• Abruzzoweb sponsor

VIA LIBERA ALL'ELEZIONE PER ACCLAMAZIONE DEL SEGRETARIO MARIO MAZZETTI
MA UNA PARTE DEI DELEGATi BOCCIA L'IPOTESI DI BENEDETTO, TUTTO RINVIATO

PD PROVINCIA L'AQUILA CON LE OSSA ROTTE
CONGRESSO SPACCATO SULLA PRESIDENZA

Pubblicazione: 22 luglio 2011 alle ore 23:44

Un momento del congresso provinciale del Pd, da sinistra il commissario uscente Arnaldo Mariotti e il neo segretario Mario Mazzetti
di

L’AQUILA – Il partito democratico della provincia dell’Aquila esce con le ossa rotte dal primo congresso  convocato dopo mesi di commissariamento, proprio nel giorno in cui viene eletto per acclamazione il segretario Mario Mazzetti.

La tanto declamata e sbandierata unità d’intenti e ritrovata coesione attorno al nome del sindaco di Carsoli (L’Aquila) per la segreteria è svanita nel giro di poche ore dopo che lo stesso Mazzetti ha proposto all’assemblea il nome di Americo Di Benedetto (già candidato alla segreteria e poi ritiratosi in nome del bene comune) per la carica di presidente del partito.

Una parte non numerosa ma agguerrita dell’assemblea ha bocciato l’indicazione del segretario, costretto ad annunciare la prossima convocazione di una nuova riunione per l’elezione del presidente.

LA GIORNATA

Apparentemente il congresso che ha sancito la fine del commissariamento e un regime di vacatio che durava ormai da 18 mesi era iniziata nel migliore dei modi.

Grandi sorrisi per tutti, strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle. Questa volta, dopo le polemiche (poi rientrate) delle scorse settimane sembrava che il Pd provinciale potesse davvero voltare pagina e intraprendere un percorso che porta dritto alle elezioni 2012, dove alle urne sono chiamati, tra gli altri, i cittadini dell’Aquila e di Avezzano (L’Aquila). Ma è sul capoluogo che si gioca la battaglia delle battaglie: “Le elezioni dell’Aquila saranno un termometro in vista delle regionali” ha sentenziato il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci.

L’appuntamento, anche se manca più di un anno, è di quelli da non mancare. E nessuno può pensarla diversamente nel principale partito di centrosinistra, che tra le altre cose governa proprio il capoluogo.

Sul nome di Mazzetti segretario nulla quaestio: l’acclamazione e gli applausi dei presenti ne sono la conferma. “I cittadini e gli iscritti ci chiedono credibilità, rispetto delle regole, trasparenza e decisioni condivise”.

Parole che suonano beffarde alla luce di quanto accaduto nelle ore successive. Che qualcosa non andasse, però, lo si è capito subito: “se dicessi che tutto è risolto sarei un bugiardo" si era lasciato andare l’ormai ex commissario del partito Arnaldo Mariotti.
Da regolamento il presidente del partito viene indicato dal segretario ed eletto a maggioranza dai presenti. E l’indicazione è arrivata: “Chiedo ai presenti di votare ‘Chicco’ Di Benedetto all’unanimità per la presidenza”.

Ed è da questo momento che sono iniziate le stilettate tra i delegati.

“Questo partito gestisce malissimo le proprie risorse. Di Benedetto, che ha fatto un passo indietro per il bene del partito, può essere un uomo che può dare molto a questo partito” ha dichiarato il segretario uscente Michele Fina, evidentemente sostenitore dell’attuale presidente della Gsa.

A sollevare perplessità sul nome dell’ex sindaco di Acciano sono stati gli esponenti del partito Amedeo Fusco e l’ex assessore provinciale Ermanno Giorgi; per entrambi “la soluzione migliore” sarebbe stata quella di procedere all’elezione del presidente Di Benedetto (sulla cui persona  e capacità, in realtà, nessuno ha avuto a ridire) più in là “magari a settembre”.

In realtà ciò che ha stizzito gli animi è una nota, diffusa a 24 ore dal congresso, dove veniva preconizzata l’assegnazione della carica di presidente ad Americo Di Benedetto, sostenuto da 165 delegati su 260. Un segnale forte dalla base, che dopo aver messo da parte i dissapori per il famoso ‘ticket’ segretario-vice segretario (Francesco Piacente, assessore al bilancio del comune di Capistrello) ha reclamato attenzione per un esponente proveniente dal territorio aquilano.

Qualcuno ha provato ad affermare che negli sms di convocazione non era contenuta alcuna votazione per la presidenza. Quisquiglie, come direbbe Totò, ma in Italia la burocrazia da’ sempre una mano a chi tenta di mettersi di traverso, a prescindere dal merito della vicenda.

Il caldo si faceva sempre più opprimente nella sala, esponenti noti e meno noti del partito salivano e scendevano dalle scale dell’auditorium Ance, gruppetti di contrari si ritrovavano a fumare all’esterno e altri si incontravano in una delle tante stanze attigue alla sala.

Le cose iniziano a mettersi male: l’immagine dell’onorevole Giovanni Lolli che viene praticamente risucchiato dalla poltrona mentre con una mano si mantiene la fronte è uno degli emblemi del momento critico che l’intero partito sta vivendo. E gli sguardi intorno a lui, da quello dell’assessore comunale Stefania Pezzopane, al consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio, favorevole ad un posticipo dell’elezione del presidente, non sono più allegri.

C’è poco da ridere quando un segretario unitario viene messo sulla graticola dagli stessi che hanno contribuito ad eleggerlo.
Di Benedetto nel frattempo trova il tempo per due interventi: un primo nel quale, in sostanza, afferma di non essere disposto a un rinvio della sua nomina “Io la mia faccia non ce la metto più”, salvo poi tornare con i piedi per terra e scusarsi per i toni tanto accesi quanto appassionati del suo intervento.

Dopo quasi cinque ore di congresso Mazzetti non ha potuto far altro che prendere atto della situazione esplosiva che rischiava di dilatare ulteriormente le lacerazioni del partito che, forse suo malgrado, si è ritrovato a guidare: “L’assemblea è il luogo più adatto per le discussioni e il confronto. Non posso che constatare i malumori espressi quest’oggi e ritengo sia opportuna una nuova convocazione per procedere alla nomina del presidente”.

Un applauso liberatorio ha risvegliato gli intrepidi che hanno scelto di rimanere sino alla fine: gli abbracci e i sorrisi sono tornati sui volti comunque tesi dei partecipanti all’assemblea. Se il buongiorno si vede dal mattino nel Pd devono aspettare che il gallo canti un’altra volta: per ora il cielo è ancora plumbeo e minaccia tempesta.

IL RETROSCENA

L'AQUILA - Dentro il Partito democratico della provincia dell'Aquila si respira aria da resa dei conti.

L'unità sbandierata nei giorni scorsi sul nome di Mario Mazzetti, che comunque oggi è stato proclamato segretario dai delegati al congresso ospitato presso la sede dell'associazione costruttori del capoluogo, è in realtà un accordo di facciata che lascerà molti strascichi tra i democrat.

Emblematiche, in tal senso, le parole del commissario uscente, Arnaldo Mariotti: "se dicessi che tutto è risolto sarei un bugiardo".

A fronteggiarsi, nei mesi scorsi, due gruppi, entrambi forti e articolati: da un lato quello che ha fatto bottino pieno con Mazzetti, in larga parte composto dai big marsicani del partito (il senatore Luigi Lusi, il vice presidente del Consiglio regionale Giovanni D'Amico, il suo collega all'Emiciclo Giuseppe Di Pangrazio e il sindaco di Cerchio Gianfranco Tedeschi), dall'altro quello degli "aquilani" (Giovanni Lolli, Massimo Cialente e Stefania Pezzopane), appoggiato anche da Michele Fina, che aveva scelto come portavoce il presidente della Gran Sasso Acqua Americo Di Benedetto.

Una contrapposizione fatta di toni duri, documenti arrivati a Roma senza condivisioni preventive ed email diramate anche tra gli iscritti.

Tutto nasce da una proposta inviata da Lusi a Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi e altri maggiorenti del Pd, nel quale si reclamava una soluzione unitaria in occasione del congresso.

In quel momento, infatti, ancora non si erano risolti i problemi che avevano portato al commissariamento del partito per lo scontro, durissimo, tra chi voleva il rinnovo di Fina (gli aquilani più D'Amico e altri) alla carica di segretario e chi, invece, cercava il rinnovamento con Ilaria Cacciarelli (Lusi e molti ex della Margherita).

A Lusi aveva risposto Lolli che aveva definito l'episodio "sconcertante", perché "l'operazione non era stata concordata con i dirigenti e gli eletti aquilani".

Secondo Lolli la cosa era "paradossale", perché "si tentava di riunificare il partito escludendo praticamente tutta l'area geografica del terremoto", e "grottesca" poiché lo stesso Bersani aveva spiegato che "sull'Aquila si sarebbe concentrata una grande questione nazionale".

La controreplica era arrivata da D'Amico: "nessuna volontà di escludere il partito delle aree terremotate".

Circostanza poi smentita dai fatti, visto che addirittura si era arrivato a proporre il ticket Mario Mazzetti-Francesco Piacente: il primo di Carsoli, il secondo di Capistrello.

A quel punto il gruppo aquilano è andato su tutte le furie e ha proposto la candidatura di Di Benedetto, dopo ritirata quando è venuta meno anche l'indicazione del vice segretario vicario (Piacente, appunto).

Ma l'accordo, difeso ufficialmente un po' da tutti, anche per questioni di Realpolitik, in realtà non è andato a genio a tanti. La firma dell'armistizio, quindi, non prelude alla pace ma a un periodo di guerra fredda, con i più arrabbiati che ce l'hanno con il vertice dirigenziale aquilano che, a loro dire, non avrebbe tutelato abbastanza le prerogative del capoluogo.

Sul banco degli imputati rischiano di finire i pezzi grossi del partito, e gli esiti potrebbero iniziare a farsi vedere già al momento di aprire la discussione sul futuro candidato sindaco dell'Aquila.
 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI:

L'AQUILA: CONGRESSO PROVINCIALE DEL PD. LA MARSICA FA BOTTINO PIENO, MALUMORI

L'AQUILA - Dentro il Partito democratico della provincia dell'Aquila si respira aria da resa dei conti. L'unità sbandierata nei giorni scorsi sul nome di Mario Mazzetti, che comunque oggi è stato proclamato segretario dai delegati al congresso ospitato presso la sede... (continua)

ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2020 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui