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REGIONALI: I BIG E IL 'MISTER X' DI GRILLO,
IN LIZZA IL 'GURU' DI STAMINA E LA ''DAMA''

Pubblicazione: 28 febbraio 2014 alle ore 08:01

L'Aula 'Spagnoli' che ospita il Consiglio regionale
di

L'AQUILA - Gianni Chiodi per il centrodestra, Luciano D'Alfonso per lo schieramento avversario, un "mister X" per il Movimento 5 stelle, Maurizio Acerbo per la sinistra più agguerrita, Pio Rapagnà per i movimenti della casa e qualche outsider last minute.

Saranno questi, con molta probabilità, i nomi dei candidati che si contenderanno la poltrona di presidente della Regione alle elezioni del prossimo 25 maggio.

Se per il governatore uscente, si aspetta il definitivo via libera del suo partito, Forza Italia, visto che dall'endorsement natalizio di Silvio Berlusconi l'investitura ufficiale sembra aver subito uno stop (cosa che sta facendo agitare non poco gli alleati), per l'ex sindaco di Pescara, al contrario, le primarie di coalizione del 9 marzo, in cui si scontrerà con Franco Caramanico (Sinistra ecologia libertà) e Alfonso Mascitelli (Italia dei valori), sembrano un passaggio obbligato ma dall'esito scontato, al netto di sorprese in realtà remotissime.

Mentre per il M5s, che hanno cominciato sottotraccia gli incontri nelle quattro province abruzzesi, il compito dell'indicazione sarà delegata al popolo della rete, lo stesso che ha "giubilato" i quattro senatori reprobi che hanno criticato l'atteggiamento di Beppe Grillo durante il colloquio con il premier Matteo Renzi.

I seguaci del verbo grillino potrebbero decidere, alla fine, di pescare la "testa di serie" tra i componenti della pattuglia parlamentare, formata da Enza Blundo e Gianluca Castaldi al Senato e da Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Daniele Del Grosso alla Camera, oppure di dare spazio a una novità: in questo senso i nomi più gettonati sono quelli dei marsicani Maurizio Di Cioccio e Massimo Di Maio.

Dopo l'uscita di ieri, invece, è certa la corsa in solitaria di Rifondazione comunista, che per bocca del capogruppo all'Emiciclo Acerbo ha bacchettato duramente D'Alfonso: "senza alcun giustizialismo l'insieme di vicende emerse nell'ambito di svariate inchieste dovrebbero indurre a considerare come minimo inopportuna la sua candidatura".

In casa Unione di centro, che alle regionali del 2008 si presentò da sola con l'attuale consigliere di amministrazione Rai Rodolfo De Laurentiis, sembra quasi certo l'approdo nel centrodestra, anche se il riconfermato segretario nazionale Lorenzo Cesa si è preso l'incarico di svolgere un mandato esplorativo per capire con esattezza cosa fare.

Ha già annunciato la sua candidatura, infine, il battagliero ex deputato radicale Pio Rapagnà, ormai un "pasionario" delle battaglie in difesa degli inquilini degli alloggi dell'edilizia popolare.

Ma è a livello di liste provinciali che la battaglia è più dura, con troppi pretendenti rispetto ai posti disponibili nelle liste ufficiali: circostanza che potrebbe dare vita a un proliferare di formazioni civiche, su tutte quelle già in preparazione per Chiodi e D'Alfonso.

Con la riforma della legge elettorale, infatti, il "parlamentino" abruzzese si è ristretto: dagli attuali 45 consiglieri si passerà ai 31 della prossima legislatura e con le "quote rosa" obbligatorie (alle donne va riservato almeno il 40% dei posti) gli spazi si riducono ulteriormente, considerato che la politica locale è in larga parte interpretata dal genere maschile.

La guerra di trincea è accesa soprattutto all'Aquila città, tanto in Fi quanto nel Pd, dove è probabile si arriverà a una resa dei conti tra vecchia guardia e giovani rampanti che lascerà più di qualcuno scontento.

Meno cruento il confronto sulle altre province, dove gli assetti di partito sembrano quadrare più agevolmente.

Certo è che la quasi totalità dei consiglieri uscenti cercheranno il bis: l'unico che ha dichiarato da tempo che non si ripresenterà è il democrat teramano Claudio Ruffini, per il resto sono tutti più o meno in corsa.

Tra gli esordienti, i nomi più altisonanti sono quelli del segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, che nel suo collegio, quello chietino, se la vedrà con il capogruppo consiliare, Camillo D'Alessandro, di Davide Vannoni, il "guru" del metodo Stamina, intervenuto recentemente alla presentazione della compagine dell'ex onorevole di Futuro e libertà Daniele Toto, che ha rispolverato il Partito liberale e sosterrà D'Alfonso, e la "dama" Letizia Marinelli, la consigliera di parità della Regione finita nelle carte dell'inchiesta Rimborsopoli non come indagata ma quale presunta amante di Chiodi (con il quale avrebbe passato una notte in hotel a spese della Regione nel maggio 2011).

Tra i ritorni di fiamma eccellenti, circolano con insistenza i redivivi Donato Di Matteo e Marco Verticelli, già assessori piddini della Giunta Del Turco spazzata via dalla bufera giudiziaria di Sanitopoli nel luglio di sei anni fa.

L'AQUILA

Non fa più notizia, ormai, la bagarre dentro il Pd tra i tre principali pretendenti alla corsa per un seggio all'Emiciclo: gli assessori comunali Alfredo Moroni e Pietro Di Stefano e il consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci. Per sbrogliare una matassa che ogni giorno che passa si ingarbuglia si erano addirittura ipotizzate delle mini-primarie provinciali, ma i vertici del partito sembrano poco intenzionati a concederle.

Evidente che qualcuno o dovrà fare un passo indietro o dovrà essere dirottato sulla lista del presidente. Da quelle parti, però, già scalpitano gli ex primi cittadini Lucia Pandolfi (Montereale) ed Emilio Nusca (Rocca di Mezzo) e l'ex vice sindaco dell'Aquila Giampaolo Arduini.

Nessun problema per il duo marsicano uscente, Giovanni D'Amico e Giuseppe Di Pangrazio, anche se hanno alle calcagna il sindaco di Sante Marie e consigliere provinciale Lorenzo Berardinetti.

Sulmona potrebbe incassare la candidatura dell'evergreen Bruno Di Masci e, tra le donne, dell'ex assessore provinciale Teresa Nannarone.

Un altro giovane emergente aquilano, il consigliere comunale di maggioranza Gianni Padovani, sarà uno dei competitori di punta del Partito socialista.

Tra i centristi è incerto il futuro del vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, la cui componente è uscita sconfitta dal congresso nazionale della Vela, mentre alle sue spalle crescono le quotazioni del consigliere provinciale dello stesso partito Andrea Gerosolimo.

In quota De Laurentiis e il suo "Abruzzo moderno" pro-D'Alfonso, c'è l'ex presidente regionale dei giovani di Confindustria Alessandra Rossi.

Pure il centrodestra, quanto a caos, non è messo male. Forza Italia, sulla carta, può contare su tre uscenti: Gianfranco Giuliante, Emilio Iampieri e Luca Ricciuti. Il quarto uomo potrebbe essere Antonio Morgante, capo della segreteria di Chiodi.

Dovranno essere dirottati sulla lista di Chiodi, quindi, il consigliere provinciale ed ex sindaco di Trasacco Gino Fosca e il candidato della senatrice Paola Pelino (che si dice sia orientata verso Nicola Angelucci). Un posto è stato offerto pure al capogruppo al Comune dell'Aquila, Guido Liris, ma le speranze che accetti sono ridotte al lumicino, visto che non ha digerito il modo in cui è stato defenestrato dalla Giunta provinciale a causa del "fuoco amico" forzista senza che i vertici azzurri alzassero un dito.

Liris potrebbe rientrare in gioco solo se, come si inizia a ventilare negli ambienti aquilani, Ricciuti dovesse decidere di saltare sul carro del Nuovo centrodestra, ipotesi comunque subito smentita dall'interessato.

Gli alfaniani, infatti, sono abbastanza scoperti sull'Aquila città, nonostante l'attivismo del manager della Asl, Giancarlo Silveri, che è alla ricerca di un nome di peso da lanciare in pista.

Mentre sono molto più solidi nella Marsica, dove possono contare sull'assessore regionale Angelo Di Paolo e sul consigliere Walter Di Bastiano, nonché sul braccio destro dell'onorevole Filippo Piccone, ex coordinatore abruzzese del Popolo della libertà, Massimo Verrecchia e sul presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, che però potrà aiutare solo dall'esterno non essendo candidabile per il ruolo che riveste.

I due schieramenti, intanto, si contendono la consigliera Daniela Stati, campione di preferenze nel 2008 prima di cadere in disgrazia all'interno del Pdl da cui andò via per approdare in Fli.

CHIETI

Detto di Paolucci e D'Alessandro, tra i democrat si fanno i nomi di Angelo Pollutri, sindaco di Cupello, Vincenzo Sputore, assessore di Vasto e Camillo D'Amico, capogruppo in Provincia.

Affollatissime le schiere forziste, con ben sei consiglieri uscenti: Mauro Febbo, Emilio Nasuti (da poco rientrato nei berlusconiani), Nicola Argirò, Nicola Mincone, Giuseppe Tagliente e Raffaele Tenaglia, fresco di ingresso sui banchi dell'Emiciclo dopo la sospensione dell'ex assessore Luigi De Fanis, incappato nelle maglie della magistratura per presunte mazzette nella gestione dei fondi regionali della cultura.

In più c'è da considerare il veterano Antonio Prospero, eletto con Rialzati Abruzzo.

Alle loro spalle spingono l'ex sindaco di Lanciano Filippo Paolini e l'attuale capogruppo forzista, Manlio D'Ortona, il consigliere comunale di Vasto Manuele Marcovecchio (che potrebbe raccogliere l'eredità di Tagliente qualora l'ex presidente del Consiglio regionale decidesse di mollare dopo 20 anni), il presidente della Finanziaria regionale abruzzese, Rocco Micucci, in passato sindaco di Rapino e l'ex assessore provinciale Daniele D'Amario.

Per molti di loro si spalancheranno le porte della lista-Chiodi.

Nel Ncd, che ha come esponente di punta il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, potrebbe decidere di candidarsi il consigliere comunale e assessore provinciale Carla Di Biase.

Certa l'avventura con Fratelli d'Italia, che dopo le primarie dello scorso fine settimana ha rimesso in sesto il simbolo di Alleanza nazionale, del consigliere provinciale e comunale di Vasto Etelwardo Sigismondi.

Per l'Udc è ancora della partita il capogruppo all'Emiciclo, Antonio Menna.

Novità interessanti, invece, sul fronte della lista-D'Alfonso: ci saranno l'ex vice sindaco di Chieti Bruno Di Paolo (Giustizia sociale), il presidente del Consiglio comunale di Lanciano, Donato Di Fonzo, e gli ex sindaci di Rosello Alessio Monaco (il suo successore è lo scrittore Federico Moccia) e di San Giovanni Teatino Verino Cardarelli.

PESCARA

Ultra gremito anche il panorama politico del Pescarese, che attualmente conta dodici consiglieri regionali in carica: in Fi Alfredo Castiglione, Riccardo Chiavaroli, Nazario Pagano e Lorenzo Sospiri, poi Carlo Masci (Rialzati Abruzzo) e Alessandra Petri (Fratelli d'Italia); nel Pd Marinella Sclocco, in Rifondazione Acerbo, Carlo Costantini del Movimento 139, Antonio Saia per i Comunisti italiani, l'ex dipietrista Camillo Sulpizio, ora nel Centro democratico, e Nicoletta Verì, eletta con il Pdl e ora nel gruppo misto in quota Scelta civica.

Il solo che potrebbe cedere il passo è Saia, in quanto anche sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore.

Ma la schiera degli aspiranti candidati è molto più ampia: nel centrodestra potrebbe consumare la clamorosa riappacificazione la Verì, consapevole che i berlusconiani hanno bisogno di cavalli di razza donne come il pane.

Sempre in quota rosa si fanno le ipotesi di Manola Musa, candidato sindaco di Montesilvano sconfitto al ballottaggio, e di Marina Febo, aspirante primo cittadino di Spoltore anche lei perdente.

Quest'ultima, però, è allettata dalla lista Chiodi. Sempre nella formazione del governatore troveranno spazio il plurivotato consigliere comunale di Montesilvano Carlo Tereo de Landerset (prima in An, poi nel Pdl, quindi in Fli e nella civica "Montesilvano in comune"), uno dei componenti dell'assise civica che ha firmato davanti al notaio causando la caduta dell'ormai sindaco Attilio Di Mattia.

Con Masci, invece, dovrebbe esserci Gianluca Buccella, storico esponente del centrodestra di Loreto Aprutino.

Nell'Udc c'è il sempreverde Licio Di Biase.

In casa Pd dopo la "promozione romana" a deputato del segretario provinciale del partito, Antonio Castricone, potrebbero puntare all'Emiciclo il sindaco di Abbateggio e consigliere provinciale, Antonio Di Marco, uno degli amministratori più in vista del territorio, il consigliere di Pescara Gianluca Fusilli, gli ex sindaci Donato Di Marcoberardino (Penne) e Giorgio D'Ambrosio (Pianella).

TERAMO

Nel feudo di Chiodi, il Ncd schiererà il capogruppo regionale, Lanfranco Venturoni, e l'assessore al Comune di Teramo Giorgio D'Ignazio, fedelissimo del senatore Paolo Tancredi.

Con Fi è tornato l'assessore regionale Paolo Gatti, che prima delle politiche è transitato in Fratelli d'Italia insieme al consigliere Emiliano Di Matteo, che invece è rimasto nel partito di Giorgia Meloni al quale ha aderito anche l'assessore Giandonato Morra.

Sempre dalla Giunta Chiodi arriva un altro nome di peso: quello di Mauro Di Dalmazio.

Nello schieramento di centrosinistra il Pd conta due consiglieri in carica: Claudio Ruffini, di cui si è detto sopra, e Giuseppe Di Luca.

Ampi spazi, quindi, per la pattuglia di sindaci o ex che aspirano a un seggio: Luciano Monticelli (già primo cittadino di Pineto), Giuseppe D'Alonzo (Crognaleto), Alessandro Di Giambattista (Montorio al Vomano) e Dino Pepe (Torano Nuovo) su tutti.

Le quote rosa saranno rappresentate, verosimilmente, da Stefania Ferri e da Anna Marcozzi, mentre un'altra papabile, Manola Di Pasquale, correrà per la fascia tricolore di Teramo.

LE REAZIONI

RICCIUTI: ''NO A NUOVO CENTRODESTRA, SARO' CANDIDATO DI FORZA ITALIA"

“Ringrazio il Nuovo centrodestra per le attenzioni nei miei confronti di cui leggo sulla stampa, ma io sono di Forza Italia e lo sarò fino alla fine”.

Così il consigliere regionale di Fi Luca Ricciuti, presidente della II commissione (Territorio) smentisce le voci apparse sui media di una possibile candidatura con il partito Ncd alle elezioni regionali del prossimo 25 maggio.

“Non sono mai stato contattato dagli alfaniani e non ho intenzione di cambiare partito - assicura Ricciuti - Si mettano l’anima in pace quelli che vorrebbero vedermi con un diverso schieramento”.

“È notoria da sempre la mia posizione, sarò candidato di Forza Italia e con l’intenzione di continuare a rappresentare le istanze dell’Aquila e della ricostruzione post-sisma nel prossimo Consiglio regionale”, conclude.



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