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SANITA': IN REGIONI IN PIANO DI RIENTRO, TRA CUI ABRUZZO, 'CI SI AMMALA PIU' GIOVANI'

Pubblicazione: 07 luglio 2020 alle ore 14:53

L'AQUILA - Nelle sette regioni in Piano di Rientro (Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Sicilia, Calabria e Molise) ci si ammala prima, già intorno ai 45-54 anni, di patologie croniche come ipertensione e colesterolo alto, oltre a esservi una maggiore percentuale di consumatori 'una tantum' di antidepressivi.

Questi alcuni degli aspetti che emergono dal primo Rapporto sulle politiche di assistenza farmaceutica delle Regioni in Piano di Rientro, presentato oggi in diretta streaming dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). L'età media di coloro che per la prima volta ricevono una prescrizione dei farmaci presi in considerazione, ovvero statine contro il colesterolo, antipertensivi per la pressione alta e di antidepressivi per i problemi dell'umore, "sembra indicare un'insorgenza anticipata di tutte e tre le patologie croniche considerate nelle Regioni in Piano di Rientro".

Questo inoltre, precisa Aifa, "potrebbe spiegare il diverso andamento osservato per spesa e consumi". 

In generale, per antipertensivi e anticolesterolo, "i diversi tassi sembrerebbero suggerire una maggiore incidenza nelle fasce di popolazione più giovani" ed evidenziano "un'anticipazione della cura, che potrebbe essere legata a una migliore presa in carico o, al contrario, "a un inefficiente controllo da parte dei Medici di Medicina generale sulle modifiche degli stili di vita dei pazienti". Nel caso degli antidepressivi, si osserva un andamento decisamente diverso, con una percentuale di prevalenza d'uso con una sola prescrizione pari a 2,2% per le Regioni in Piano di rientro e 0,8% per quelle non in Piano di Rientro. "In questo caso, la differenza tra le due percentuali è decisamente diversa, suggerendo una diversità di comportamento nell'utilizzo di questo tipo di medicinali", che "possono essere abbandonati ai primi miglioramenti sintomatologici e dunque sembrano avere un trend di utilizzo generalmente meno costanti".

Una "spesa farmaceutica ospedaliera drogata" e "una spesa convenzionata fuori controllo", con squilibri finanziari "dell'ordine del 20-25% che in altri ambiti sarebbero equivalsi al fallimento". Questo il panorama della sanità trovato in passato in alcune regioni sottoposte ai Piani di rientro, ovvero a un percorso di efficientamento e lotta gli sprechi iniziato quasi 20 anni fa. A ripercorrerlo Angela Adduce, della Ragioneria generale dello Stato, durante la Presentazione del Rapporto dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sulle politiche di assistenza farmaceutica attuate dalle Regioni in Piano di Rientro. "Il lungo lavoro iniziato nel 2000, ha spiegato, ha messo in evidenza l'insostenibilità di alcuni sistemi sanitari regionali". Quello che gli esperti del Mef hanno trovato è stata "una spesa convenzionata completamente fuori controllo, con percentuali di uso di antibiotici e ricorso a antipertensivi fuori da ogni regola e aspettativa rispetto all'epidemiologia".

La spesa farmaceutica ospedaliera, ha sottolineato Adduce, "era drogata da un eccesso di posti letto e dal non governo degli erogatori privati accreditati che facevano risultare più ricoveri del richiesto".

Nell'approvvigionamento dei farmaci ospedalieri "c'era il caos, ognuno poteva ordinare qualsiasi cosa, c'erano persino ordinatori di spesa che non rispondevano ai vertici aziendali e le aziende sanitarie erano autonome di fare cose in libertà. La Regione non esisteva, non avevamo nemmeno interlocutori in grado di darci risposte".

In questo contesto, ha concludo Adduce, il Piano di Rientro, "è un qualcosa che vuole mettere ordine all'eccesso di spesa per poter garantire il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza".

Ma in alcuni casi è stato necessario un intervento del Governo con il potere sostitutivo del Commissario "perché ci siamo resi conto che ci si prendeva in giro".



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