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DOTTOR ALTAMURA, GESTORE STABILIMENTO, ''REGIONE SPENDE 2,5 ML L'ANNO PER CURE TERMALI, CHE VANNO QUASI TUTTI FUORI ABRUZZO''

TERME RIVISONDOLI: CALVARIO BUROCRAZIA, 6 ANNI PER VIA LIBERA E NO ACCREDITAMENTO

Pubblicazione: 15 giugno 2019 alle ore 07:00

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RIVISONDOLI - Un'occasione mancata lunga trent'anni, per la salute dei cittadini, per il grande indotto economico che avrebbe potuto creare ed anche per le casse della Regione Abruzzo.

Questa in sintesi la clamorosa vicenda delle terme di Rivisondoli, nota località sciistica in provincia dell'Aquila, sullo spettacolare altopiano delle Cinque Miglia.

Un progetto, creato sin dalla scoperta delle preziose sorgive di acque termali e sulfuree, dal medico condotto Luigi Altamura, che la burocrazia regionale ha rischiato - e rischia tuttora - di impantanare nelle morte gore dei grovigli procedurali, dell'estenuante lentezza con cui si portano avanti le pratiche.

Lo stabilimento, Termealte, inaugurato nel 2011, ha avuto infatti l'autorizzazione solo dopo sei anni e ha aperto i battenti solo nel 2017, ma finora senza accreditamento al servizio sanitario, come avviene per tutte le altre terme italiane.

Eppure la Regione Abruzzo ogni anno spende per coprire il costo delle cure termali bel 2,5 milioni di euro, che in buona parte prendono il volo verso altre regioni.

Visto che in Abruzzo sono oggi operative e accreditate solo le terme di Popoli (Pescara) e Canistro (L'Aquila), mentre quelle Caramanico, ai piedi della Majella pescarese, sono chiuse a causa del braccio di ferro fra la società concessionaria in liquidazione, a caccia di fondi pubblici per ripartire, e la Regione che stringe i cordoni della borsa.

E dove sono dove 190 posti a rischio, oltre ad un indotto enorme.

A raccontare ad AbruzzoWeb, passo passo, la travagliata vicenda delle terme di Rivisondoli è lo stesso protagonista Luigi Altamura.

"Tutto ha avuto inizio a fine anni '80 esordisce il dottore -, quando ho scoperto che le acque, che lambivano in alcuni tratti l'antico tratturo magno Celano-Foggia, erano termali, ovvero ricche di sali minerali, e sulfuree, quindi ricche di zolfo e bicarbonati, dunque con grandi proprietà curative. Unica particolarità: sono poverissime di calcio, per cui non si forma l'idrogeno solforato che connota normalmente, con il caratteristico odore e anche colore, le altre acque termali".

A seguito di una certosina e approfondita fase di studio, ottenuta la concessione dalla Regione Abruzzo, per l'utilizzo di quelle acque terapeutiche, nel 2002 la famiglia Altamura, con la società Ex Arce Salus (tradotto: "la salute dalla roccia"), ha investito ingenti risorse, tutte di tasca propria, per realizzare lo stabilimento termale.

I lavori sono terminati nel 2011.

Per iniziare l'attività e coronare un sogno mancava solo l'autorizzazione all'esercizio, da parte sempre della Regione Abruzzo.

Per quel documento sottoscritto e vidimato, che ingenuamente Altamura considerava una mera formalità, sono passati però la bellezza di sei anni.

Nel frattempo affianco alle terme è stato realizzato, da parte di una società molisana, un albergo, pensato proprio a servizio e in sinergia con l'impianto termale, ma tutto è rimasto fermo.

"Ho vissuto un vero e proprio calvario - racconta Altamura - , non si capivano i motivi per cui non ci veniva concessa l'autorizzazione, ad un certo punto era uscito fuori che era sparita la documentazione, che non si ritrovava il plico. Sono stato costretto a rivolgermi all'autorità giudiziaria. Alla fine l'autorizzazione è arrivata nel marzo 2017".

Con il prezioso documento in mano, Altamura ha subito fatto richiesta di accreditamento al dipartimento Sanità della Regione Abruzzo.

Passaggio scontato, perché, spiega il medico, "tutte le terme italiane sono accreditate, in modo tale che le cure non siano a carico degli utenti, nel nostro caso per la cura delle sinusiti, bronchiti, anche croniche, otiti, sordità rinogena, asma, cefalea- Con risultati molto positivi".

Manco a dirlo, Altamura è ancora in attesa di questo accreditamento.

Ad ogni buon conto ha potuto avviare l'attività, cercando in ogni modo di calmierare i costi delle terapie offerte nel suo impianto.

Dà lavoro, nei periodi di punta, a circa 20 addetti ed ha ospitato in due anni, circa 1.800 persone, provenienti in buona parte da fuori Abruzzo, con grandi benefici per tutto l'indotto turistico dell'Altopiano delle Cinque miglia ma con un evidente svantaggio competitivo rispetto a tutte le altre strutture italiane, dove le cure sono coperte dal servizio sanitario nazionale soprattutto di altre Regioni, perché le terme abruzzesi, come detto, sono appena quattro e quella di Caramanico è ora ferma.

"Quello che fa rabbia – si accalora il dottor Altamura – è che la Regione Abruzzo investe ogni anno 2,5 milioni di euro, soldi dei contribuenti, proprio per coprire i costi delle cure termali, che in in buona parte vanno a finire in altre regioni italiane. Un danno enorme, soprattutto per la salute dei cittadini, che non hanno nel loro territorio un servizio che ritengo essenziale".

In attesa di avere buone nuove sull'accreditamento, Altamura ha pure una nuova incombenza burocratica a cui dover far fronte: è scaduta la concessione ventennale.

"La pratica è in mano alla dirigente del servizio attività estrattive della Regione Iris Flacco, ci è stato richiesto un gran numero di documenti,  prontamente consegnati. Spero davvero che questa volta non ci siano intoppi, perché, se così fosse, chiudo tutto e arrivederci".



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