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SISMA: ''RICOSTRUZIONE AL PALO CON ORDINANZA COMUNE L'AQUILA'', L'ALLARME DEI COSTRUTTORI DI TERAMO

Pubblicazione: 02 maggio 2020 alle ore 14:31

TERAMO - Dopo due mesi di chiusura e quattro protocolli nazionali per determinare le procedure di ripresa della produzione, è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, l’ordinanza del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi,  la 71, pubblicata il 30 aprile a soli 3 giorni dalla ripartenza, che chiede alle imprese una serie numerosa di adempimenti tra i quali l’esecuzione dei tamponi Covid alle maestranze. 

A denunciarlo, in una nota, è l'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) di Teramo.

È un’iniziativa tardiva e isolata che non ha alcun precedente giuridico e che quantomeno necessitava di regolamentazione da parte della Regione, data la sua delega sanitaria. Tanti i profili dubbi: la legittimità dell’adozione di un simile provvedimento dal Comune in una materia ampiamente regolamentata dallo Stato; il consenso dei lavoratori necessario per l’esecuzione del tampone Covid o di altri esami diagnostici, condizionato certamente dall’Ordinanza; la validità dei referti se effettuati in strutture non accreditate; l’obbligo di utilizzare mascherine diverse da quelle previste dalla Legge (art. 16 Legge 27/2020).

Le imprese si sono preparate per settimane alla riapertura. Informazione e formazione alle maestranze, cartellonistica, dispositivi di protezione, incontri con il medico competente e gli altri preposti aziendali alla sicurezza. Tutto inutile in quanto l’Ordinanza del Comune prevede una serie di incombenze ulteriori!, si legge ancora nella nota.

“Certamente non potremo lavorare se ogni Amministrazione fa le sue regole per i cantieri o per ogni altra attività” dichiara il presidente Ezio Iervelli “e neppure è giustificabile l’iniziativa dell’Ente locale aquilano sul presupposto che a L’Aquila lavorano un numero elevato di imprese”.

“Non sono state individuate procedure speciali neppure per il ponte di Genova (1000 dipendenti in un unico luogo di lavoro) o in grandi poli industriali come quello della Val di Sangro, dove pure la movimentazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti è enorme in un apparato produttivo che conta oltre 12.000 addetti considerando indotto e trasporto”.

“Abbiamo chiesto chiarimenti ai Ministeri competenti in ordine al comportamento che dovranno tenere le imprese anche con espresso riferimento al rapporto con le proprie maestranze” continua il presidente “ed abbiamo interessato anche l’Ance nazionale. Ora valuteremo tutte le iniziative da mettere in campo non escludendo alcuna opzione; del resto ci stiamo avviando rapidamente verso il caos per la sovrapposizione disordinata dei vari poteri nazionali e locali, con il rischio concreto di una paralisi totale. Non è tollerabile perché è a rischio default tutto il tessuto produttivo e occupazionale”.



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