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SORGENTE SANT'ANTONIO SPONGA NON IMBOTTIGLIATA DA TRE ANNI, BANDO SOSPESO PER FONTE PRIMAVERA, OSTACOLI PER ASSEGNAZIONE PER VALLE REALE; CISL AI CANDIDATI PRESIDENTE, ''DITECI COSA VOLETE FARE''

REGIONE: LE GUERRE DELLE ACQUE MINERALI IN ABRUZZO, SOLDI PERSI E LAVORO A RISCHIO

Pubblicazione: 05 febbraio 2019 alle ore 07:30

PESCARA - Sant'Antonio Sponga, Fonte primavera, e Valle reale. Sono i nomi evocativi e suadenti di tre delle principali sorgenti di preziosa acqua minerale abruzzesi.

La prima a Canistro, in provincia dell'Aquila, le altre a due a Popoli, in provincia di Pescara. Accomunate dalla drammatica incertezza sul loro utilizzo, da cui dipende il lavoro di oltre quattrocento persone. La Regione è così finita sotto accusa, da parte della Cisl, per come ha finora gestito le partite, per i bandi finiti con un buco nell'acqua, o che rischiano di impantanarsi nelle aule dei tribunali.

In tutte e tre le vicende protagonista, con varie parti in commedia, è la Santa Croce di Camillo Colella.

Nel primo caso, la Sant'Antonio Sponga, da quando nel 2016 è stata revocata la concessione alla Santa Croce, l'acqua va nel fiume Liri inutilizzata.

Nel secondo caso, la sorgente Primavera, il bando è stato sospeso per irregolarità dal Tar di Pescara, su ricorso della Santa Croce.

Nel terzo caso, Valle Reale, la concessione resta provvisoria, a beneficio della Gran Guizza, e rischia di non diventare definitiva, perché anche qui la Santa Croce ha presentato diffide, ed ora è tutto drammaticamente in sospeso.

Tre vicende scottanti che saranno sul tavolo della prossima amministrazione regionale, e a pochi giorni dal voto non a caso ha alzato la voce la Fai Cisl, a differenza della Cgil che sulle tre vicende ha tenuto sempre un basso profilo.

"Chiudiamo un centro urgente con tutti candidati presidenti della Regione - ha affermato al microfono del  Tg3 regionale il segretario regionale Franco Pescara - per capire cosa vogliono fare con queste benedette sorgenti. Ad ora nessuno ci ha voluto incontrare, parliamo di posti di lavoro a rischio, tutti dicono che hanno a cuore il lavoro, mostrassero dunque concretezza".

Certo è che la vicenda è intricata, e di non facile soluzione. Per quanto riguarda la Sant'Antonio Sponga, la madre di tutte le battaglie dell'acqua abruzzesi, come detto tutto ha preso avvio dalla revoca della concessione alla Santa Croce, da parte della stessa regione su ricorso del comune di Canistro, senza concedere proroghe nell'utilizzo in attesa del nuovo bando. La Santa Croce ha licenziato i 75 dipendenti, e ha poi avviato una guerra senza quartiere nelle aule dei tribunali, ritenendo ingiusta la decisione, e "discriminatorio e persecutorio" l'atteggiamento della Regione e del sindaco di Canistro Angelo Di Paolo, contro cui sono fioccate denunce come pure contro Iris Flacco, dirigente del settore attività aestrattive della Regione. Possibilità  di mediazioni ben poche, visto che per Colella la Regione ha fatto di tutto per estromettere la Santa Croce, e  gli epiloghi dei vari ricorsi stanno dando ragione all’imprenditore molisano che ora rischia di mettere sotto scacco la Regione su questo importate comparto. Con il rischio di risarcimenti milionari, e l'intervento della Corte dei Conti.

Il nuovo bando della Sant'Antonio Sponga, è poi stato aggiudicato provvisoriamente, nel marzo 2017, ad Acque minerali per l’Italia, ex Norda, salutata come salvatrice della patria, a cominciare dal vicepresidente ed ora presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli. La Norda pero e' presto uscita di scena, presentando richiesta di risarcimento danni a Comune e Regione, lamentando il fatto di non aver potuto avviare il piano industriale, in quanto non gli è stato messo disposizione, gia nel bando, il terreno dove realizzare lo stabilimento. Un dettaglio non da poco.

Ora la Santa Croce, che nel suo stabilimento ha ricominciato ad imbottigliare l'acqua della più piccola sorgente Fiuggino, ha proposto alla Regione di tornare provvisoriamente a sfruttare anche l'acqua della sorgente Sant'Antonio Sponga, in attesa che venga indetto un nuovo bando, di cui però ancora non si ha notizia.

La Regione insomma dopo tre anni, milioni di euro di canoni idrici non incassati, 75 lavoratori licenziati, contenziosi giudiziari come se piovessero, tanta acqua sprecata, per evitare il rischio concreto di essere condannata per danni erariali, si appresta a fare quello che avrebbe potuto fare da subito, consentire alla vituperata Santa Croce di imbottigliare in attesa dell'arrivo di un nuovo concessionario, senza sprecare neanche una goccia d'acqua.

La società di Camillo Colella, oramai con il dente avvelenato, è protagonista anche delle due vicende relative alle acque minerali.

Ha partecipato con la controllata Italiana Beverage, al bando indetto nel maggio del 2017 per le sorgenti di acqua minerale Valle Reale nei comuni di Popoli e San Benedetto in Perillis, assegnate provvisoriamente alla concessionaria uscente Gran Guizza, del gruppo San Benedetto che aveva continuato ad imbottigliare in attesa della conclusione della gara, indetta in forte ritardo. All'ultimo miglio però ci sono forti ostacoli per la concessione definitiva, a causa di diffide legali depositate dagli agguerriti legali della Santa Croce, per presunte irregolarità. Inghippo strettamente collegato a quello del bando per la vicina sorgente Primavera,in concessione al gruppo San Benedetto dal 1988, e prorogata per altri 10 anni nel 2008.

Il bando è stato pubblicato il 2 novembre scorso, e con scadenza per la partecipazione fissato al 5 marzo prossimo. Subito impugnato, manco a dirlo, dalla Santa Croce, perché ritenuto "gravemente carente nell'individuazione degli elementi essenziali relativi all'oggetto dell'affidamento", e "irragionevolmente incompleto con preclusione, per il concorrente, della possibilità di formulare un'offerta congrua e consapevole e, quindi, concorrenziale".

Il Tribunale amministrativo regionale di Pescara pochi giorni fa ha dato ragione alla Santa Croce, e ha sospeso il bando. Una delle principali ragioni è che lo stabilimento di produzione, realizzato dal gruppo San Benedetto e utilizzato per imbottigliare anche l'acqua della sorgente valle Reale, si trova all'interno della concessione della sorgente Fonte Primavera. E dunque doveva essere anch'esso messo a gara, essendo da considerarsi di proprietà regionale.



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