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IL VESCOVO VALENTINETTI ''IL MALE LE HA RAPITE''; L'OMICIDA SUICIDA''SOLDATO
CADUTO'', POLEMICA SU EDITORIALE DELL'AVVENIRE CENTRO ANTIVIOLENZA,
''VILE ESECUTORE DELL'ARCAICA LEGGE DEL POSSESSO DI MOGLIE E FIGLI''

FUNERALI DI LUDOVICA E MARINA, UCCISE DA
FAUSTO FILIPPONE, CHIESA PIENA E LACRIME

Pubblicazione: 25 maggio 2018 alle ore 11:49

PESCARA -  Centinaia di persone stanno partecipando a Pescara ai funerali di Marina Angrilli, 51 anni, e della figlia Ludovica, di 10, uccise da Fausto Filippone domenica 20 maggio. Gremita la chiesa di Cristo Re, che non riesce ad accogliere i tanti presenti. A celebrare la funzione è l'arcivescovo della Diocesi di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti. Bara bianca per la piccola Ludovica, beige per Marina. Grande commozione all'arrivo dei feretri. "Il male le ha rapite ma noi vogliamo puntare gli occhi sull'eterno bene e vogliamo pregare insieme perché trovino la pace eterna", ha detto il vescovo all'inizio della cerimonia.

Presenti il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, e il presidente del Consiglio comunale, Francesco Pagnanelli, con il gonfalone del Comune.

Due donne assassinate il 20 maggio da Fausto Filippone, 49 anni, dirigente della Brioni, che  si è lanciato da un viadotto dell'A14, dopo avere gettato nel vuoto la figlia Ludovica e ucciso poco prima la moglie, Marina spingendola da un balcone al secondo piano. 

In chiesa, ad accompagnare la piccola bara con la canzone preferita da Ludovica, anche i suoi compagni di classe, una quinta elementare. E gli studenti delle classi del liceo scientifico Da Vinci, dove insegnava la professoressa Angrilli, e della succursale di piazza Grue, insieme al preside Giuliano Bocchia.

Il dirigente della Brioni ha messo in atto il suo disegno criminale con estrema lucidità: domenica mattina avrebbe detto alla moglie, di voler andare a comprare una lavatrice per l'appartamento che i due avevano a Chieti Scalo.

Lungo il tragitto si sono fermati davanti l’appartamento, poi la scaletta sul balcone da dove l'uomo avrebbe fatto cadere la moglie, come ha stabilito Cristian D'Ovidio, il medico legale che ha eseguito l'autopsia sul corpo della donna, interpretando la dinamica della caduta. Poi Filippone, senza che nessuno lo fermasse, è andato a prendere la figlia a casa della nonna, l'ha portata sul viadotto Alento dell'autostrada A14, e l'ha lanciata nel vuoto, uccidendola. per poi farla finita lui stesso, dopo ore rimasto in bilico sul viadotto. 

I funerali di Fausto Filippone si sono svolti ieri a Pescara alla Chiesa dello Spirito Santo Gli unici fiori quelli degli "Amici di sempre", fiori semplici e bianchi, non vistosi. "Dio - ha detto nell'omelia il parroco don Giorgio Campilii - ci raggiunge nella profondità del baratro della nostra esistenza per riprenderci e, certamente, potrà farlo anche con il nostro fratello Fausto". 

Prima che il feretro uscisse, Antonio Filippone, sorretto dalla figlia Antonella, ha raggiunto la bara di Fausto: insieme l'hanno accarezzata; poi il papà l'ha baciata.

FILIPPONE DEFINITO "SOLDATO CADUTO", FEROCI POLEMICHE PER EDITORIALE DELL'AVVENIRE

 "Un soldato caduto", così è stato definito Fausto Filippone nell'articolo delle polemiche pubblicato da Avvenire, a firma di Marina Corradi.

La giornalista nel ripercorrere la cruda cronaca di una giornata di follia che ha portato Filippone ad uccidere moglie e figlia, si è lungamente soffermata ad analizzare la disperazione del gesto, definendolo "l’epilogo della tremenda battaglia di un pover’uomo".

Nell'editoriale dal titolo, "L'ultima battaglia di un uomo",  la giornalista descrive "l'infinita pena per quell’uomo che, spinto da non sai quale disperazione o follia, ha appena, comunque, ucciso la sua bambina, e dunque nel cuore è già come morto".

"La vita di Fausto Filippone in un’ora - si legge ancora nell'editoriale -, non sappiamo ancora come, è stata sconvolta da una frana di morte. Eppure questo pover’uomo ancora ha in sé una fiammella che gli sussurra: non farlo, vivi, c’è ancora una speranza. Quando alza gli occhi al cielo, è forse per una preghiera?".

"Ripugnante, disgustoso. Non userò mezze parole per descrivere l’editoriale", è la definizione che Nadia Somma, attivista presso il Centro antiviolenza Demetra, affida al Fatto quotidiano.

"Come tanti vili esecutori dell’arcaica legge del possesso di mogli e figli, roba, beni, non-persone - continua Somma -, Filippone si è sottratto al peso delle sue responsabilità e anche al dovere della verità su due morti inique. Prima di uccidersi ha detto ad un poliziotto 'Mia moglie ha qualcosa da farsi perdonare'. Si era già auto-assolto mentre chiedeva “scusa” alla bambina uccisa, una parola inadeguata per un crimine così efferato". 

"Se è giusto accantonare - aggiunge ancora - sentimenti di vendetta nei confronti di un assassino e lasciare spazio a quel sentimento di civile pietà per chi si macchia del peggiore dei crimini è indegno per la stampa di un Paese civile empatizzare e solidarizzare con chi li commette". 

Interviene sul Globalist, Claudia Sarritzu che spiega, "ti imbatti in un articolo, pubblicato dall'Avvenire, scritto da una donna, e ti cadono le braccia a terra, ripensi al tempo speso nelle scuole a spiegare cosa è un femminicidio, perché è importante raccontarlo come tale, che non si tratta di tragedie perché le tragedie avvengono per caso per disgrazia appunto, gli uomini che odiano le donne no, non sono un caso. Sono il risultato di una società patriarcale e nemica del genere femminile. Mi rivolgo Marina Corradi, quasi una lettera aperta, perché tutta questa enfasi, questa pietà e comprensione per chi ha ammazzato due donne che avevano la sola colpa di averlo amato come marito e come padre. E le vittime? Perché per loro non sento compassione leggendo le tue righe".

Sui social, a seguito della pubblicazione dell'editoriale si è accesa la polemica. Il profilo tracciato da Massimo Di Giannantonio, direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl di Chieti, intervenuto sul posto il giorno della tragedia, parla di "una personalità nota per alcuni tratti di precisione, rigidità, obbligo alla perfezione. Sicuramente una struttura con tratti di vulnerabilità al giudizio degli altri, come se fosse dipendente da quello che potevano pensare di lui. Quando una serie di cose accadute nella sua vita ha cominciato a incrinare questa sua immagine priva di difetti, ombre e incertezze, cosa che ci ripeteva in continuazione. Evidentemente ha cominciato ad andare in crisi, rispetto a questa immagine di sé, senza una sintomatologia tale da dover essere ricoverato. Un fuoco drammatico, che covava sotto la cenere e che lo ha costretto a uno sforzo infinito perché nessuno se ne accorgesse: il primo che non doveva accorgersene era esattamente egli stesso".

In quei momenti Filippone "affermava di non essere mai stato una persona cattiva, scorretta, e che alcune condizioni della propria esistenza erano state cambiate radicalmente nell’ultimo anno e mezzo", ha spiegato Di Giannantonio, riferendosi alla morte della madre, avvenuta a ottobre.

Intanto oggi si sono svolti in forma privata i funerali per Fausto Filippone. Gli unici fiori quelli degli "Amici di sempre", fiori semplici e bianchi, non vistosi. Le esequie si sono svolte a Pescara alla Chiesa dello Spirito Santo. (a.cal.)



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