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SUL CARTELLO DEL DIRETTORE DI CONFOCOMMERCIO ''IMPRESE APPESE AD UN FILO''

TASSE L'AQUILA: CELSO CIONI SOSPESO NEL VUOTO DAL BALCONE DI CASA PER PROTESTA

Pubblicazione: 31 maggio 2019 alle ore 08:20

L'AQUILA - Clamorosa protesta questa mattina alle 7, da parte Celso Cioni, direttore abruzzese di Confcommercio, che si è appeso dal balcone di casa sua a L'Aquila, imbragato ad una corda.

Motivo del clamoroso gesto, la mancata proroga della restituzione delle tasse ridotte e sospese dopo il sisma 2009. E che ora l'Unione Europea considera aiuti di Stato. Una partita da 100 milioni che avrebbe effetti devastanti sull'economia cittadina.

Sul cartello tenuto in mano da Cioni l'eloquente scritta "124 imprese appese ad un filo", e in merito alla protesta, spiega di averla inscenata “dopo le prove fatte ieri sera con i miei amici Agostino Cittadini, guardia alpina di livello nazionale, ed Enrico Bromo e Gianvito Pappalepore, appassionati di montagna”.

“Ho voluto rappresentare simbolicamente questa grave situazione che pende come una spada di damocle da anni sulla testa di 124 imprenditori chiamati a restituire circa 100 milioni comprese le more, per non aver commesso nulla di illegale, ma per errore di qualche burocrate europeo che non si rende conto che all’Aquila oltre al tragico terremoto è successo di tutto", ha detto Cioni ai cronisti.

"Abbiamo la sola colpa di essere nati in questo territorio che da 10 anni è costretto a confrontarsi con questa dura realtà e per premio i nostri euroburocrati ci hanno fatto questo bel regalo: si trovano soldi per qualsiasi provvedimento governativo, come mai non si trovano 78 milioni per dire ai terremotati 'vi meritate un presente dignitoso e un futuro possibile'?".

"I debiti veri non sono stati fatti dai piccoli imprenditori ma dai pesci grossi che hanno accumulato miliardi su miliardi, coperti solo dai loro cognomi. Amici della politica vergognatevi e trovate una soluzione, altrimenti armiamo una rivoluzione come negli anni '70".

Sotto feroce attacco in queste ore per la mancata proroga i parlamentari abruzzesi, in particolare l'aquilano in maggioranza Luigi D'Eramo, della Lega.

La questione è sul tappeto da anni e le cartelle esattoriali sono state “neutralizzate” con una serie di proroghe da parte dei governi precedenti e dell’attuale, l’ultima scade a fine giugno “e non ci sono provvedimenti nonostante le promesse del governo giallo verde”: inizialmente, erano circa 350 le imprese e le partite coinvolte, ora dopo l’attuazione del ‘de minimis’ di 200mila euro, cioè l’esclusione degli imrenditori che dovevano pagare fino a 200mila euro, la platea si è ridotta a 124 imprese per pagamenti complessivi pari a 78 milioni di euro che con interessi e sanzioni diventano circa 100.

“Se va a finire male, assisteremo a fallimenti e licenziamenti, non capisco come si trovino miliardi di euro e non si individuino 78 milioni di euro per dare tranquillità a un territorio martoriato che è alla ricerca del rilancio e che potrebbe tornare a crescere con assunzioni e nuovi investimenti senza questa corda appesa al collo. Faccio appello al presidente del Consiglio e ai preiusdenti delle due Camere per una soliuazione definitiva, vasta con le proroghe che ripropongono il problema tra sei mesi, un problema ascribile ad un euroburofollia”.

Cioni non è nuovo a gesti eclatanti: nel gennaio 2014 si è barricato nel bagno della filiale di Bankitalia in piazza Duomo con una tanica di benzina e un accendino, minacciando di darsi fuoco se il governo non avesse preso misure urgenti per i piccoli commercianti della città, "costretti dal terremoto a lasciare i proprio negozi senza ottenere alcun sostegno".

Dopo circa 3 ore, Cioni aveva concluso questa forma estrema di dissenso uscendo dal bagno e imboccando una porta laterale della banca.

 



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