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TERREMOTO: INVASIONE CONSIGLIO REGIONALE, 4 AQUILANI CONDANNATI

Pubblicazione: 16 dicembre 2013 alle ore 17:15

Un momento della protesta fuori all'Emiciclo
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L'AQUILA - Il giudice onorario del tribunale dell'Aquila Angelo Caporale ha condannato quattro aquilani a sei mesi di reclusione più 200 euro di multa per danneggiamento e invasione di uffici pubblici.

Si tratta di Enrico Maria Ciccozzi, Nino Benito D'Innocenzo, Giovanni De Gasperis e Mauro Zaffiri.

I fatti si riferiscono al 23 dicembre 2010, quando un centinaio di cittadini occuparono alcuni spazi della sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, dove era in corso una seduta dell'assemblea, per chiedere una proroga per la restituzione delle tasse sospese dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Fu la famosa protesta dei post-it, quelli che invitavano alle dimissioni l'allora commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi, lasciati dai manifestanti nei corridoi dei palazzi del potere.

Ai quattro imputati erano contestati i reati di aver forzato il cancello posti all'ingresso dell'Emiciclo e del portone dell'aula consiliare, secondo quanto riferito da alcuni agenti di polizia presenti sul posto.

Il pm aveva chiesto l'assoluzione piena per D'Innocenzo e Zaffiri e la sola condanna per danneggiamento per Ciccozzi e De Gasperis.

Durante il processo sono sfilati in aula vari rappresentanti politici, come la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, all'epoca assessore comunale, l'ex deputato piddino Giovanni Lolli, il vice presidente dell'Emiciclo Giovanni D'Amico, anche lui del Pd, e il direttore amministrativo del Consiglio, Paolo Costanzi, quest'ultimo nell'udienza di stamattina.

"Aspettiamo i 30 giorni che si è riservato il giudice per leggere le motivazioni della sentenza, ma certamente faremo ricorso in appello", spiega l'avvocato aquilano Gianmatteo Riocci, legale di fiducia di Zaffiri.

"È la prima condanna per eventi legati alle proteste post-sisma - sottolinea - perché finora sono prevalse, giustamente, le ragioni dei cittadini, preoccupati per il loro futuro".

"Il mio assistito, insieme agli altri tre imputati e a tantissime altre persone erano andati all'Emiciclo solo per potersi confrontare con le istituzioni, in maniera assolutamente pacifica, come hanno riferito i testimoni", conclude Riocci.

LE REAZIONI

APL: “GLI SCIACALLI RIDONO, MA CONDANNATI ALTRI”

Oggi quattro persone sono state condannate per l’occupazione simbolica della Regione, avvenuta il 23 dicembre del 2010.

Eppure, tre anni fa alla Regione eravamo in molti. Andammo dopo un’infuocata assemblea, cui partecipavano forze politiche, sindacali e di categoria. Il governo ci chiedeva la restituzione delle tasse; per la nostra economia allo stremo era vitale ottenere, al contrario, un rinvio.

La nostra protesta fu portata al palazzo della Regione, che avrebbe dovuto essere aperto per il rientro pomeridiano degli impiegati.

Trovammo invece i cancelli chiusi, come era capitato addirittura in occasione di sedute di consiglio regionale, sedute che notoriamente dovrebbero essere pubbliche.

Qualcuno riuscì ad aprire ugualmente, l’occupazione del palazzo vuoto fu pacifica e senza nessun danno (come ha testimoniato lo stesso direttore amministrativo della Regione). Entrati negli uffici degli amministratori regionali, il massimo del nostro dissenso venne espresso attaccando dei post-it sulle scrivanie! Ironizzammo su noi stessi per quel gesto debole!

In serata, da Roma, arrivarono buone notizie: grazie anche a quell’iniziativa, venne accordata una proroga di altri sei mesi al pagamento dei tributi, una piccola boccata di ossigeno.

Per quel provvedimento, molti politici - da Gianni Letta al sindaco Cialente e altri - si sono appuntati medaglie sul petto. Oggi, però, a pagare per quel gesto di attivismo civile, disinteressato e non-violento, sono solo in quattro.

Quattro scelti a caso dalla Questura, tanto da non essere identificati sul posto, come in altre inchieste e in altri processi.

Cittadini puniti per il loro impegno, mentre gli sciacalli continuano a ridersela. È l’ennesimo processo contro quei cittadini che non si rassegnarono e lottarono. È il tentativo di riscrivere la storia di quella stagione di impegno civico e di senso di comunità.

3E32: "CITTADINI CONDANNATI, AFFARI RICOSTRUZIONE ARCHIVIATI"

"Stamattina nelle aule di tribunale di Bazzano si è consumata un'ingiustizia vergognosa. Quattro persone sono state condannate a 6 mesi di carcere più ammenda, con l'accusa di 'invasione' della Regione del dicembre 2010 e di danneggiamento".

È quanto si legge in una nota del comitato 3e32.

"Ricordiamo tutti quel giorno, quando esasperati di fronte all'ennesima presa in giro del Governo sulla restituzione dei tributi, in centinaia e insieme ai rappresentanti delle categorie e delle istituzioni locali, decidemmo di occupare le stanze della Regione e dell'allora commissario Gianni Chiodi, per chiedere equità di trattamento fiscale".

"Grazie a quella protesta infatti, il governo, all'ultimo minuto, approvò un emendamento sulla riduzione e rateizzazione delle tasse da restituire, un risultato strappato grazie alla presenza e alla determinazione di tutti".

"Invece oggi, nell'incredulità generale, il giudice onorario Angelo Caporale ha condannato 4 persone, nonostante perfino il pubblico ministero avesse chiesto l'assoluzione per l'occupazione e nonostante diversi rappresentanti della Regione stessa avessero testimoniato il fatto che non ci sia stato nessun reale danneggiamento".

"Questa condanna è ancora più grave se si considera che è stato invece archiviato il procedimento relativo alle intercettazioni dell'ex assessore Ermanno Lisi, in cui ci si rallegra per gli affari del terremoto, mentre poi condanna e criminalizza il movimento che in questi anni si è battuto per la giustizia e la trasparenza della ricostruzione".

"Siamo convinti che il giudizio di appello ribalterà questo verdetto ridicolo, ai danni di cittadini scelti arbitrariamente dalla questura, senza alcuna identificazione, ma solo perché ritenute 'persone note', e cioè perché attive nelle assemblee e nelle riunioni".

"A questo punto - conclude la nota - condannateci tutti, ma sappiate che noi continueremo comunque a batterci contro ogni ingiustizia e speculazione, e per una ricostruzione certa e trasparente".



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