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FOCUS SU REPORT AVVISO PUBBLICO: NEL 2019 IN ITALIA 559 ATTI INTIMIDATORI CONTRO SINDACI, CONSIGLIERI E FIGURE VERTICE E DIPENDENTI ENTI PUBBLICI, 14 IN ABRUZZO, DI CUI LA META' IN PROVINCIA DELL'AQUILA

ROGHI, MINACCE DI MORTE E TESTE DI AGNELLO
GLI AMMINISTRATORI D'ABRUZZO SOTTO TIRO

Pubblicazione: 07 luglio 2020 alle ore 06:18

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L'AQUILA - Auto e chalet dati alle fiamme, teste di agnello sanguinanti fatte trovare fuori l'uscio di casa, minacce di morte vergate su biglietti infilati in un parabrezza della macchina, vigneti distrutti, con le viti tranciate una ad una. 

Non è lo spoileraggio di un film sulla malavita, sono episodi realmente accaduti in Abruzzo nel corso del 2019, tra i 14 atti di intimidazione entrati a far parte del rapporto “Amministratori sotto tiro”, presentato ieri a Roma e realizzato da Avviso pubblico, associazione nazionale che dal 1996 mette in rete gli enti locali e le Regioni impegnate in progetti di formazione civile contro le mafie.
 
L’Abruzzo è in bassa classifica, 13esimo sulle 20 regioni italiane, ben lontano dai 92 casi della Campania, dai 71 della Puglia e dai 66 della Sicilia, che si dividono il poco invidiabile podio. Ma non può l’Abruzzo essere definita un’isola felice, come la Val d’Aosta e Il Molise, dove si è registrato un solo caso in un anno.

Soprattutto per quel che riguarda la provincia dell’Aquila dove sono stati censiti la metà degli atti intimidatori. Altri 3 si sono verificati in provincia di Chieti, e 3 in provincia di Teramo. Nessuno in provincia di Pescara.
Per quanto riguarda l’Abruzzo, quello del 2019 è un dato più basso rispetto al 2018 (quando furono 23), ma superiore al 2017 (8 i casi di quell’anno). 

Complessivamente Avviso pubblico ha censito 559 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, una ogni 15 ore.

 Sono state 83 le Province coinvolte – oltre il 75% del territorio nazionale - e 336 i Comuni colpiti, il dato più alto mai registrato. Per la seconda volta nella storia di questo Rapporto sono stati censiti atti intimidatori in tutte le regioni d’Italia.

Quasi un terzo delle minacce non è attribuibile alla criminalità organizzata, ma a cittadini comuni, con picchi nei periodi di campagna elettorale. 

Duro il commento del ministro dell’Intero Luciana Lamorgese, “L'intimidazione contro un sindaco – ha sottolineato - non solo è un'offesa alla comunità, ma è una lesione dei valori alla base del vivere civile, del principio democratico". La ministra invita quindi gli amministratori "a denunciare gli episodi per erodere la cosiddetta 'cifra oscura': noi dobbiamo conoscere per poter intervenire".

Ha espresso preoccupazione il presidente dell'Associazione nazionale Comuni italiani, Antonio Decaro, "nel nostro Paese fare l'amministratore pubblico è molto rischioso ed i sindaci sono il terminale più sensibile ed esposto".
 
Più dei numeri, tornando all’Abruzzo, aiutano ad avere contezza del fenomeno gli episodi concreti, ovvero le dinamiche e i protagonisti, che il report ha il merito di ricordare.

Cominciando dalla provincia dell'Aquila, la più soggetta al fenomeno, viene menzionato il tentato incendio doloso del febbraio 2019 ai danni dell’auto di Stefano Margani, coordinatore generale di Cogesa SpA, Sulmona, che ed eroga servizi di raccolta rifiuti. Margani era in casa con la sua famiglia quando intorno alle 23 circa un innesco è stato lanciato nella recinzione della villa di proprietà, a Introdacqua. Il fatto che l'ingegnere e la moglie fossero ancora svegli ha evitato il peggio. 

Ad aprile 2019 a Pescasseroli una testa di agnello scuoiata e sanguinante e un foglio con insulti e minacce è stato indirizzato ad Andrea Gennai, 49enne pisano, responsabile del servizio tecnico Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

"La scritta – ha scritto in una nota l'Ente Parco - contiene un esplicito riferimento alle demolizioni e, pertanto, non si tratta né di una bravata, né di una minaccia generica o personale. È un chiaro riferimento alle attività di repressione di abusi messe in atto dal Parco, che prende di mira il responsabile dell'ufficio direttamente impegnato nei procedimenti". 

A settembre è stata la volta del giovane assessore comunale di San Benedetto dei Marsi Antonio Cesarani: una lettera anonima con minacce di morte è stata depositata sull’autovettura  padre, parcheggiata proprio davanti all’abitazione. 
L'AQUILA - Auto incendiate, teste di agnello sanguinanti fatte trovare fuori l'uscio di casa, minacce di morte vergate su biglietti infilati in un parabrezza della macchina, vigneti distrutti, con le viti tranciate una ad una. 
 
Non è lo spoileraggio di un film sulla malavita, sono episodi realmente accaduti in Abruzzo nel corso del 2019, tra i 14 atti di intimidazione entrati a far parte del rapporto “Amministratori sotto tiro”, presentato ieri a Roma e realizzato da Avviso pubblico, associazione nazionale che dal 1996 mette in rete gli enti locali e le Regioni impegnate in progetti di formazione civile contro le mafie.

L’Abruzzo è in bassa classifica, 13esimo sulle 20 regioni italiane, ben lontano dai 92 casi della Campania, dai 71 della Puglia e dai 66 della Sicilia, che si dividono il poco invidiabile podio. Ma non può l’Abruzzo essere definita un’isola felice, come la Val d’Aosta e Il Molise, dove si è registrato un solo caso in un anno.

Soprattutto per quel che riguarda la provincia dell’Aquila dove sono stati censiti la metà degli atti intimidatori. Altri 3 si sono verificati in provincia di Chieti, e 3 in provincia di Teramo. Nessuno in provincia di Pescara.
Per quanto riguarda l’Abruzzo, quello del 2019 è un dato più basso rispetto al 2018 (quando furono 23), ma superiore al 2017 (8 i casi di quell’anno). 

Complessivamente Avviso pubblico ha censito 559 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, una ogni 15 ore.

 Sono state 83 le Province coinvolte – oltre il 75% del territorio nazionale - e 336 i Comuni colpiti, il dato più alto mai registrato. Per la seconda volta nella storia di questo Rapporto sono stati censiti atti intimidatori in tutte le regioni d’Italia.

Quasi un terzo delle minacce non è attribuibile alla criminalità organizzata, ma a cittadini comuni, con picchi nei periodi di campagna elettorale. 

Duro il commento del ministro dell’Intero Luciana Lamorgese, “L'intimidazione contro un sindaco – ha sottolineato - non solo è un'offesa alla comunità, ma è una lesione dei valori alla base del vivere civile, del principio democratico". La ministra invita quindi gli amministratori "a denunciare gli episodi per erodere la cosiddetta 'cifra oscura': noi dobbiamo conoscere per poter intervenire".

Ha espresso preoccupazione il presidente dell'Associazione nazionale Comuni italiani, Antonio Decaro, "nel nostro Paese fare l'amministratore pubblico è molto rischioso ed i sindaci sono il terminale più sensibile ed esposto".
 
Più dei numeri, tornando all’Abruzzo, aiutano ad avere contezza del fenomeno gli episodi concreti, ovvero le dinamiche e i protagonisti, che il report ha il merito di ricordare.

Cominciando dalla provincia dell'Aquila, la più soggetta al fenomeno, viene menzionato il tentato incendio doloso del febbraio 2019 ai danni dell’auto di Stefano Margani, coordinatore generale di Cogesa SpA, Sulmona, che ed eroga servizi di raccolta rifiuti. Margani era in casa con la sua famiglia quando intorno alle 23 circa un innesco è stato lanciato nella recinzione della villa di proprietà, a Introdacqua. Il fatto che l'ingegnere e la moglie fossero ancora svegli ha evitato il peggio. 

Ad aprile 2019 a Pescasseroli una testa di agnello scuoiata e sanguinante e un foglio con insulti e minacce è stato indirizzato ad Andrea Gennai, 49enne pisano, responsabile del servizio tecnico Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

"La scritta – ha riferito in una nota l'Ente Parco - contiene un esplicito riferimento alle demolizioni e, pertanto, non si tratta né di una bravata, né di una minaccia generica o personale. È un chiaro riferimento alle attività di repressione di abusi messe in atto dal Parco, che prende di mira il responsabile dell'ufficio direttamente impegnato nei procedimenti". 

A settembre è stata la volta del giovane assessore comunale di San Benedetto dei Marsi Antonio Cesarani: una lettera anonima con minacce di morte è stata depositata sull’autovettura del padre, parcheggiata proprio davanti all’abitazione. Mentre a Celano a è stato dato fuoco allo chalet di Colle Felicetta di proprietà di Ezio Ciciotti, consigliere comunale ed ex vicesindaco.
 
Ad ottobre ad Aielli lettere condite da insulti e offese di ogni genere sono state recapitate all'indirizzo del sindaco Enzo Di Natale

Tra gli atti intimidatori vengono poi menzionati nel report l’ettaro di vigneto distrutto, vite dopo vite, ad agosto di proprietà di Giancarlo De Grandis, imprenditore agricolo e consigliere comunale di maggioranza a Torino di Sangro, in provincia di Chieti.

A settembre a Sant’Omero due consigliere donne, le più votate del gruppo di opposizione al Comune, Erica Celestini e Nadia Ciprietti, sono state bersaglio di lettere anonime giunte per posta ordinaria.
 
Tornando alla classifica generale dopo Campania Puglia e Sicilia, seguono la Calabria (53 casi),  la Lombardia (46 casi), In calo i casi censiti in Sardegna (38), stabile il Lazio (36). A chiudere le prime 10 posizioni ci sono l’Emilia Romagna (29, in aumento), la Toscana (24, in netto calo) e il Veneto (23).

Forte crescita nelle regioni settentrionali, dove si è passati dai 102 episodi del 2019 ai 147 del 2019. Ad aprile, periodo di campagna elettorale per le Comunali, si è riscontrato il maggior numero di intimidazioni: 58.

Altri dati che aiutano a fare chiarezza sul fenomeno: le aggressioni e gli incendi rappresentano le due principali tipologie di intimidazione messe in atto nei confronti degli amministratori locali (18.6% del totale dei casi censiti per ciascuna tipologia). In continuità con un trend emerso negli ultimi anni, si conferma l'aumento dei casi registrati sui social network (15% del totale), seguiti da minacce verbali (12.6%) e invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (11.6%). 

Seguono i danneggiamenti (8%), le scritte offensive o minacciose (6%), l’invio di proiettili (4%), l'utilizzo di ordigni, molotov ed esplosivi (2%) e l'invio di parti di animali (1.6%).

Nel corso del 2019 ha trovato conferma un’altra tendenza, già emersa nel precedente Rapporto: una diversificazione nella tipologie di minacce utilizzate fra Nord e Sud del Paese. 

Gli incendi, prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (un caso su quattro), si trovano solo al 7°posto nell’area Centro-Nord (6% dei casi). Analogamente i social network, nel frattempo diventati il mezzo più utilizzato per intimidire al Centro-Nord (22.6% dei casi), scendono al quarto posto nell’area Sud-Isole (10%). 

Un’altra evidenza che viene ribadita dai dati del 2019 è che nell’area del Mezzogiorno si intimidisce in modo più evidente, senza preoccupazione di destare allarme sociale né di subire sanzioni: il 46% delle minacce si concentra infatti nelle categorie incendi e aggressioni. Un dato che scende al 24% nell’area Centro-Settentrionale, dove l’azione cede il passo alle minacce verbali o scritte (64% dei casi), attraverso i social, le lettere minatorie e altri canali.

 Ad ottobre ad Aielli lettere condite da insulti e offese di ogni genere sono state recapitate all'indirizzo del sindaco Enzo Di Natale

Tra gli atti intimidatori vengono poi menzionati nel report l’ettaro di vigneto distrutto, vite dopo vite, ad agosto di proprietà di Giancarlo De Grandis, imprenditore agricolo e consigliere comunale di maggioranza a Torino di Sangro, in provincia di Chieti.

A settembre a Sant’Omero due consigliere donne, le più votate del gruppo di opposizione al Comune, Erica Celestini e Nadia Ciprietti, sono state bersaglio di lettere anonime giunte per posta ordinaria.
 
Tornando alla classifica generale dopo Campania Puglia e Sicilia, seguono la Calabria (53 casi),  la Lombardia (46 casi), In calo i casi censiti in Sardegna (38), stabile il Lazio (36). A chiudere le prime 10 posizioni ci sono l’Emilia Romagna (29, in aumento), la Toscana (24, in netto calo) e il Veneto (23).

Forte crescita nelle regioni settentrionali, dove si è passati dai 102 episodi del 2019 ai 147 del 2019. Ad aprile, periodo di campagna elettorale per le Comunali, si è riscontrato il maggior numero di intimidazioni: 58.

Altri dati che aiutano a fare chiarezza sul fenomeno: le aggressioni e gli incendi rappresentano le due principali tipologie di intimidazione messe in atto nei confronti degli amministratori locali (18.6% del totale dei casi censiti per ciascuna tipologia). In continuità con un trend emerso negli ultimi anni, si conferma l'aumento dei casi registrati sui social network (15% del totale), seguiti da minacce verbali (12.6%) e invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (11.6%). 

Seguono i danneggiamenti (8%), le scritte offensive o minacciose (6%), l’invio di proiettili (4%), l'utilizzo di ordigni, molotov ed esplosivi (2%) e l'invio di parti di animali (1.6%).

Nel corso del 2019 ha trovato conferma un’altra tendenza, già emersa nel precedente Rapporto: una diversificazione nella tipologie di minacce utilizzate fra Nord e Sud del Paese. 

Gli incendi, prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (un caso su quattro), si trovano solo al 7°posto nell’area Centro-Nord (6% dei casi). Analogamente i social network, nel frattempo diventati il mezzo più utilizzato per intimidire al Centro-Nord (22.6% dei casi), scendono al quarto posto nell’area Sud-Isole (10%). 

Un’altra evidenza che viene ribadita dai dati del 2019 è che nell’area del Mezzogiorno si intimidisce in modo più evidente, senza preoccupazione di destare allarme sociale né di subire sanzioni: il 46% delle minacce si concentra infatti nelle categorie incendi e aggressioni. Un dato che scende al 24% nell’area Centro-Settentrionale, dove l’azione cede il passo alle minacce verbali o scritte (64% dei casi), attraverso i social, le lettere minatorie e altri canali.


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