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CHIUSA PROCEDURA CASO ASSESSORE REGIONALE TORNATO IN OSPEDALE, PER RINUNCIARE ALCUNE ORE DOPO: AZIENDA SANITARIA NEGA RITORNO A LAVORO SENZA RETRIBUZIONE MA DA’ RAGIONE AD EX VICE SINDACO L’AQUILA SU INCOMPATIBILITÀ'. OGGI VICENDA IN COMMISSIONE VIGILANZA

PER LIRIS UN SOLO GIORNO DA MEDICO ASL, L'AQUILA DICE NO A VOLONTARIATO

Pubblicazione: 15 maggio 2020 alle ore 07:10

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L'AQUILA – Una giostra di scontri e polemiche, alimentati in particolare dal Pd con tanto di richiesta di dimissioni, per un solo giorno di lavoro, il 2 aprile scorso, che sembrava dovesse portare a gravi conseguenze ma che invece si è chiuso senza traumi e shock istituzionali, o addirittura con conseguenze penali. Un caso politico assurto anche alle cronache nazionali che ha infiammato il clima agli inizi di aprile e dopo giorni di bufera che ha indotto il Consiglio regionale ad avviare la procedura di decadenza, finito nel dimenticatoio benchè non chiuso nelle procedere: ora, il ritorno al lavoro “per dare una mano in piena emergenza coronavirus” come dirigente medico della Asl provinciale dell’Aquila con un contratto part time al 30 per cento della retribuzione da parte dell’assessore regionale al Bilancio e al Personale, l’ex vice sindaco dell’Aquila Guido Liris, di Fratelli d’Italia, in prima linea fin dall’inizio nella gestione della emergenza all’ospedale San Salvatore, torna d’attualità con il rischio di nuove polemiche ancora per la incompatibilità tra i due ruoli. 

Dal corposo carteggio emerge una novità: nel porre fine alla vicenda che oggi sarà all’esame della Commissione di Vigilanza, i vertici dell’azienda sanitaria, in testa il manager, Roberto Testa, che aveva avuto irrituali parole di entusiasmo nell’atto pubblico con cui accoglieva la richiesta di Liris, che pure insieme al governatore, Marco Marsilio, anche lui di Fdi, lo aveva nominato, ha detto no in una nota del 28 aprile scorso alla richiesta del medico-assessore di poter tornare al lavoro come volontario “perché un dipendente non può operare senza retribuzione”.

Questo dopo che al temine di un solo giorno di lavoro e di roventi polemiche, Liris, eletto consigliere regionale il 10 febbraio del 2019, e poi nominato assessore, aveva comunicato alla Asl di rinunciare a fare il medico, per evitare polemiche e tenere i due enti ingessati per una controversia, certa, presentando contestualmente istanza di rientrare come volontario senza stipendio.

Proprio in seguito alla rinuncia, l’Azienda ha revocato il provvedimento di riammissione al lavoro dell’assessore che nel lavorare nello staff di Testa, sarebbe stato controllato da quel dg che avrebbe dovuto controllare in qualità di amministratore regionale del Bilancio, ruolo nel quale finanzia anche la sanità. 

La vicenda oramai di fatto chiusa, sarà al vaglio della commissione di vigilanza del consiglio regionale, di cui è presidente Pietro Smargiassi del Movimento 5 stelle, in una  riunione che vedrà la partecipazione dello stesso Liris, con all’ordine del giorno la questione della incompatibilità legata al fatto che il dipendente pubblico eletto in parlamento o in consiglio regionale ha l’obbligo di mettersi in aspettativa. 

L’altra novità che emerge da una vicenda molto particolare è che sia Liris che pure si era scagliato contro i critici rispedendo al mittente le accuse, prima fra tutte di voler cumulare le due indennità, sia la Asl, nei numerosi documenti ha difeso la scelta.

In sostanza, l’azienda sanitaria ha risposto alla istanza del 2 aprile solo il 28 aprile e dopo aver chiesto anche un parere pro-veritate, dando ragione a Liris sulla base del fatto che il consigliere regionale sostituito dal primo dei non eletti, in questo caso un altro medico, l’ex sindaco di Trasacco, Mario Quaglieri, perché diventato assessore, perde carica e funzione.

Non come la pensano i vertici dirigenziali del Consiglio regionale per i quali il consigliere che diventa assessore perde la carica ma non la funzione e quindi non può tornare a fare il dipendente pubblico.

L’assessore e medico aveva preso servizio il 2 aprile, unico giorno in cui è tornato ad indossare il camice bianco, accolto a braccia aperte dal direttore generale Testa, con un contratto part -time al 30 per cento dello stipendio, previsto da un provvedimento del dg, annullato però il 3 aprile, appunto dopo un solo giorno. Proprio a seguito della richiesta di fare il volontario da parte di Liris, motivata dall’evitare inutili polemiche, e di tenere occupati gli uffici regionali in piena pandemia, sull’ipotesi di decadenza per un assessore che torna a lavorare nell’azienda in cui è in aspettativa. Ipotesi per il medico-assessore, come per la stessa Asl, comunque del tutto insussistente.    

Cancellato il contratto part time, la Asl si era poi riservata di valutare la richiesta della prestazione d’opera gratuita. A seguire un lungo silenzio, fino al responso del 28 aprile. 

La decisione della Asl non è stata per di più pubblicizzata, dopo che la stessa aveva risposto durante i giorni della bufera solo ai vertici dirigenziali del Consiglio regionale, l’8 aprile, allertati dal dubbio di incompatibilità dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri il quale aveva ricevuto un esposto dal capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, che chiedeva la decadenza da assessore di Liris.

I dirigenti di palazzo dell’Emiciclo avevano scritto chiedendo lumi su una vicenda di cui si è appreso dai giornali. 

Sempre l’8 aprile la Asl aveva inviato tutti i documenti richiesti alla Commissione di vigilanza.

La partita, però, si è a questo punto chiusa per sempre. La risposta della Asl ha anche di fatto stoppato la procedura di decadenza. 

E Liris, pur difendendo la bontà e legittimità della sua decisione, non ha potuto far altro che riporre nell’armadio il camice bianco, e restare a tempo pieno a palazzo Silone, ad occuparsi di bilanci e personale, due deleghe non certo da poco vista anche l’emergenza sanitaria ed economica causata dal covid. 

Un giorno di lavoro, quel 2 aprile. che ha  tuttavia provocato un pandemonio con il vicedirettore dell’Huffington post, l’aquilano Alessandro De Angelis, che è arrivato a definire Liris un “furbetto del coronavirus”, con le opposizioni in consiglio regionale di M5s e Pd che hanno lanciato cannonate a palle incrociate su una scelta viziata secondo loro da evidente incompatibilità, e oltremodo inopportuna, fatta solo per "facile visibilità", con la deputata dem Stefania Pezzopane che ha annunciato anche un’interrogazione parlamentare e il capogruppo del Pd Paolucci nella quale si invita “Liris a dimettersi da consigliere, e il presidente del Consiglio regionale Sospiri ad applicare la legge e avviare il procedimento decadenza".

Con il Consiglio regionale che ha così avviato un’istruttoria, intorno al tema, per palati fini del diritto amministrativo, sullo statuto dell’incompatibilità tra carica politica e la prestazione lavorativa in un’azienda dove l’eletto entra in aspettativa non retribuita e obbligatoria. 

Ovvero se essa oltre ad un consigliere, deve essere applicata o meno anche ad un assessore che come Liris ha lasciato il consiglio, dopo la sua nomina in giunta, “surrogato”, ovvero sostituito dal primo dei non eletti  Quaglieri. 

Polverone che non si è ancora posato a terra, visto che oggi l’affaire Liris approda in commissione garanzia, perché spiega il presidente Smargiassi, è una vicenda che “ha interessato l’opinione pubblica e su cui va fatta chiarezza una volta per tutte, ricostruendo, carte alla mano, cosa sia accaduto e analizzare quanto fatto dalle parti in causa”. 

Dalle carte consegnate dalla Asl allo stesso Smargiassi già l'8 aprile sembrerebbe intanto trovare conferma la “leggerezza”, a detta di molti, con la quale il manager Testa, nominato ad agosto dal centrodestra in virtù dello spoil system, ha gestito la delicatissima partita, nello spalancare con "entusiasmo" le porte dell’ospedale a Liris, per poi fare ben due precipitosi dietrofront, a polemiche già divampate.

Queste le tappe salienti della vicenda. Tutto ha inizio il 31marzo, quando Liris ha fatto richiesta alla Asl di poter tornare a prestare servizio part time nell'ospedale dove ha lavorato tanti anni, come dirigente medico igienista, vista l’emergenza sanitaria del coronavirus. 

Richiesta accolta immediatamente con giubilo ed entusiasmo da Testa, che il giorno dopo con un provvedimento firmato dal direttore del personale Errico D'Amico, ha assegnato il medico-assessore nello staff della direzione generale, al fianco dello stesso dg, al 30 per cento del monte orario e, questo il punto, con trattamento economico proporzionalmente ridotto, ma comunque previsto.

E con stile irrituale, e dopo ardente al tono istituzionale che si richiederebbe in questi casi. 

Testa ha infatti scritto di accogliere la notizia, "con vivo piacere ed entusiasmo, in un momento così particolare di emergenza sanitaria”, sottolineando che “l’esperienza di medico igienista” e “l’impegno sociale” di Liris, “costituiscono quel connubio e valore aggiunto di cui questa Azienda si potrà avvalere". 

Liris ha dunque il 2 aprile indossato il camice ed ha preso servizio, alle condizioni stabilite da Testa. 

Va detto, per completezza di informazione, che Liris, con la retribuzione da parte della Asl ci avrebbe rimesso economicamente, anche con il part time, perché ovviamente si sarebbe ridotto il suo compenso da assessore, e in misura ben più consistente.

Poi però il 3 aprile, quando già erano esplose le polemiche, Testa ha revocato il provvedimento approvato poche ore prima. Non motu proprio, magari facendosi venire il dubbio che forse la retribuzione avrebbe creato problemi di natura amministrativa e giuridica. 

La richiesta è arrivata lo stesso giorno da Liris, che ha chiesto espressamente che la sua prestazione fosse dichiarata come “volontaria”, rinunciando pertanto ad "ad ogni corrispettivo di natura economica". 

Per un motivo di “opportunità”, per evitare polemiche, e ribadendo l’assoluta legittimità per un assessore “surrogato”, e non più consigliere, di poter tornare in servizio come dirigente nell'azienda dove era in aspettativa. Testa e il direttore amministrativo facente funzione, Stefano Di Rocco, hanno dunque comunicato a Liris, la revoca in autotutela del provvedimento che prevedeva un compenso “al fine di ripristinare senza soluzione di continuità l'aspettativa senza assegni per mandato elettorale in favore del dirigente medico”. 

Aggiungendo che “con riferimento alla richiesta di frequentare come medico volontario igienista la struttura aziendale in occasione dell'attuale situazione di emergenza sanitaria nazionale da covid 19 ringraziando per la preziosa collaborazione offerta seguirà specifica comunicazione aziendale”. 

L’epilogo è arrivato il 24 aprile, con il diniego di poter prestare servizio anche come volontario, in quanto è un’opzione non consentita a chi è dipendente pubblico, che deve avere obbligatoriamente un compenso.

L’8 aprile infine la Asl ha scritto al direttore dell’attività amministrativa, Paolo Costanzi, e al direttore Affari della presidenza e Affari legislativi, Francesca Di Muro, che avevano chiesto lumi sull’iter citando notizie di stampa, e per conoscenza a Liris e al presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, comunicando che l’azienda con il provvedimento del 3 aprile ha preso atto dell'istanza presentata lo stesso giorno “dal dipendente già consigliere regionale eletto, attualmente solo assessore, con la quale il medesimo rinunciava alla precedente richiesta datata 31 marzo”. 

E ha dunque “adottato la revoca del provvedimento dirigenziale del primo aprile ripristinando conseguentemente senza soluzione di continuità gli effetti giuridici ed economici dell'aspettativa senza assegni”.

“Si comunica pertanto con riferimento alla vostra specifica richiesta in ordine all'attuale status giuridico e la posizione lavorativa del dottor Guido Quintino Liris del predetto dipendente allo Stato è collocato in aspettativa senza assegni per la durata del mandato elettorale”, conclude la nota. 

Fine della partita.

“Torno a fare il lavoro che amo per dare una mano in questa drammatica pandemia – aveva detto Liris nell'annunciare la sua decisione di tornare ad indossare il camice bianco, e la mascherina - ma il mio impegno in Regione non è mai venuto meno e mai lo sarà e mai avrei immaginato che un atto di generosità e di disponibilità in un momento di drammatica emergenza che mi ha visto finora in silenzio in prima linea, avesse bisogno di spiegazioni e di pubblicità, e che navigati esponenti politici si potessero avventurare nel parlare, senza avere le carte in mano”. 

Il Centrosinistra ha posto anche il tema più generale del conflitto d’interesse: Liris sarebbe nella duplice veste di "controllore" e "controllato", visto che la Asl agisce in base alle direttive della Regione, e come assessore al Bilancio, ha pure il potere di stanziare le risorse, e verificare i bilanci della Asl per la quale lavora. 

Ad agitare le acque poi l’aspetto dell’incompatibilità.

Liris ovviamente prima di assumere l’insolita decisione si era fatto dare un parere dall’avvocatura regionale, e aveva consultato i suoi avvocati di fiducia. 

Ribadendo a più riprese che l’incompatibilità con il mantenere il lavoro come dipendente pubblico, la legge l’attribuisce ai soli consiglieri regionali.

E Liris nell’assumere il ruolo di assessore, si è dimesso dalla carica di consigliere, come stabilisce la legge elettorale abruzzese, che nella ultima riforma ha previsto la surroga con il primo dei non eletti. Nessuna incompatibilità, per i suoi legali, a maggior ragione in base a quanto previsto in uno dei decreti del premier, Giuseppe Conte, sulla emergenza coronavirus, che prevede la sospensione delle incompatibilità per medici rianimatori, pneumologi, infettivologi ed epidemiologi. 

E Liris è specializzato in Igiene e Prevenzione, con studi di management sanitario. Ipotesi non condivisa dagli uffici della direzione del consiglio regionale, visto che Liris mantiene di fatto potenzialmente il ruolo di consigliere, che è solo momentaneamente “surrogato” dal primo dei non eletti. 

Se Liris smette di fare l'assessore, torna infatti in consiglio, e il surrogato torna a casa. Per il centrosinistra se Liris voleva tornare a fare il medico, anche part-time, doveva dimettersi dalla Regione, alla luce del decreto legislativo 165 del 2001, che obbliga i dipendenti pubblici eletti in parlamento o in Consiglio regionale all’aspettativa non solo non retribuita, ma obbligatoria. (f.t.)

 



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