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SPOILS SYSTEM, VERTICI ABRUZZESI STANNO CERCANDO DI SUPERARE OSTACOLO ECONOMICO LEGATO A PENSIONE EX AD TRENITALIA E RFI. IN LIZZA ANCHE INCARNATO, EX SEGRETARIO GENERALE LATINA; A GIORNI BANDI DIPARTIMENTI SANITA' E AGRICOLTURA

REGIONE: PER POLTRONA DG PRESSING SU MORGANTE, PER MARSILIO RESTA PRIMA SCELTA

Pubblicazione: 26 giugno 2019 alle ore 09:53

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L'AQUILA - Per la postazione chiave di direttore generale, l'oggetto del desiderio per il presidente della Regione Marco Marsilio, e buona parte del centrodestra resta l’ex top manager di Ferrovie dello Stato e di Trenitalia, Barbara Morgante, 56 anni, molto legata all’Abruzzo per aver studiato a Chieti fino al liceo, che però ha già declinato l’invito per motivi economici legati alla pensione.

Il pressing di questi giorni è volto a farle cambiare idea, perché si ragiona, nessuna viste le alternative in campo, è figura più adatta per ricoprire il ruolo istituito da Luciano D'Alfonso con la riforma della tecnostruttura del 2015, vero braccio destro del presidente che coordina tutti i direttori e l'intera macchina regionale. 

E da fonti regionali emerge il fatto che il sogno potrebbe essere coronato in quanto la Morgante vuole tornare in una terra a cui è molto legata.

Uno dei piatti più prelibati e ambiti dello spoils system, da completare entro 180 giorni dall'inizio della legislatura, ovvero entro settembre, ma che già registra forti ritardi, e scontri intestini. E già registra la reazione polemica del M5S che con il consigliere Domenico Pettinari invita la maggioranza di centrodestra ad attuare il ricambio dirigenziale per dare discontinuità rispetto alla gestione del centrosinistra guidato da D’Alfonso.  
 
Ad oggi ci sono in dirittura d'arrivo solo i due bandi per la Asl provinciali di L'Aquila e Chieti, anche se entro pochi giorni arriveranno anche quelli, intanto, per i direttori dei dipartimenti Sanità e Agricoltura.
 
Per chi sarà il successore, nel ruolo chiave di direttore generale, di Vincenzo Rivera, nominato dal centro sinistra, e oggi a capo anche dell'Ufficio speciale ricostruzione, che ha sua volta preso il posto di Cristina Gerardis, poi andata via, circola comunque più di un nome.  

Pasquale Incarnato, segretario generale fino al 2015 del Comune di Latina nel Lazio. E anche Fabrizio Berardini, ex capo di gabinetto della Presidenza, direttore alle Risorse ed Organizzazione

Ma appunto, la prima scelta è Morgante, ex amministratore delegato di Ferrovie dello stato, livornese di nascita, ma figlia di Giuseppe Morgante originario di Magliano dei Marsi, maresciallo dei carabinieri paracadutista, scomparso nel 2010, e che ha vissuto molti anni a Chieti. 

E dove ancora vivono parenti e familiari della manager, che ha mantenuto un forte legame con l'Abruzzo. Può vantare poi un curriculum di assoluto spessore: ha lavorato per TAV Spa, ha ricoperto ruoli di vertice in Ferrovie dello Stato, e infine nel dicembre 2015 è stata nominata amministratore delegato di Trenitalia fino al settembre 2017. In ambito internazionale è stato membro della Commissione Infrastruttura Uic (Union internationale des chemins de fer), con sede a Parigi.

Il problema per il ritorno in Abruzzo di Morgante è piuttosto legato al trattamento economico legato alla pensione, nel senso che accettando l’incarico in Regione, andrebbe in pensione con un assegno ridotto, rispetto a quanto non farebbe se rimanesse con l’attuale posizione. 

Morgante ha  anche un supporter di come l’assessore regionale alle Attività produttive di Forza Italia Mauro Febbo chietino, e che conosce da tempo la manager.

Nome alternativo  per una nomina che sarà fatta su base fiduciaria, a seguito di un avviso di manifestazione d'interesse, è quello di  Pasquale Incarnato, 61 anni, segretario generale fino al 2015 del Comune di Latina nel Lazio. Proprio a Latina è stato sindaco Nicola Calandrini di Fratelli d'Italia, che a marzo 2018 è diventato parlamentare subentrando a Marco Marsilio, dimessosi dopo essere stato eletto presidente della Regione Abruzzo.

Pasquale Incarnato è stato direttore generale anche dei comuni campani di San Giorgio a Cremano e di Torre del Greco, e altri comuni. 

Persona politicamente e anche geograficamente vicina al laziale, abruzzese d'origine, Marsilio, come è nomale che possa essere per un direttore generale, che è di nomina fiduciaria, tra coloro che manifestano la disponibilità partecipando alla selezione indetta, se in possesso dei titoli richiesti, come previsto dall'articolo 22 della legge regionale 77 del 1999.

Suo malgrado Incarnato è salito alla ribalta delle cronache per essere stato coinvolto, nel marzo 2017, in un'inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli, che ha portato all'esecuzione di 69 ordinanze cautelari, per una serie di appalti pubblici truccati o irregolari espletati in diverse province campane.

Fatti risalenti a quando Incarnato era direttore generale del comune di San Giorgio a Cremano.

Infine c'è anche il nome di Fabrizio Berardini, ex capo di gabinetto della Presidenza, direttore alle Risorse ed Organizzazione. Ipotesi che però incontra nella maggioranza la forte contrarietà di chi lo vede come uomo troppo legato alla passata legislatura, nominato nel gennaio 2016 su proposta dall'ex presidente D'Alfonso del Partito democratico, e poi divenuto figura chiave della sua squadra. 

Toccherà infine vedere come si schiererà nella partita del direttore generale, e non solo, la Lega, azionista di maggioranza del centrodestra in Regione con i suoi 10 consiglieri su 18, e con 4 assessori su 6, che però non sono ancora "entrati in partita", subendo la maggiore esperienza e intraprendenza dei colleghi di maggioranza, nella partita dello spoils system.

Non a caso lunedì sera il coordinatore regionale salviniano, il deputato Giuseppe Bellachioma, ha convocato in un summit i parlamentari, gli eletti, i nominati ed i commissari “per dare una migliore e più efficace organizzazione del partito in Abruzzo”. 

Un cambio di marcia che peserà e non poco sulla scelta dei nuovi vertici di Asl, dipartimenti ed enti regionali, rimuovendo, con le buone o con le cattive, chi era stato messo a quel posto nella procedente legislatura di centrosinistra. 

A tal proposito sono pronti i bandi per i direttori dei dipartimenti Sanità e Agricoltura, da pubblicare entro il mese. 

Alla Sanità dovrà lascare il suo posto Angelo Muraglia, e suo probabile successore sarà il manager della Asl di Teramo Roberto Fagnano, il cui contratto scade nel 2021, e ha pagelle di performance molto buone, non potendo dunque essere rimosso anzitempo come avvenuto proprio in questi giorni al manager di Pescara Armando Mancini, pronto però a fornire controdeduzione, e poi ad ingaggiare una battaglia legale.

Lo spostamento di Fagnano al dipartimento consentirà di fare subito il bando per la Asl di Teramo, come avvenuto già per le Asl provinciali di L'Aquila e Chieti, e come avverrà a stretto giro per la Asl di Pescara. 

Il dipartimento Agricoltura è rimasto senza direttore, visto che Antonio Di Paolo è andato in pensione, e per ora  copre ad interm la dirigente del settore Servizio autorità di gestione unica Fesr-Fse, Elena Sico. 

Sullo sfondo però non si attenuano le polemiche per il ritardo nell’attuazione della spoils system.

L'assessore regionale con delega al Personale Guido Liris tiene a far notare che il primo passaggio, presupposto di tutti gli altri è stato già compiuto: è la delibera di giunta del 10 giugno che ha approvato il Disciplinare a cui attenersi per l’indizione dei bandi, e le Linee guida, che prevedono una semplificazione e snellimento della tecnostruttura regionale.

Complessivamente un vero e proprio testo unico, di poche pagine, che sostituirà la selva di norme e circolari, a cui attenersi per nominare il direttore generale della Regione, i capo-dipartimenti e i vari dirigenti. Senza incertezze normative, e conseguente rischio di ricorsi.

Una riforma che prevede meno dipartimenti, meno dirigenti e persino meno parole nella denominazione dei vari settori.

Ma ora la partita è squisitamente politica, ovvero di rapporti di forza e potere, in una maggioranza dove cominciano anche sullo spoils system, ad aprirsi pericolose crepe. 



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