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INTERVISTA A MARCO GERVASONI, ORMAI EX DOCENTE DELLA LUISS DI ROMA. ''CONTRO CHI NON E' ALLINEATO SCATTANO LE PUNIZIONI, INVECE A SINISTRA...''

PROF CACCIATO DA UNIVERSITA' PER UN TWEET, ''PUNITO DAI 'LIBERALI', SOCIAL DA RIFORMARE''

Pubblicazione: 22 settembre 2019 alle ore 08:15

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L’AQUILA – Contratto non rinnovato per colpa di un tweet.

Succede (anche) questo nell’era dei social network cosiddetti liberali e sempre più soggetti a una censura dall’alto: il professor Marco Gervasoni, storico e saggista, è, da poco, non più titolare, alla università Luiss di Roma, del corso di Storia comparata dei sistemi politici.

L’università, privata, lo ha infatti punito per un pensiero espresso  su Twitter.

Il tema, l'immigrazione clandestina

“Avevo fotografato un pezzo dell’onorevole di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sul quotidiano Libero – racconta Gervasoni ad AbruzzoWeb, intervistato telefonicamente mentre si trova ad Atreju, alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia – in cui la stessa Meloni si diceva favorevole al sequestro e all’affondamento della nave Seawatch 3, ovviamente vuota. Dopodiché, ho fatto una citazione indirettamente ‘marinettiana’, scrivendo ‘Seawatch bum bum’. 

E questo ha suscitato varie proteste, tra cui quelle dell’Anpi (l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, ndr), del Molise, che ha chiesto il licenziamento dalla mia cattedra all’Università del Molise”.

“Non ero a lezione – prosegue Gervasoni, autore del libro, fresco di uscita, La rivoluzione sovranista. Il decennio che ha cambiato il mondo – ma su un social, dove ho espresso un pensiero e quindi non devo rendere conto a nessuno di ciò che scrivo. Insomma, mi è stata contestata la libertà di espressione. Twitter è un’azienda privata? Sì, ma in genere queste aziende oscurano molto più spesso chi è al di fuori del mainstream, come le piattaforme di destra o conservatrici, a differenza di quelle di sinistra o di estrema sinistra”.

Twitter ha comunque bloccato, nei giorni scorsi, gli account di Raul Castro, segretario del Partito Comunista,x ex capo dello Stato di Cuba e fratello di Fidel Castro, così come quelli di sua figlia Mariela e di diversi giornalisti, oltre a quello del ministero delle Comunicazioni.

Il tutto senza dare una motivazione precisa.

“Se volessi utilizzare il metodo ‘staliniano’ utilizzato da altri – dice però Gervasoni –  potrei andare a vedere Twitter o Facebook di professori universitari che invitano a Piazzale Loreto Matteo Salvini e violenze nei confronti di Giorgia Meloni. Siamo di fronte a due pesi e due misure. E poi, non c’è nulla da inventare in termini di legge, visto che se insulto qualcuno, o minaccio di morte qualcuno, questo qualcuno può rivolgersi alla magistratura, anche se a me minacce varie arrivano ogni giorno, ma non mi metto a rispondere con le carte bollate. Al limite, blocco l’utente che lo fa. Il resto è un bavaglio pericoloso che si vuole mettere alla rete e alla libertà di espressione”.

“Io fascista? No. Conservatore sì, reazionario anche – afferma poi il professore – ma il problema è che in questo momento si vogliono mettere fuorilegge i social di chi non sta con i discorsi mainstream globalisti, contrari ai sovranisti. Io sovranista? Io rispondo ‘comunista’, ma non mi sognerei mai di mettere fuorilegge chi lo è”.

“Arrivato il nuovo governo – fa notare – composto da Partito democratico e Movimento 5 stelle, sono arrivate le ‘epurazioni’. La tempistica nel mio caso e in quello di CasaPound di Simone Di Stefano (censurato su Facebook), non credo sia una coincidenza”.

“Cosa fare di fronte a tutto questo? La libertà, come insegnava Benedetto Croce, ha uno spirito che trionfa su tutto e lo abbiamo visto col crollo del Comunismo. Vanno fatte leggi per consentire la libertà di espressione sui social, quindi no alla nazionalizzazione dei social, ma nel frattempo si stanno sviluppando altre piattaforme che non possono essere censurate dai nemici che oggi sono i liberali, termine che non utilizzo più perché ambiguo”, conclude Gervasoni. 



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