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E' TRA GLI UOMINI DI MAGGIORE PESO NELLA SERRATA E TESA TRATTATIVA: OGGI RIUNIONE DECISIVA EUROGRUPPO? IL FEDELISSIMO DI DRAGHI ALLA RIBALTA DELLE CRONACHE PER DISSAPORI CON CONTE E GUALTIERI

UE, SU MES AQUILANO IN PRIMA LINEA,
E' IL DG DEL MEF ALESSANDRO RIVERA

Pubblicazione: 07 aprile 2020 alle ore 10:49

L’AQUILA – C’è l’aquilano Alessandro Rivera, direttore generale del ministero dell’Economia e delle Finanze, tra gli uomini di maggiore peso ed influenza nella lunga e controversa vicenda sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes), meglio conosciuto come Fondo salva-Stati, del quale l’alto dirigente riveste il ruolo di componente del Consiglio di amministrazione. 

Il 50enne manager pubblico che fa parte di una nobile famiglia aquilana, è un fedelissimo dell’ex governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, ed ha avuto ed avrà sicuramente un ruolo nella difficile trattativa su uno strumento che ha visto i vertici italiani, in testa il premier, Giuseppe Conte, prendere le distanze da Paesi, su tutti Germania e Olanda, che vorrebbero approvare un Mes nella versione pre-coronavirus: questo dopo aver chiuso le porte in faccia al nostro Paese su altre soluzioni come Eurobond e Banca centrale europea a garantire tutta la liquidità necessaria a superare la crisi.

Oggi Rivera sarà, anche se lontano dai riflettori, protagonista nella riunione verità dell’Eurogruppo che, dopo il nulla di fatto e del rinvio di 15 giorni, si annuncia molto pesante visto che dovrà affrontare una volta per tutte la partita sull’attivazione del Mes, fondo al quale l’Italia ha già versato poco meno di sessanta miliardi di euro.

Nelle ultime settimane Rivera, fratello di Vincenzo ex direttore generale della Regione Abruzzo ed ora responsabile dell’ufficio per la ricostruzione dei comuni abruzzesi coinvolti nel terremoto del Centro Italia, è stato al centro delle cronache politiche ed economiche. Il suo nome infatti è rimbalzato su alcuni media: in particolare, secondo Dagospia e il Giornale, Gualtieri “ha voluto mettere una distanza con Rivera” - considerato un “problema che ci sta ostacolando su tutto” - dopo le indiscrezioni sulle presunte incomprensioni con il premier Conte.

L’attivazione del Mes sbloccherebbe delle risorse economiche che, sulla carta, dovrebbero aiutare l’Italia a non crollare nel pieno dell’emergenza Coronavirus. Anche se in queste ore che mancano alla riunione odierna dei ministri dell’Econoomia, il braccio di ferro tra Paesi integralisti e nazioni, tra cui l’Italia, che si oppongono alla firma della versione pre-coronavirus è nella fase decisiva.
Ma intanto, oggi Gualtieri si presenta forte del fresco decreto che stanzia 200 miliardi per la liquidità delle imprese, annunciato ieri sera come lo sforzo “più poderoso nella storia della repubblica” per porre le basi per “una nuova primavera”. 

Si tratta del piatto preteso da Conte e Gualtieri a garanzia degli istituti bancari per il decreto a favore delle imprese in grave crisi di liquidità: e sarebbe proprio il “figlioccio” di Draghi a dover pensare a far quadrare i conti ed a chiudere un Mes dignitoso; ma pure, come ipotizzato dai ‘maligni’, in un quadro di riferimento nel quale ci sarebbe una strategia, neppure troppo sommersa, tesa a favorire l’ingresso di Draghi nel ruolo di premier al posto di Conte in caso di un clamoroso ribaltone.
 
Conte e Gualtieri vorrebbero un Mes “leggero”, dopo le porte in faccia chiuse, versione che potrebbe soddisfare qualcuno nella parte di maggioranza a 5 Stelle che però non avrebbe mai gradito Rivera e che in generale è sempre stata contraria al Mes, così come Lega e Fratelli d’Italia che lo ritengono ancora oggi uno strumento pericoloso a prescindere da come sarebbe attivato e nemmeno adatto in termini di cifre necessarie a fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

E che pretendono si passi dal Parlamento prima di qualsiasi eventuale firma.

Il Mes “leggero”, nell’idea di Conte e Gualtieri, non porterebbe con sé le famose condizionalità, in parole povere l’ingresso della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) nel nostro Paese, con conseguenti drastiche misure in stile Grecia fatte di ulteriori tagli al welfare e di svendita di quei patrimoni pubblici e privati ancora in mani italiane.

Misure che dovranno essere messe in atto per poter ripagare il prestito di circa 35 miliardi di euro che il Mes concederebbe all’Italia dopo aver “preso” dall’Italia quasi sessanta miliardi, ripetono critici e scettici. 

All’Eurogruppo, però, la strada “leggera” non sarebbe considerata percorribile.

In tal senso, Rivera in sede di Euro Working Group non si è opposto alla linea del Mes, atteggiamento che avrebbe mandato Conte su tutte le furie.

Ma è una ricostruzione che non convince tutti, soprattutto in zona opposizione dove in molti sono convinti che il Mes sia già cosa fatta e che il caso Rivera sia “soltanto una sceneggiata per coprire il tradimento nei confronti dell’Italia”.

Alessandro Rivera è stato nominato direttore generale del Tesoro il 2 agosto 2018. In qualità di direttore generale del Tesoro, gli è affidato il compito di rappresentare l’Italia come membro di working group e commissioni afferenti alle principali organizzazioni finanziarie internazionali.

È il rappresentante italiano nei Deputy meetingfinanziari G7, G20 e Fondo Monetario Internazionale. Nell’ambito dell’Unione europea è membro dell’Economic and Financial Committee e dell’Euro Working Group. Presiede inoltre la sottocommissione della European Financial Committee per le tematiche correlate al Fondo Monetario Internazionale.

Oltre a queste responsabilità, è Presidente di AMCO Spa, membro del Consiglio di Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti e del Supervisory Board di STMicroelectronics. Presiede il Comitato di Sicurezza Finanziaria.
 
Prima di ricoprire l'attuale incarico, dal 2008 al 2018 Alessandro Rivera è stato alla guida della Direzione Generale per il Sistema Bancario e Finanziario, Affari Legali presso il Dipartimento del Tesoro presso la quale, dal 2000 al 2008, ha diretto diversi uffici. Precedentemente, Rivera ha rappresentato l’Italia in diversi working group internazionali e commissioni sui temi delle policy e della regolamentazione del sistema finanziario ed è stato membro di diversi Consigli di Amministrazione. Roberto Santilli



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