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BLOCCATI FONDI PSR, CHIESTE A BENEFICIARI ANTICIPAZIONI TROPPO ALTE, IMPRENDITORE, ''SBAGLIATO NON AVERLI CONSIDERATI AIUTI DI STATO, COME AVVENUTO PER ALTRE ATTIVITA' ECONOMICHE''

SISMA: DOPO 10 ANNI AZIENDE AGRICOLE DANNEGGIATE SENZA FiNANZIAMENTI

Pubblicazione: 19 settembre 2019 alle ore 07:00

L'AQUILA - Sono passati oltre dieci anni, dal terremoto del 6 aprile 2009. Eppure si è ancora all'anno zero, per tanti beneficiari dei 12 milioni di euro della misura 1.2.6 del Piano di sviluppo rurale, destinati, almeno in teoria, alle  aziende agricole del cratere che, a causa del sisma, hanno perso magazzini, stalle, cantine e anche bestiame e altri beni necessari a riavviare l’attività.

Fondi inaccessibili, come la proverbiale uva per la volpe, perché nel bando erano imposte eccessive anticipazioni economiche, che mai e poi mai, aziende in ginocchio potevano avere a disposizione.

E così tra le aziende che avevano fatto domanda, dopo dieci anni restano al palo ben sette attività, concentrate nella piana dei Navelli e della Conca aquilana.

Tra queste quella di Gianni Costantini, ex sindaco di San Pio delle Camere (L'Aquila) e produttore di vino, nelle alte colline di Ofena (L’Aquila).

“Il sisma - spiega l'imprenditore - ha reso inagibile la mia cantina,  tagliando le gambe alla produzione viti-vinicola e ha danneggiato anche i miei capannoni. Ci sono ancora attività devastate, e si tira avanti con immensi sforzi, mentre qualcuno ha già chiuso i battenti".

L'assessore all'Agricoltura, il vicepresidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente, ha già incontrato i potenziali beneficiari, promettendo di trovare una soluzione. Cosa non facile: il vizio di fondo è che gli aiuti alle imprese agricole danneggiate, sono stati incardinati sul Piano di sviluppo rurale, con tutti i limiti che ciò comporta, visto che la riparazione di una stalla deve risultare un investimento di miglioria, e non un aiuto a fondo perduto. 

''Il problema ha origini antiche  -conferma Costantini - precisamente quando venne pubblicato un bando che ancorava il finanziamento alle imprese agricole al meccanismo del Piano di Sviluppo Rurale, con la conseguenza di qualificare quello che avrebbe dovuto essere un aiuto finalizzato alla riparazione delle strutture danneggiate dal sisma come un finanziamento e non come un indennizzo. Tutto questo ha reso, di fatto, estremamente difficile la riparazione delle strutture danneggiate atteso che ben poche delle attività coinvolte, costituite da agricoltori già normalmente alle prese con enormi difficoltà quotidiane, hanno avuto la possibilità di anticipare somme ingenti per poi ottenere la restituzione da parte della Regione. Per questo motivo molte strutture sono ancora in enorme difficoltà e qualcuna ha chiuso proprio i battenti".

Inizialmente il bando prevedeva infatti il 100 per cento del ripristino dei danni, ma con l'obbligo per gli imprenditori agricoli di anticipare i soldi, per ottenere i rimborsi, raggiunto il 70 per cento dell’importo per non far configurare l'aiuto di Stato, trattandosi di fondi europei. Missione impossibile per tante aziende che in ginocchio per il sisma non potevano certo farsi carico di questa spesa. Poi nel 2015  la Regione ha stabilito che i rimborsi potevano avvenire anche al raggiungimento del 15 per cento, dunque con anticipi più modesti.  Con l’Iva a carico del beneficiario, e con l’immobile che deve restare vincolato per dieci anni dal collaudo. Anche in questo caso una barriera di accesso troppo alta.

“Devo comunque dare atto alla attuale Giunta Regionale, segnatamente all’assessore Imprudente, di voler concretamente affrontare un problema che ha radici lontane, la cui soluzione consentirebbe di salvare una decina di aziende agricole, i cui problemi sono oggi causati da un ingiusto trattamento, del tutto difforme da quello riservato alle attività commerciali, che hanno avuto modo di ottenere i finanziamenti dietro una mera presentazione dei progetti.”  conclude Costantini.



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