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SISMA CENTRO ITALIA: SPRINT RICOSTRUZIONE
CON FORZE FRESCHE RADDOPPIATE PRATICHE

Pubblicazione: 20 giugno 2020 alle ore 08:00

TERAMO - Finalmente una tangibile accelerazione dell'approvazione definitiva delle pratiche, passate da 236 di tutto il 2019 a 423 nei primi sei mesi del 2020, e con una produttività che sorprendentemente si è accentuata nei tre mesi del lockdown e di smart working, con il Paese paralizzato dall’emergenza coronavirus. Un personale tecnico e amministrativo finalmente al completo, con le ultime assunzioni passato da 27 a 73 addetti. Un ritardo vergognoso accumulato in quasi quattro anni che finalmente sta per essere colmato.

È la fotografia dell'andamento della ricostruzione aggiornato al 15 giugno, nei 23 comuni abruzzesi del cratere sismico del Centro Italia, colpiti dai terremoti dell’agosto e ottobre 2016, e del gennaio 2017, che ha portato distruzione e morte complessivamente in 138 comuni, nelle Marche, Lazio Umbria e appunto in Abruzzo. Per un totale di 581.885 persone coinvolte.

A fornire i dati parziali, rispetto all’ultimo report ufficiale del dicembre 2019, è l’aquilano Vincenzo Rivera, ex direttore generale della Regione Abruzzo, da gennaio titolare dell’Ufficio speciale della Ricostruzione (Usr) di Teramo.  

“La  dotazione organica dell'ufficio che dirigo - conferma Rivera - ha finalmente raggiunto una significativa consistenza numerica. L'ultima assunzione l’abbiamo fatta il 16 giugno. Ora abbiamo un adeguato personale tecnico e la macchina è entrata a regime, possiamo efficacemente  dare riscontri alle istanze del territorio. Decisive anche la semplificazioni normative che man mano sono state adottate”.

Le ultime 30 assunzioni, dopo le ripetute richieste al governo del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, sub-commissario per il cratere 2016 abruzzese, sono state effettuate grazie ad una delle prime ordinanze di Giovanni Legnini, ex vice presidente del Csm e neo commissario alla ricostruzione post-sisma del Centro Italia, nominato con decreto del presidente del Consiglio dei ministri il 14 febbraio scorso, dimettendosi da consigliere regionale. Oggi nell’occhio del ciclone per le intercettazioni del caso Palamara. 

Veniamo dunque al confronto tra la situazione di dicembre 2019 rispetto a quella aggiornata al 15 giugno.

Nell’intero cratere del Centro Italia su 80 mila abitazioni danneggiate, e a tre anni mezzo dal terremoto erano risultavano dall'ultimo report redatto dall'ex commissario Piero Farabollini, solo 11.812 richieste di contributo presentate, di cui appena 4.080 state approvate e sono diventate cantiere, ma in buon parte per riparare danni lievi. 

Ovvero: la ricostruzione privata inchiodata ad un impietoso 5% della immane opera da realizzare. 

Per quanto riguarda l’Abruzzo le richieste di contributo erano state pari a 1.768, su un potenziale complessivo di 12.946, cui 286 hanno avuto l'ok, e si sono trasformate in cantiere. In lavorazione erano 580 richieste di contributo. Anche qui una goccia nel mare. 

Sono passati sei mesi, ed ora questo è lo scenario, relativo all’Abruzzo: le pratiche presentate sono salite a 2.110 concluse, pronte a trasformarsi in cantiere sono 423, quasi raddoppiate, e ne sono in lavorazione 1.423. E ancora: del totale 582 sono in attesa parere conformità urbanistica dei comuni 20 sono sospese causa forza maggiore, in assenza pareri terzi.

“Altro dato significativo - sottolinea Rivera – è che a gennaio 2019 l’arretrato era di 1.500 pratiche, ed è ora in fase di totale assorbimento, visto che ne residuano solo 264. E che tra le 1.423 pratiche attualmente in lavorazione il 62% è sospeso per fattori esogeni, il 41%, per l'esattezza è in attesa di un parere di conformità urbanistica ed edilizia dai parte dei competenti uffici comunali, e il restante 21% di integrazioni da parte dei tecnici incaricati dalla committenza".

Altro dato significativo aggiunge Rivera è che "l'attività si è poi intensificata proprio nei mesi del lock down. “I nostri uffici hanno continuato a lavorare, in modalità smart working, e devo dire che l’esperimento dettato dalla necessità e dall’emergenza ha funzionato”.

Questi i numeri: a gennaio di quest’anno i protocolli lavorati erano 396, a febbraio 534, per poi salire, con l’inizio dell’emergenza coronavirus e il lavoro in remoto, a marzo a 883, ad aprile a 823 e a maggio a 765.

Impietoso il confronto con gli stessi mesi del 2019: appena 43 partiche a gennaio, 142 a febbraio 243 a marzo, 166 ad aprile e 220 a maggio.

La conferma che la macchina in un anno si finalmente messa in moto.

I prossimi mesi saranno decisivi per valutare l'efficacia delle ordinanze di Legnini che hanno inteso semplificare e sostenere l'intera  filiera. 

Sono stati stanziati innanzitutto 20 milioni dell'Inail, già in cassa, per coprire fino al 100% le spese effettuate dalle imprese, per le dotazioni di sicurezza sanitaria anti-covid nei cantieri della ricostruzione,  e 10 milioni sono riservati a coprire fino all’80% delle spese fatte da tutte le aziende del cratere per interventi di miglioramento della sicurezza sui luoghi di lavoro. 

Sono stati poi contingentati i tempi per le pratiche e la concessione del contributo: 70 giorni nei casi più semplici, 130 al massimo in quelli più complessi.

Procedure semplificate per la presentazione delle pratiche a tutti gli interventi di importo fino a 600 mila euro per il danno lieve e 2 milioni di euro per il danno grave alle singole unità immobiliare, e 7,5 milioni di euro per gli aggregati volontari o obbligatori.

L’Usr verificherà la completezza delle certificazioni asseverate dal professionista e la documentazione e deve procede entro 60 giorni ad adottare la proposta di contributo. Il termine massimo per la conclusione del procedimento è di 90 giorni, se le domande sono sottoposte alla verifica preliminare. Infine è stata nei giorni scorsi annunciata una proroga a settembre per la presentazione delle domande di ricostruzione delle abitazioni con danni lievi dal 30 giugno al 30 settembre. Tenuto conto del periodo di lock down, che ha reso il lavoro dei professionisti molto più difficile, se non impossibile.

“Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo – conclude Rivera – per la ricostruzione 2016 il problema anche in questo scenario di forte difficoltà non sono le risorse, visto che ci sono oltre 5 miliardi stanziati e ancora spendere. Le misure adottate dal governo, ad esempio il via libera al potenziamento degli uffici della ricostruzione, dimostrano che si intende puntare sulla ricostruzione, come volano dell'economia nazionale”. (red.)



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