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SISMA 2009: ''NO A NOSTRA RESPONSABILITA' CONTAGI COVID IN CANTIERE'', PRESIDENTI CONSORZIO IN RIVOLTA

Pubblicazione: 08 maggio 2020 alle ore 20:26

L'AQUILA - A pochi giorni dalla riapertura dei cantieri della ricostruzione post sisma 2009, gli amministratori di condominio divenuti presidenti di consorzio sono sul piede di guerra e chiedono la modifica dell'ordinanza del 30 aprile del sindaco Pierluigi Biondi, quella che ha introdotto tamponi e testo anticonvid alle maestranze.

Questo perchè anche i presidenti di consorzio "sono stati invesntiti stringenti obblighi inerenti la sicurezza sul cantiere dal Covid-19 che li espone, nel caso in cui si dovesse verificare un episodio di contagio, a pesantissime responsabilità di ordine penale, civile ed amministrativo". Resposnabilità che non vogliono in nessun modo assumersi. 

La minaccia è quella di impugnare l'ordinanza, che già numerose polemiche ha sollevato. 

A suonare la carica è il presidente regionale dell'Anaci Abruzzo e L'Aquila, Mauro Basile, recordman di commesse per la ricostruzione privata, che già ierin un post si Fb ha denunciato di non essere stati coinvolti “come unici rappresentanti della Proprietà e quindi committenti”.

Come spiega Basile, l'ordinanza nelle misure anti-covid, prende in considerazione anche il ruolo del "committente" visto che "nel prevedere l'obbligo di sottoporre a tampone i lavoratori si impone alla imprese di comunicare l'adempimento, oltre che alla Asl ed al Cse, anche al committente per l'adozione delle misure di competenza". ovvero ai presidenti di consorzio.

Commenta dunque Basile: "In cosa consistano tali 'misure', tuttavia, non viene fornita alcuna indicazione il che impedisce di comprendere quali sarebbero gli obblighi che Lei ha imposto ai "committenti".

Inoltre si prevede che il Committente "si impegna" a far rispettare il Protocollo". 

"La disposizione appare a dir poco abnorme - commenta dunque Basile -, considerato che il Comune dell'Aquila non ha coinvolto i committenti dei cantieri della ricostruzione nella sottoscrizione del Protocollo, né a titolo singolo, né attraverso le associazioni che li rappresentano (fra cui l'Anaci). Di conseguenza i "committenti" non hanno assunto alcun "impegno" al momento della formazione del Protocollo. 

E aggiunge: "Né il Comune dell'Aquila ha il potere di assumere obblighi per nome e per conto di persone fisiche ate di una loro, incoercibile autonomia contrattuale, e né può costringerli a farlo sulla base di base di un mero provvedimento amministrativo. Ricordiamo, peraltro, che gli obblighi del "committenterispetto alla sicurezza sul lavoro sono stabiliti dalla legge nazionale e non possono essere estesi a suo piacimento da un ente locale, quale il Comune dell'Aquila", tuona Basile.

"Sta di fatto che per effetto di tali previsioni i "committenti” - chiosa il presidente Anaci -, e quindi anche gli amministratori condominiali, sono stati investiti di una serie di stringenti obblighi inerenti la sicurezza sul cantiere dal Covid-19 che li espone, nel caso in cui si dovesse verificare un episodio di contagio, a pesantissime responsabilità di ordine penale, civile ed amministrativo. Si pensi solo alla condanna risarcitoria a cui un "committente" si troverebbe esposto nel caso in cui un operaio che opera su un suo cantiere dovesse esser colpito dal virus, il cui ammontare non sarebbe inferiore a diverse centinaia di migliaia di euro. Si tratta nel contempo di obblighi che non sono previsti dalla normativa di rango legislativo nazionale, né ordinaria, né emergenziale, e rispetto ai quali non è possibile rinvenire nell'ordinamento alcuna norma, sia ordinaria che emergenziale, che attribuisca al Comune dell'Aquila il potere di imporli". 

Per tale ragione, Basile invita il sindaco "a provvedere senza indugio alla modifica della Sua Ordinanza n. 71 del 30 aprile 2020, rimuovendo da essa qualsiasi riferimento alla figura del "committente" e dei suoi incaricati. La dobbiamo preavvertire che, qualora ciò non fosse fatto, alla luce delle pesantissime responsabilità che Lei ha fatto indebitamente ricadere sulla figura dei "committenti", l'Anaci ed i suoi rappresentati si vedranno costretti ad impugnare la Ordinanza per la parte di loro interesse". 



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