ripete pedissequamente le informazioni che le giungono da Roma affermando che il progetto di bonifica non va più bene. I cittadini però si chiedono come mai, solo oggi, il Ministero se ne accorge. E soprattutto, come fa la consigliera ad essere così precisa sui dati tecnici quando abbiamo letto tutti sui giornali che il Forum H2O combatte da mesi con il Ministero per avere accesso a questi atti inspiegabilmente negati”.

“Alla luce di queste considerazioni – prosegue Testa -, sorgono seri dubbi su queste paventate carenze progettuali alla base dell’annullamento della gara, e della sottrazione dei fondi che dovevano assicurare la bonifica, ed è necessario andare a fondo. Bene ha fatto il Presidente Marsilio ad annunciare azioni giudiziarie, anche al fianco del Comune di Bussi.
Sul piano politico, invece, il Ministro Costa e la consigliera Marcozzi dovrebbero spiegare agli abruzzesi quali garanzie hanno che la società Edison rimuova tutti i rifiuti e ripristini quelle aree, come sarebbe dovuto avvenire oggi con il progetto che è stato annullato. La società, infatti, non solo in tutti i gradi di giudizio ha negato di essere responsabile fino all’ultimo, che si è concluso di recente, e che le ha dato definitivamente torto, ma non ha ancora compiuto significativi passi verso la bonifica anche nelle altre due aree ove è ugualmente obbligata: la discarica Tremonti a Bussi e l’ex Montecatini a Piano d’Orta. Inoltre, dovrebbero dirci quali garanzie hanno che il R.T.I. che si era aggiudicato la gara non chiederà un risarcimento del danno per questo dietro front e che ci costerà quanto una intera bonifica”.

“Se vogliamo tutelare la salute pubblica e l’ambiente e offrire un futuro a quelle aree e ai cittadini non solo bussesi, ma dell’intera Val Pescara, allora non possiamo che pretendere la rimozione integrale dei rifiuti e non lasciarli in loco e racchiuderli con un tombamento, "soluzione" del tutto inaccettabile che il ministero aveva provato comunque a sdoganare nel 2014. Modalità che la società Edison ha provato a proporre per la discarica Tremonti, scongiurata solo dal muro eretto da Regione e associazioni. La preoccupazione è, infatti, che questo passo indietro del Ministero 5 Stelle si risolva in una soluzione a ribasso conveniente per la società, ma non per la Regione e gli abruzzesi”.

 



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