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PRESIDENTE ACCADEMIA CRUSCA: ''NON SMANTELLARE L'ITALIANO''

Pubblicazione: 24 maggio 2011 alle ore 08:09

Francesco Sabatini

L'AQUILA - Dopo la standing ovation, tanto per usare la terminologia inglese che domina oggi nel mondo, omaggio degli studenti del liceo classico dell'Aquila in occasione della "Giornata della Dante" del 19 maggio scorso, organizzata dall'associazione "Dante Alighieri" e dedicata al tema dell'identità storico-linguistica in Italia, il professor Francesco Sabatini, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, ha concesso una breve ma chiara intervista ad AbruzzoWeb grazie all'aiuto del professor Walter Capezzali.

Sabatini 79 anni, originario di Pescocostanzo (L'Aquila) è stato presidente dell'Accademia per nove anni, dal 2000 al 2008. È tra le altre cose autore di un noto dizionario con il collega Vittorio Coletti.

Sul piatto finisce quasi inevitabilmente la distruzione delle lingue, cui pare lavorino instancabilmente i governi e i pubblicitari di mezzo mondo, con i primi costretti dalla frenesia dei tempi moderni ad adattarsi all'appiattimento culturale tanto in voga, ben felici di rendere l'istruzione un modello economico che sforna "clienti" e non persone, per la gioia dei secondi.

"La scuola - spiega al telefono il professor Sabatini - sta vivendo un periodo di incertezze sulle sue funzioni e capacità. Mancano tutti gli strumenti che permettono alle istituzioni di non lasciarsi travolgere dai tempi che esse vivono".

"In tutto il mondo - continua - la mole di informazioni in circolo e quindi le pressioni imposte dal nuovo modello di comunicazione stanno smantellando il lessico e ciò che di buono rappresenta. Se non si recuperano le forze, se alla scuola non vengono fornite armi adatte ad assorbire i 'fatti nuovi', quei fenomeni che continuano a minarne le basi, diventeremo un mondo scheletrico".

Molto ruota intorno alla reale funzione dei docenti, per i quali occorre "una formazione adatta" e a cui vanno fornite "garanzie per far sì che lavorino al meglio e con serenità. A loro - dice il prof - spetta il compito di aggiustare la situazione, di aiutare gli studenti a crescere. Le università è bene che tornino a occuparsi della formazione degli insegnanti".

E a chi oggi crede che nei tempi passati i professori valessero di più e fossero più preparati rispetto agli attuali, il presidente dell'Accademia della Crusca risponde senza retorica, con lucidità.

"Prima i compiti erano molto più limitati - dice il professore - Fino agli anni '90 la società, almeno in Italia, non correva in modo così frenetico. Va detto, però, che in generale era già una società costretta ad affidarsi alla scuola di massa e questa, per sua natura, allarga le problematiche. Allora, va fatta attenzione al carico che si dà ai docenti. È evidente che da soli non possono farcela. Per capire ciò, basta pensare ai bisogni che ha una scuola, dai disabili alla precarietà degli edifici". (r.s.)



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