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QUINDICI RAGAZZI, PROVENIENTI DA 10 REGIONI, CON ''STORICAMPUS'' HA ATTRAVERSATO 10 COMUNI AQUILANI PER RACCOGLIERE INFORMAZIONI, FOTO E VIDEO CHE DIVENTERANNO MATERIALE PROMOZIONALE PER IL TERRITORIO

SISMA L'AQUILA: VIAGGIO NEI BORGHI FERITI, LA RINASCITA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI RAGAZZI

Pubblicazione: 31 luglio 2019 alle ore 09:49

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L’AQUILA - “Il prima e il dopo”, la volontà di recuperare, ma anche scoprire per la prima volta, identità e tradizioni dei territori colpiti dal sisma del 2009 e da quello del Centro Italia, sullo sfondo di sentieri, percorsi e vie dimenticate per un viaggio che lega passato, presente e futuro.

Protagonisti e testimoni di questo itinerario, che ha interessato otto comuni dell’Alta Valle dell’Aterno, sono 15 ragazzi provenienti da 10 regioni italiane, che hanno preso parte a Storicampus, evento che si è concluso nei giorni, nato con lo scopo di far conoscere ai giovani le storie dei borghi feriti. 

I ragazzi hanno attraversato i comuni aquilani di Montereale, Campotosto, Pizzoli, Tornimparte, Capitignano, Barete, Cagnano Amiterno e Scoppito per raccogliere informazioni che, attraverso scritti, foto e video, diventeranno materiale promozionale dei luoghi a disposizione dei comuni. 

Un’esperienza dedicata non solo a chi quei territori non li ha vissuti, ma anche ai giovani del posto: “È stato come scoprirli per la prima volta, osservandoli con occhi diversi”.

Un viaggio sul filo di quella linea che si è creata il 6 aprile del 2009 e che ha spaccato il tempo e la vita dei cittadini in due, segnando inevitabilmente un “pre” ed un “post” terremoto.

Un’occasione di confronto con professionisti del settore che hanno tenuto incontri pubblici ed in aula con i ragazzi, dispensando consigli pratici e riportando la loro esperienza. 

Attraverso il racconto, scendendo in profondità e vivendo i luoghi che ci circondano, si può restituire un'immagine autentica del territorio. Questo hanno fatto i ragazzi negli 8 giorni di campus. 

Un modo nuovo  per narrare e promuovere il territorio attraverso molteplici sguardi. 

Per Sara Parziani, 35 anni di Milano, è stata “un’esperienza totale, un’occasione  di immersione e condivisione con i luoghi, gli incontri e i compagni di avventura”: “Mi sento molto cambiata ed arricchita. Mi aspettavo soprattutto un percorso formativo ed artistico, del territorio avevo forse sottovalutato le persone del luogo, il loro desiderio di raccontarsi e il bisogno do farlo. Ho trovato bellezza, infinita bellezza nei luoghi, negli sguardi e nelle parole ascoltate. Nel campus ho trovato un immediato senso di appartenenza ad un gruppo speciale e tanta voglia di fare qualcosa di bello. Porterò la consapevolezza di quanto siano importanti le storie per avere un’identità, per avere una bussola, per riprendere la strada da dove è stata interrotta. Porterò un senso più profondo della parola terremoto, ‘siamo tutti in qualche modo terremotati’ ci è stato detto, ed altrettanto profonda e universale quella capacità di ripartire e ricostruire non solo i luoghi, ma gli animi che ognuno di noi ha”. 

“Credo - ha aggiunto - sia importante raccontare sia ad esterni e sia ad aquilani, chi si è, ricordando le proprie origini altre il terremoto. Raccontare infine della ricchezza artistica, culturale, paesaggistica e umana dell’Abruzzo perché non venga tutto seppellito dal terremoto. Perché il terremoto sia un pezzo d’Abruzzo ma non l’Abruzzo intero”. 

Angelo Benedetti, di Pagliare di Sassa (L’Aquila) , ha 20 anni ed è il più giovane del gruppo: “Ciò che mi ha impressionato e porterò dentro di me di questa esperienza è una frase detta da Donatella di Pietrantonio, ‘il senso di colpa alimenta la scrittura’. Inoltre porterò con me i ricordi delle persone conosciute e dei luoghi visti sotto una luce diversa da quella solita della quotidianità. Credo che l’esperienza dello Storicampus sarà importante per il territorio se rappresenterà l’inizio di un percorso volto a consolidare la coscienza storica degli abitanti di questi luoghi: la salvezza dei nostri paesi passa attraverso lo strumento della memoria”. 

Stefania Spanò, 33 anni, di Napoli ha raccontato l’esperienza attraverso il suo intimo viaggio: “Mettere piede in un Abruzzo sconosciuto é entrarci con lentezza,  respirare silenzio prima di rivolgere domanda, è misurare l'ampiezza dei luoghi con la densità dei corpi, seguire un profumo e scovare una storia. Partita alla ricerca di un ritmo nuovo alla mia voce, questa voce che é saltello e corda e spada e che qui si è fatta vento, sasso, stella, mulino, albero - ha proseguito - Ho intonato il mio canto con altri ed é stato fin da sempre inno a questa nostra disperata giovinezza che non si accontenta di sentirsi dire cosa dovrà fare quando arriverà il momento. E non spera, che i rivoluzionari non sperano mai ma scelgono e agiscono. Giovinezza che insieme prova e desidera e prega, a squarciagola prega poesia che si mescola al sogno e beve pozioni tenendosi per mano. Cercavo una nuova voce e ne ho trovate 14, 20, 50, 200, 2000. O forse sono state loro a trovare me”. 

Tra i vari sguardi ci sono anche quelli dei ragazzi del posto come Francesca Capulli, 27 anni: “Vivendo a Scoppito ho vissuto l’esperienza da un punto di vista diverso. Quello che mi ha toccato di più è che ho riscoperto il mio territorio da un altro punto di vista, questo mi ha aiutato ad avvicinarmi alla realtà che mi circonda che in qualche modo non conoscevo così bene - ha detto - Per me è stata anche importante la condivisione di pensieri, dubbi e ansie, in un ambiente familiare dove potersi esprimere liberamente attraverso la parola, la fotografia, la scrittura. Il progetto ha permesso di posare lo sguardo su realtà periferiche, quindi ha dato voce a realtà meno conosciute che dovremmo valorizzare di più, rendendo visibile quelle che oggi sono ancora delle problematiche reali di chi continua a resistere. Oggi c’è bisogno di fare, quindi abbiamo cercato di dimostrarlo e renderlo visibile il più possibile. In questo modo anche chi è venuto da fuori ha scoperto il territorio che non sia spettava fosse cosi bello perché poco valorizzato”. 

“Questa esperienza ha permesso inoltre di far conoscere ciò che ci circonda, in maniera diversa, dando voce a persone come contadini, associazioni ed entrando nel vivo di questo territorio”, ha concluso.

Federica Fiasca, 25 enne romana ha sottolineato: “Sono venuta in cerca di qualcosa, e ho trovato l’inaspettato, molto di più. È stata una bellissima esperienza per il valore umano, per la possibilità di un contributo personale ed emozionale da lasciare a questo territorio che abbiamo scoperto, che ci ha sorpreso, meravigliato e riempito il cuore di gioia. Questo tipo di progetto ci mette in contatto profondo con un territorio che altrimenti rimarrebbe non rivelato. Siamo un piccolo esempio di laboratorio esperienziale che ha funzionato”.

Infine Giovanni, 27enne originario della frazione aquilana di Roio, ha spiegato che “è stata una settimana densa di emozioni ed attività che ci hanno portato alla scoperta di un territorio poco esplorato. La conoscenza e la riscoperta dei luoghi che ci circondano, specialmente se ricchi di storia e tradizioni centenarie, è di fondamentale importanza sia come dovere morale che dal punto di vista della narrazione, perché offre uno spunto per qualsiasi forma di racconto come: la scrittura, la fotografia, la documentazione video, il giornalismo - ha concluso -. Conoscere i luoghi in cu viviamo è di grande importanza, soprattutto se questi hanno tradizioni e storie da dover raccogliere, raccontare e tramandare nel tempo, prima che vadano perdute per sempre. Per questo motivo, il campus è stato fondamentale nel contribuire a mantenere viva la memoria dei luoghi”.

Il cartellone serale di Storicampus, che ha riempito la piazze dei comuni coinvolti, è stato coinvolgente con importanti nomi, tra i quali, il comico Giobbe Covatta, la cantante aquilana Simona Molinari, il regista e attore Phaim Bhuiyan, l’attore Saverio La Ruina, la scrittrice Donatella Di Pietrantonio, il giornalista d’inchiesta Piergiorgio Giacovazzo, lo scrittore Paolo Carusi e nella giornata conclusiva i giornalisti Vittorio Macioce e Marino Bartoletti. 

Al cartellone di Storicampus hanno contribuito oltre ai Comuni, il Teatro Lanciavicchio, Il Festival delle storie della Valle del Comino, Slow Food e la libreria La Stella degli Elfi che si è occupata delle attività dei più piccoli con LaboLibro.

“Un bilancio positivo, oltre le aspettative - ha dichiarato il sindaco di Scoppito, Marco Giusti - Un progetto che ha aperto la strada a un nuovo modo di valorizzare i territori interni, al di là della ricostruzione materiale. Ringrazio l’organizzatrice Rita Rufo, che instancabilmente ha costruito un programma denso di spunti di riflessione e di grande qualità artistica. Questa è solo la prima edizione di Storicampus. L’impegno a ripetere l’esperienza il prossimo anno parte da subito”, ha concluso il primo cittadino.



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