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ANNUNCIO DIRIGENTE GERARDINI: SOLUZIONE CONTRO IL DANNO ERARIALE PER L’ACQUA CHE SI DISPERDE INUTILIZZATA NEL FIUME DOPO L’ABBANDONO DI NORDA. TRA BREVE NUOVO BANDO PER SANT’ANTONIO SPONGA

SORGENTI CANISTRO: REGIONE CORRE AI RIPARI, AUTORIZZAZIONE A SANTA CROCE

Pubblicazione: 21 novembre 2018 alle ore 06:30

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L'AQUILA - Dopo l'abbandono di Acque minerali per l'Italia, ex Norda, e l'inevitabile revoca del bando delle sorgenti Sant'Antonio Sponga di Canistro (L'Aquila), la Regione Abruzzo corre ai ripari, e per limitare i rischi di danno erariale visto che da oltre due anni la preziosa acqua finisce nel Fiume Liri, apre un'interlocuzione con l'ex concessionaria Santa Croce.

L'ipotesi è quella di dare seguito alla richiesta più volte avanzata dalla stessa società di Camillo Colella, quella di avere la possibilità di imbottigliare nel suo stabilimento di Canistro, l'acqua della sorgente di cui la stessa Regione, nell'autunno 2016, gli aveva revocato la concessione, senza alcuna proroga, provocando un durissimo contenzioso giudiziario ancora in corso.

Tutto ciò con un’autorizzazione provvisoria, fino all’espletamento del nuovo bando che, da quanto si apprende, sarà indetto entro l'anno. La conseguenza fondamentale di questo passaggio sarebbe l'assunzione di personale in un teritorio che ha duramente pagato la revoca della concessione con il licenziamento di 75 addetti.

A rivelarlo ad Abruzzoweb, non senza sorpresa, è Franco Gerardini, dirigente regionale del servizio Rifiuti, che ha avuto la delega “ad incontrare l'avvocato Claudio Di Tonno, in rappresentanza della Santa Croce”.

"Credo si possa accettare una soluzione del genere - anticipa Gerardini - , in ragione del fatto che l'acqua minerale assai preziosa è ora dispersa e non utilizzata e si potrebbe configurare una situazione di danno erariale". Il dirigente sta preparando la documentazione che potrebbe avere un iter veloce. 

Del resto, lo stesso è avvenuto con  le sorgenti di acqua minerale Valle Reale nei comuni di Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), dove la concessionaria uscente Gran Guizza del gruppo San Benedetto continua ad imbottigliare in attesa della conclusione del nuovo bando, atteso da mesi e in forte ritardo, a cui partecipa oltre alla Gran Guizza, proprio la Santa Croce, con la controllata Italiana Beverage. Una diversità di trattamento da tempo denunciata da Colella che ha parlato senza mezzi termini di “due pesi due misure”, avviando anche su questa questione un contenzioso.

Gerardini ha avuto la delega ad occuparsi della delicatissima pratica in quanto, dietro esposto della Santa Croce, il dirigente formalmente competente Iris Flacco, del servizio Risorse del Territorio ed Attività Estrattive, è stata destinataria, nel marzo 2018, di un procedimento disciplinare e di un provvedimento di "obbligo di astensione" da parte del responsabile Anticorruzione della Regione Abruzzo, "per aver reso, sulla stampa e a danno della Santa Croce, delle dichiarazioni false, diffamatorie, infondate ed in violazione del segreto d'ufficio".

Secondo quanto si è appreso, la stessa Flacco potrà però occuparsi dell'iter del nuovo bando. Che l'intenzione sia di bruciare i tempi, dopo oltre due anni di sostanziale nulla di fatto, lo conferma anche che siano stati chieste  risorse in bilancio per le spese di compilazione e pubblicazione del bando.

La Regione insomma lavora ora a mettere la parola fine ad una vicenda che ha del paradossale, e che rischia di innescare una lunga serie di contenziosi e richieste di danni milionari.

Vicenda che si trascina dall'autunno 2016, ovvero dalla della revoca della concessione della Sorgente Sant'Antonio Sponga alla Santa Croce, con la preziosa acqua che si è così riversata da allora nel fiume, e 75 lavoratori licenziati dall'ex concessionaria rimasto senza lavoro, disoccupati e senza più ammortizzatori, che speravano in una riassunzione in tempi accettabili.
La Regione ha dunque pubblicato un nuovo bando il 15 dicembre 2016, aggiudicato provvisoriamente alla Norda nel marzo 2017, con la Santa Croce che non ha ottenuto nemmeno il punteggio minimo per entrare in graduatoria, valutazione impugnata divanti al Tar.

Quella che però era stata salutata dal sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, e dall'ora presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, come la salvatrice della patria, alla prova dei fatti non si è rivelata tale: la Norda infatti ha subito fatto ricorso contro la necessità della Valutazione di impatto ambientale imposta dalla Regione, non rispettando i ripetuti ultimatum per la consegna della documentazione integrativa richiesta, necessaria a chiudere finalmente la valutazione sulla realizzazione del nuovo stabilimento e delle condutture, per un investimento quantificato in 20 milioni di euro. Al termine, Norda nell’abbandonare il campo, ha avviato un’azione di risarcimento nei confronti della Regione.

A rendere tutto più difficile il vizio di origine dell'operazione, ovvero la non disponibilità del terreno dove realizzare un nuovo stabilimento, tenuto conto che la Santa Croce, che ha ingaggiato una guerra giudiziaria senza quartiere contro Regione e Comune, ha da subito messo in chiaro che mai avrebbe affittato e venduto il suo sito produttivo.  

Inutile, e arrivato fuori tempo massimo, il tentativo da parte della Regione e dei Comuni di Canistro e CivitellaRoveto, di accelerare l'iter dell'accordo di programma quadro per cambiare la destinazione d'uso ai terreni  agricoli dove localizzare lo stabilimento, che poi  sarebbero dovuti comunque essere espropriati, con il rischio quasi certo di contenziosi.

Si può supporre che l’iter servirà a questo punto semplicemente a spianare la strada al prossimo bando, questa volta con un terreno disponibile, e tutte le autorizzazioni acquisite. Prima del bando, e non dopo.

Ai primi di settembre, l'inevitabile epilogo, la Commissione Via della Regione Abruzzo ha archiviato la pratica del progetto industriale della Norda,  e poi inevitabilmente è stato revocato il bando e la concessione provvisoria.

Ora pende come una spada di Damocle sulla Regione le richieste, già più volte paventate, di danni milionari, da parte della Norda, e ovviamente da parte della Santa Croce, che solo poche settimane fa ha  citato in giudizio, chiedendo 900 mila euro di risarcimenti, la stessa Flacco, Giovanni Cantone, responsabile dell'Ufficio attività estrattive liquide e gassose, e Domenico Longhi, dirigente del Servizio valutazioni ambientali, per aver posto in essere "una vastissima serie di atti, verifiche, controlli, diffide, ispezioni, ripetitivi defatiganti e vessatori, volti ad impedire e ostacolare di fatto, e in ogni modo, l'utilizzo della più piccola sorgente di acqua minerale Fiuggino", che la Santa Croce ha ricominciato a sfruttare nel febbraio di quest'anno, anche qui al termine di un durissimo contenzioso con la Regione ed anche con il Comune.



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