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CAMILLI, PRIMO CITTADINO ACCIANO CONTESTA NORMA, ''PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE', DELLA LEGA CONTRO SPECULAZIONI DITTE FORESTIERE SU FONDI EUROPEI; ''IO HO AFFITTATO A SOCIETA' VENETA SERIA, CON GARE 50MILA EURO DI ENTRATE''

PASCOLI: 'LEGGE REGIONE SARA' IMPUGNATA'; SINDACO, 'SENZA BANDI CASSE COMUNI VUOTE'

Pubblicazione: 29 maggio 2020 alle ore 07:29

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L'AQUILA - L'indiscrezione secondo la quale il “Ministero delle Politiche agricole ha già scritto alla regione Abruzzo per chiedere modifiche alla legge sui pascoli, palesemente incostituzionale”.

E poi la difesa dell’emendamento non approvato del consigliere regionale Americo Di Benedetto, di Legnini presidente, volto a reintrodurre la possibilità di fare anche come ultima istanza bandi aperti a società di altre regioni, superando il principio del “prima gli abruzzesi”. E questo perchè "il mio comune, affittando i terreni, anche ad una società della provincia di Verona, incassa 50 mila euro l’anno, un enormità”.

Non ha dubbi, Fabio Camilli, consigliere provinciale dell’Aquila de Il passo possibile, sindaco di Acciano, fedelissimo dei suo concittadino ed ex sindaco di Acciano Di Benedetto: è sbagliata nella forma e nella sostanza la norma della legge regionale del ‘Cura Abruzzo’, approvata il 6 aprile, con prima firmataria la leghista Antonietta La Porta, che per contrastare la cosiddetta “mafia dei pascoli”, ha inteso dare priorità ai residenti da dieci anni, con aziende e stalle in loco, per l’accesso ai terreni.

Provando a sbarrare la strada in questo modo a società con sede un po’ in tutta Italia, che anche qui in Abruzzo fanno incetta di pascoli, affittandoli a costi proibitivi per i locali, oppure intestandoseli con prestanome e società di comodo, solo sulla carta.

Non per allevarci davvero animali, produrre carne, latte e formaggi, ma per intascare decine e decine di milioni di euro di aiuti comunitari attraverso l’Agea. Tenuto conto che le imprese che hanno all'attivo produzioni di pregio, possono godere in ogni punto d'Italia, se affittano pascoli, titoli che per una sorta di assurdo privilegio medioevale, danno facoltà di ottenere contributi multipli rispetto a tutti gli altri, per lo stesso pezzo di terra e per fare la stessa cosa, pascolare animali.

L’emendamento Di Benedetto respinto all’ultimo consiglio prevedeva invece che è possibile in caso di eccedenza l'assegnazione attraverso procedure di evidenza pubblica, con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Riaprendo insomma  le porte ai bandi a cui si può partecipare da tutta Italia, mettendo in discussione il principio, caro ai leghisti locali, del "prima gli abruzzesi".

Camilli prima di tutto evidenzia che se pure la Lega aveva l’intenzione "condivisibile" di contrastare speculazioni, ha scelto un'arma spuntata. Assicurando di avere notizie certe di una lettera del Ministro Teresa Bellanova, di Italia viva che chiede modifiche sostanziali alla norma del Cura Abruzzo, per non essere costretta di impugnarla alla Corte Costituzionale.

“A me sembra del tutto evidente che la materia afferente alle terre di uso civico, dove insistono quasi tutti i pascoli, sia di competenza statale e non regionale, che ha una capacità di intervento in questo ambito molto contenuta - commenta Camilli -. Dopodiché come già avvenuto in altre leggi regionali approvate dal centrodestra in Regione, se poni come principio 'prima gli abruzzesi', rischi seriamente di metterti in contrasto con le norme europee sulla concorrenza, creando una disparità di accesso”.

L’avversione di Camilli a questa norma, condivisa con tantissimi sindaci delle aree interne, risiede però sopratutto nel farto che senza bandi e tagliando fuori le ricche società forestiere, soprattutto del Nord, quele che hanno titoli "pesanti" in tasca, il suo comune incasserà molti meno soldi.

“Ad Acciano, anche senza la legge approvata in Regione  - spiega il sindaco -, abbiamo in questi anni fatto un avviso, con un regolamento approvato dal Consiglio comunale che prevedeva condizioni di particolare favore ai residenti, perché non dimentichiamoci che le terre di uso civico non sono di proprietà del Comune, sono della collettività, dei naturali, di coloro che appunto risiedono effettivamente nel territorio. Assegnati i terreni ai residenti e soddisfatte le loro richieste, abbiamo fatto un regolare bando pubblico che è stato assegnato ad una società della provincia di Verona. Gli animali li stanno portando in questi giorni, e ho già dato incarico per andare a controllare che sia tutto in regola. Ma posso dire che questa società gli animali li alleva davvero, e ha anche assunto persone in loco”.

Senza questo bando, tira le fila del ragionamento Camilli, “il mio Comune, ovvero i cittadini, non avrebbe incassato 50 mila euro, che sono un enormità per il nostro bilancio”.

Con la nuova legge dei pascoli, insomma, i Comuni sono destinati a perdere ingenti entrate.

Sempre ad Abruzzoweb l'avvocato Teresa Nannarone, ex assessore provinciale e oggi responsabile del Forum regionale del Partito democratico contro le mafie, assumendo una posizione opposta a quella ora espressa da Camilli, ha ribadisce la ferma contrarietà al tentativo di reintrodurre i bandi, perché “potrebbero verificarsi 'pressioni' anche con 'metodi mafiosi', come avvenuto in passato, per indurre i locali a non chiedere i terreni, in modo tale da lasciarli liberi per i bandi, dove a vincere saranno sempre gli stessi”.  Ribandendo che “la normativa deve essere rigidissima, per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata, come ha dimostrato l’inchiesta giudiziaria di Messina: il clan dei Basanesi si intestava pascoli anche qui in Abruzzo, solo sulla carta, per intascare i premi”.

Infine ha sottolineato che quella che va cambiata è la legge nazionale, per vincolare una volta per tutte il contributo pubblico a quello che effettivamente si produce, all’economia reale e tangibile. Altrimenti sarà possibile continuare a far pascolare un asino in dieci ettari, che saranno costati di affitto 120 euro. Un asino che può rendere di titoli dagli 8 euro a ben 700 euro di fondi pubblici l’anno. Senza produrre nulla, senza benefici per il territorio e per l'economia locale.

Replica sull’argomento Camilli. “Sono pienamente d’accordo che occorre modificare a livello nazionale e anche europeo questo meccanismo. E l’emendamento proposto da Di Benedetto intendeva anche riaprire una discussione in questo senso, almeno a livello regionale. Quella norma non è stata condivisa con noi sindaci, questa è la verità, è stata calata dall’alto senza prendere in considerazione le contro-indicazioni, rischiando non di favorire, ma di danneggiare ulteriormente i territori".

 



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